Ma davvero Roma è la Capitale dell'Ansia?

Il mio Ordine professionale in un comunicato stampa ha criticato aspramente i dati della ricerca che ho commentato nell'articolo "La Capitale dell'Ansia". La Presidente dell'Ordine degli Psicologi del Lazio ha in particolare deplorato (nell'ASCA non era stato inserito questo aspetto) il fatto che nella ricerca "viene suggerito di non fare ricorso alle psicoterapie - definite in modo del tutto ingiustificato lunghe e costose - per indicare la strada più breve del farmaco, assecondando la progressiva medicalizzazione della società”.


Nell'articolo - pur ignorando che gli autori della ricerca avessero invitato a seguire "la via breve" - avevo messo in guardia da questa farmacologizzazione degli Attacchi di Panico dicendo che "la prima soluzione che vi potrebbe venire in mente è quella di prendere degli ansiolitici. Ma la prima soluzione non sempre è la migliore. E in questo caso non lo è quasi mai". Mi fa piacere che questo stesso concetto sia stato ribadito in modo ufficiale dall'Ordine.

Ansa lazio web, 6 marzo 2011I dati diffusi dall'Isng (Istituto di neuroscienze globale) in collaborazione con Istituto di sondaggi Swg di Trieste, e presentati lo scorso 3 marzo in Campidoglio, secondo i quali un romano su 4 soffre di attacchi di panico, non trovano alcun riscontro nella prassi quotidiana clinica registrata dalla comunità professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio». Lo afferma il presidente Marialori Zaccaria, che aggiunge: «Certo è che se a dare questi numeri e a consigliare le terapie da seguire è il Comune di Roma, le conseguenze destano molta preoccupazione. Dobbiamo constatare, con una certa amarezza e preoccupazione che, ancora una volta, viene suggerito di non fare ricorso alle psicoterapie - definite in modo del tutto ingiustificato lunghe e costose - per indicare la strada più breve del farmaco, assecondando la progressiva medicalizzazione della società». «Chiediamo più correttezza e più serietà - aggiunge il presidente - ad un'amministrazione che può contare, dovrebbe saperlo, su tutte le competenze professionali disponibili sul territorio, soprattutto se si vuole andare verso una logica di prevenzione e di ascolto del disagio e non spingere verso interventi di medicalizzazione come se fosse quella la strada per risolvere ogni disturbo». «Ad ogni modo - osserva la Zaccaria - un'amministrazione comunale non dovrebbe abbracciare asserzioni che sparano a zero su interventi e pratiche come le psicoterapie, ritenute scientificamente valide e adeguate a livello internazionale. C'è da aggiungere che la cultura dell'intervento farmacologico generalizzato sul sintomo psichico non risolve i disturbi e indebita le amministrazioni con la spesa farmaceutica. Certo, Roma è una grande metropoli sempre più caotica e difficile da vivere, ma se ci si vuole occupare della salute psichica dei suoi cittadini forse sarebbe opportuno - conclude - istituire un osservatorio permanente, capace di monitorare i disagi, le ansie, lo stress degli abitanti della Capitale».

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