La convergenza degli indici: un indizio solo non basta

Ultimamente vanno di moda i telefilm sulla polizia scientifica. Se hai visto una puntata, ti sarai accorto che per risolvere il caso i protagonisti non usano mai un solo indizio. Solitamente, utilizzano i diversi indizi disseminati dall'assassino sulla scena del delitto per ricostruire il quadro d'insieme ed incastrarlo. Lo psicologo che fa una psicodiagnosi segue lo stesso principio.

Il Test della Scrittura (TdS), ad esempio, si basa sull’osservazione del movimento. Fare un’analisi della scrittura basandosi sui puntini delle “i” o sulle forme delle singole lettere non ha molto senso. Innanzitutto perché non esistono studi scientifici che dimostrano che fare il taglio della “t” in un certo modo o in un altro abbia un particolare significato psicologico. È piuttosto il frutto della “psicologia da parrucchiera”, della quale ho parlato altre volte. Inoltre, la moderna psicologia del Comportamento Non Verbale si fonda sulla correlazione tra tipologia del movimento (come si cammina, come si gesticola, quanta distanza abbiamo tra noi e gli interlocutori etc.) e non su singole manifestazioni come grattarsi il mento o il gomito (uno può grattarsi semplicemente perché in quella zona ha prurito).

Già Gordon Allport sottolineava che per fare una diagnosi di personalità occorre utilizzare numerosi indizi. Usare un solo indizio è sciocco e pericoloso. L’unico modo per ottenere informazioni sulla persona è far convergere numerosi indizi attraverso molteplici strumenti di osservazione (test, questionari, osservazione clinica...): se un aspetto viene confermato dalla maggior parte degli strumenti allora si ha una relativa certezza che quell’aspetto sia effettivamente presente.

In psicodiagnosi questa si chiama “convergenza degli indici”. Esiste innanzitutto una convergenza intratest (diversi item del questionario o sigle del reattivo indicano quella caratteristica) e una convergenza intertest (i diversi questionari e test indicano che quella caratteristica è presente). C’è infine una convergenza globale, ad esempio tra i diversi test e altre informazioni sul soggetto (storia familiare, genogramma trigenerazionale, racconti dei familiari e degli amici, risultati scolastici o professionali, osservazione diretta etc.). Se un aspetto viene indicato solo da un test significa che è irrilevante, quindi non va tenuto in considerazione. Può anche accadere che gli indici non vengano confermati perché lo psicologo ha sbagliato la batteria di test (utilizza cioè dei test che misurano ognuno dimensioni differenti, per cui non è possibile la convergenza degli indici), ma questo è un errore che un buon psicodiagnosta non commette.

Il TS, quindi, deve innanzitutto basarsi su una convergenza intratest degli indici. La grafologia tradizionale parla di “sindromi grafologiche” o di “combinazioni”. Con buona pace dei grafologi – che spesso spacciano l’analisi grafologica come un test onniveggente e onnipotente - la sola analisi della grafia non può essere considerata sufficiente per la diagnosi di personalità. Nessun test lo è. Bisogna quindi sottoporre il soggetto ad almeno altri 3-4 questionari o reattivi per effettuare la convergenza intertest. Anche se nell’immaginario popolare il grafologo dovrebbe poter descrivere il soggetto senza avere nessuna informazione su di esso, in realtà è importante anche la convergenza globale con gli indici derivanti dall’osservazione clinica e da altre fonti.

Chiaramente, si può effettuare un profilo di personalità utilizzando solo il BFQ, l’MCMI o l’MMPI. Ma questo profilo va sempre considerata parziale e poco sicuro, perché un solo test non può bastare per una diagnosi. Lo stesso vale per il Test della Scrittura: se non è inserito in una batteria di test, dà informazioni limitate. Del resto, se qualcuno pretendesse di aver capito tutto di te solo per il fatto che ti stavi grattando il naso, non penseresti che è un imbecille?

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