La Capitale dell'Ansia: il 25% dei romani soffre di Attacchi di Panico

(ASCA) - Roma, 3 mar - Un romano su quattro soffre di attacchi di panico. È quanto emerge da una ricerca effettuata dall'Istituto di Neuroscienze Globale (Isneg) in collaborazione con l'Istituto di sondaggi Swg. Lo studio, i cui dati sono stati diffusi in Campidoglio dal direttore dell'Istituto di Neuroscienze,
Rosario Sorrentino, alla presenza del presidente della commissione capitolina Sicurezza, Fabrizio Santori, mostra le difficoltà che può incontrare chi si trova a vivere in una grande città come Roma. Ad esser più colpite le donne laureate con un'età compresa fra i 25 a i 54 anni. Nella morsa del panico anche lavoratori autonomi tra i 35 e i 44 anni e i lavoratori dipendenti tra i 45 e i 54 anni. Gli attacchi di panico dividono chi ne è colpito in due categorie: i malati cronici che sono 350 mila a Roma ed hanno un'età tra i 18 e i 60 anni, e malati sporadici, 300 mila. In generale i dati indicano che quasi il 25% dei romani soffre di attacchi di panico e che si tratta di un fenomeno diffuso nella Capitale.
Per Sorrentino i dati emersi lasciano prefigurare ''una sorta di città nella città che soffre in modo costante di attacchi di panico, prefigurando una vita nella Capitale a doppio binario, i cittadini liberi e quelli purtroppo condizionati a tal punto da vivere in una sorta di recinto con forti limitazioni esistenziali''.

Aggiornamento: Secondo l'Ordine degli Psicologi del Lazio allarme inguistificato sugli attacchi di panico.

Gli Attacchi di Panico sono un disturbo del quale si sente parlare spesso, ma, precisamente, in cosa consistono?

Gli Attacchi di Panico rientrano tra i "disturbi d'ansia". In questa etichetta del DSM-IV-TR sono compresi i seguenti disturbi: Disturbo di Panico con o senza Agorafobia (è a questo che ci si riferisce di solito quando qualcuno dice di soffrire di attacchi di panico), la Fobia Sociale (ansia ed evitamento clinicamente significativi rispetto alle situazioni sociali come parlare in pubblico, trovarsi tra persone sconosciute etc), la Fobia specifica (ansia e paura ingiustificate e sproporzionate verso un oggetto o un animale, ad esempio i ragni, i volatili etc.), il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, il Disturbo da stress post-traumatico e il Disturbo Acuto da Stress (dovuti agli effetti di un trauma psicologico), e il Disturbo d’Ansia Generalizzato (uno stato di ansia e preoccupazione persistenti ed eccessive che durano da almeno 6 mesi).

Quando si ha un Attacco di Panico si avverte una improvvisa e intensa apprensione, paura o terrore, solitamente associati alla convinzione che si sta per avere un attacco cardiaco. È per questo che nella quasi totalità dei casi il Disturbo di Panico viene diagnosticato dai medici del Pronto Soccorso, dopo aver verificato che non c'era alcun principio di infarto. Durante gli attacchi di panico sono presenti sintomi come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento, paura di "impazzire" o di perdere il controllo. Tra il primo attacco di panico (che viene ricordato in modo vivissimo dal soggetto per tutta la vita) e i seguenti può passare un lungo lasso di tempo, anche anni.

Dai dati della ricerca presentata al Campidoglio risulta che 1 romano su 4 ha vissuto almeno una volta un episodio simile. Una percentuale altissima, se si tiene conto che stiamo parlando solo di uno dei disturbi d'ansia.

Il primo interrogativo che mi è venuto in mente leggendo questa notizia è stato: cosa si può fare perché il restante 75% di romani non sviluppi un disturbo d'ansia?
Noi psicologi ci occupiamo principalmente di promozione del benessere e di prevenzione del disagio psicologico. Il nostro obiettivo è quello di non far arrivare la persona nelle condizioni di aver bisogno di un intervento psicoterapeutico e di potenziare le risorse del soggetto in modo che facciano da scudo agli inevitabili colpi della vita.

La ricerca dice che ad esser più colpite dagli Attacchi di Panico sono le donne laureate con un'età compresa fra i 25 a i 54 anni, i lavoratori autonomi tra i 35 e i 44 anni e i lavoratori dipendenti tra i 45 e i 54 anni. Queste persone in modo particolare dovrebbero fare qualcosa per sé stessi, dato che sono maggiormente a rischio.

Già, ma... cosa fare in concreto? Innanzitutto abbracciare una filosofia di vita di equilibrata, meno competitiva, con aspettative più realistiche. Imparare a coltivare i piccoli piaceri quotidiani, prendersi durante la giornata uno spazio per sé. Scegliere, insomma, tutto ciò che aiuti a preservare quella che Bateson chiamava "Ecologia della mente".

Non tutti però sanno educare sé stessi. Molto spesso le famiglie si tramandano un'eredità di convinzioni e comportamenti stressanti, squilibrati, ansiogeni. Può essere molto utile, allora, imparare e praticare il Training Autogeno. Oppure fare un percorso di counselling psicologico nel quale si apprendono le tecniche di gestione dell'ansia. La psicologia contemporanea ha sviluppato moltissime tecniche per gestire l'ansia. È forse (insieme alla depressione) uno dei campi nei quali la psicoterapia ha raggiunto i maggiori successi.

In sintesi
  • Non è necessario accumulare stress e pensieri disfunzionali per anni, di generazione in generazione, fino ad arrivare ad avere disturbi psicologici. Questa catena si può spezzare. Ed è anche piuttosto facile.
  • Se siete nella fascia di persone a rischio, iniziate a invertire la rotta da subito. Incrementate l'ecologia della mente, dedicate del tempo a coltivare voi stessi e se necessario chiedete il sostegno di un professionista.
  • Se già avete vissuto attacchi di panico o disturbi d'ansia, la prima soluzione che vi potrebbe venire in mente è quella di prendere degli ansiolitici. Ma la prima soluzione non sempre è la migliore. E in questo caso non lo è quasi mai. Tranne casi molto gravi in cui gli psicofarmaci sono necessari (ma solo per tamponare un episodio di panico acuto, quasi delirante), in tutti gli altri casi ci si deve rivolgere ad uno psicologo o ad uno psichiatra.

Esercizio pratico: considerando una scala da 1 a 10, riflettete qualche istante sulla giornata di ieri, sulle ultime due settimane e poi sulla vostra vita in generale. Provate a darvi un punteggio: che grado di ansia vivete abitualmente? Poi chiedetevi: cosa ho fatto finora per ridurre i livelli d'ansia? Quali strategie ho usato? Bene. Se il livello d'ansia che vivete ogni giorno supera i 2 punti, forse è il caso di cambiare strategie.

Commenti

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    1. C'è una differenza tra il marketing virale e quello molesto. Il messaggio postato dal profilo "chiara" (profilo evidentemente strumentale) è uno di quelli che ha abbondantemente superato questo confine. Suggerisco un metodo di marketing più etico.

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