Ecstasy e disturbi post-traumatici

(ASCA) - L'ecstasy può contribuire ad amplificare il successo della terapia in pazienti con disturbo da stress post-traumatico: uno studio pilota condotto su un gruppo di 20 persone ha dimostrato che l'uso della sostanza sarebbe sicuro e sembrerebbe migliorare gli effetti della psicoterapia.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori americani della Medical University of South Carolina e della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, (Santa Cruz, California) guidati dallo psichiatra Michael Mithoefer e pubblicato sul Journal of Psychopharmacology. La sostanza, clinicamente conosciuta con la sigla MDMA e classificata come ''illegale'', sembrerebbe ridurre il timore nei pazienti, permettendo loro di ottenere il meglio dalle sessioni di terapia.

I pazienti sono stati divisi in due gruppi, uno da 12 e uno da 8, e sono stati sottoposti agli stessi cicli di psicoterapia: al primo gruppo è stata somministrata l'ecstasy, al secondo un placebo. Dopo due mesi, 10 dei 12 pazienti trattati con ecstasy hanno risposto positivamente al trattamento, mentre solo due pazienti su otto del gruppo del placebo hanno mostrato un miglioramento. Ulteriori studi, spiegano i ricercatori, sono però necessari per confermare i risultati.

La terapia farmacologica e la psicoterapia non sono conflittuali. Nei casi di traumi gravi è necessario che vengano prima ridotti i sintomi intrusivi e di drastico innalzamento dell'arousal (ansia, agitazione, timore, stress, aggressività) per poter stabilire una fruttuosa alleanza terapeutica con il paziente.

I meccanismi neuropsicologici alla base della trasformazione del ricordo del trauma in memorie intrusive può essere bloccato o trasformato utilizzando molti metodi. Resta però chiaro che l'elaborazione della memoria traumatica non può essere delegata ad un farmaco.

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