La cultura della "pillola magica"

(25ore) Abuso di antibiotici: l'Italia è in testa. Secondo una ricerca dell'Eurobarometro sull'utilizzo di questi farmaci, tra tutti e 27 gli stati dell'Unione Europea, gli italiani sono quelli che ne fanno un uso più frequente. Tra gli intervistati il 40% in media ne ha fatto uso almeno una volta nell'ultimo anno. Il Italia sono il 57%, al primo posto tra tutti gli altri Stati. Colpa della poca informazione, tra gli Italiani solo il 14% è preparato sulle funzioni degli antibiotici. Per quanto riguarda il consumo, al Nord Europa è più limitato: gli svedesi (22%), ma anche i tedeschi sono sotto la media (28%), come del resto greci (34%) e portoghesi (33%). Superano la media europea invece Spagna (53%), Romania (51%), Irlanda (45%), Francia e Inghilterra (42%).

Bisogna saper leggere

Beppe Grillo, in uno spettacolo di molti anni fa, parlando di giornali commentò:
«Muoiono delle persone sul monte Everest e i giornali scrivono "Montagna assassina". Montagna assassina? Che scrivano piuttosto scalatore pirla!”».
Le notizie vanno lette in modo critico, se si desidera essere davvero informati. Dall’articolo che ho citato si potrebbe dedurre che gli italiani hanno “il vizio” di consumare antibiotici. Una caratteristica nazionale, insomma, come la precisione degli svizzeri e la cortesia dei giapponesi.

Le cose, però, non stanno così.

Innanzitutto va ricordato che gli antibiotici non sono farmaci da banco, per cui possono essere comprati solo dietro prescrizione medica. Certo, poi si può abusare delle pasticche che avanzano o trovare un farmacista compiacente che ce li vende anche senza ricetta. Ma le percentuali si riferiscono agli italiani farmacodipendenti o ai medici che li prescrivono con troppa facilità?

Ricordo che il mio professore di statistica all’università iniziò il corso facendoci vedere una pubblicità nella quale c’era scritto "con il 40% di prodotto in più". Il 40% rispetto a cosa? - ci chiese per farci capire che la statistica può essere usata in modo ingannevole. Vediamo allora di capirci qualcosa. La notizia è che in Italia si consumano moltissimi antibiotici. Nella prima parte si fa riferimento a un sondaggio d'opinione di Eurobarometro: hanno chiesto alle persone se avevano consumato antibiotici nell’ultimo anno e il 57% ha risposto affermativamente, contro il 40% nell'Ue. Nella seconda parte il Ministero della Salute, afferma che l'Italia è uno dei Paesi europei con il più alto consumo di antibiotici (in base alle vendite): nel 2008 il 44% della popolazione assistibile ha ricevuto almeno 1 prescrizione di antibiotico. Allora, mi chiedo, sono gli italiani che “sono pazzi per gli antibiotici” o sono i medici che li prescrivono con eccessiva disinvoltura? È “colpa della poca informazione”, come dice l’articolo, o è colpa di “sovra prescrizione ed errori di diagnosi che conducono a scelte inappropriate di farmaci” come scrive l’Azienda ospedaliero-universitaria di Trieste? In sintesi, gli italiani che hanno affermato di usare antibiotici erano più o meno quelli a cui erano stati prescritti.

Prendi la pillola magica e passa tutto!

Oltre alla riflessione sul fatto che la comunicazione verbale può essere distorta senza che ce ne accorgiamo, questo articolo mi offre lo spunto per riflettere sulla cultura della pillola magica. In Italia c’è senza alcun dubbio una cultura che ci porta a cercare la “soluzione miracolosa” ai nostri problemi.
Sei grasso? Usa la pillola dimagrante. Sei poco muscoloso? Usa gli steroidi anabolizzanti. Ti senti poco attraente? Ricorri alla chirurgia estetica. Sei triste? Usa gli antidepressivi. Ti senti inadeguato al corteggiamento? Paga una prostituta. La tua esistenza ha un vuoti di senso? Datti alle droghe o all’alcool. Hai problemi sessuali? Ecco qua la pillola blu. Hai problemi affettivi? Chiedi alla maga di leggerti le carte o di prepararti un filtro.
Non importano le conseguenze o le controindicazioni (fisiche e psicologiche). L’importante è che la soluzione sia immediata e ti costi il meno possibile a livello di impegno personale.

Questa cultura affonda le radici in un “Locus of control esterno”, cioè la tendenza ad attribuire le cause di quanto ci accade a fattori esterni a noi (a differenza del locus of control interno, nel quale ci si prende la responsabilità di ciò che ci succede). Se penso che i miei problemi dipendono da fattori al di fuori del mio controllo (la fortuna, il caso, la società, “gli altri”...) allora cercherò la soluzione al di fuori.

Un altro terreno nel quale affonda la cultura della pillola magica è “l’intolleranza alla frustrazione”: la psiche e il corpo sono un tutt’uno. Come il corpo ha bisogno di allenamento per sviluppare una capacità (elasticità, resistenza, massa...), anche la psiche va allenata per acquisire una capacità. Oggi siamo poco inclini ad allenarci a sopportare la frustrazione, non abbiamo più gli "anticorpi", per cui ogni attesa per raggiungere l’obiettivo diventa intollerabile.

Perché ricorrere alla “pillola magica” è pericoloso?

  1. Perché l’uso di queste “scorciatoie” ha controindicazioni gravi e talvolta mortali, come vedremo quando vi parlerò della dismorfofobia e della dipendenza da steroidi anabolizzanti.
  2. Perché se utilizzo un sostegno esterno poi ne divento dipendente: ne parlerò prossimamente presentandovi la farmacodipendenza, una forma di dipendenza pressoché sconosciuta anche agli addetti ai lavori.
  3. Perché comunque non porterà alla soddisfazione del “bisogno latente”. Un esempio: chi si sottopone a chirurgia estetica o ricorre agli anoressizzanti o agli steroidi oltre all’obiettivo principale (voglio essere più bella/o, più magra/o, più muscolosa/o...) sta cercando di risolvere un problema con l’accettazione di sé, il peso che dà al giudizio degli altri, l’integrazione del proprio schema corporeo... Sicuramente i cambiamenti ottenuti con la “pillola magica” in parte sciolgono alcuni nodi, ma rimane la consapevolezza di aver conquistato la vetta andandoci in elicottero e non scalandola. E quasi sempre i bisogni latenti rimangono insoddisfatti e creeranno altre difficoltà.
  4. Perché lasciando intatto il locus of control esterno, si resta incapaci di autosostegno, cioè di reggersi sulle proprie gambe. Pensiamo a chi per risolvere i problemi segue la via crucis dei maghi e dei santoni, spesso indebitandosi e accumulando altri problemi.
Basterebbe ricorrere ad uno psicologo per scoprire come attingere dalle proprie risorse individuali e imparare a camminare sulle proprie gambe. Costerebbe molto di meno e non avrebbe effetti collaterali. Purtroppo, come dice Albert Ellis, spesso siamo noi stessi che alimentiamo la nostra infelicità e ci impediamo di essere felici.

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