Psicologia del terremoto in Giappone

In questi giorni i media sono tutti focalizzati sul disastroso terremoto e sullo tsunami che ha colpito il Giappone.
Mi ha lasciato particolarmente perplesso il fatto che tra le tanti voci sentite in tv, alla radio, sui giornali, nel blog e nei siti internet manchi quella della psicologia.
Eppure la sofferenza psicologica ha un peso significativo nel bilancio della catastrofe. Un peso molto spesso sottostimato, ma non per questo meno devastante.

Possiamo già prevedere che circa un quinto dei giapponesi coinvolti in questo terremoto svilupperà un disturbo psicologico. Le ricerche ci dicono infatti che il "Disturbo da stress post-traumatico" in casi di catastrofi naturali ha un'incidenza del 15-20%. L'impatto di un trauma, infatti, dipende sia da caratteristiche personali che dalla tipologia dell'evento (in caso di stupro, ad esempio, il 55%, Incidenti stradali: 15%-45%, Guerra: 15%, Deportazione: 71%, Attentati terroristici: 25%-50%). La considerazione che sto facendo, quindi, vale anche per i rifugiati libici, eritrei, egiziani che in queste settimane stanno sbarcando in Italia. Ma anche in questo caso i media e i politici sembrano poco attenti al fatto che negli occhi di questi "clandestini" spesso è stampata un'immagine di terrore che difficilmente sbiadirà col tempo (se non si interviene con adeguati percorsi psicoterapeutici).

Vedere i vigili del fuoco che tirano fuori dalle lamiere il corpo di un amico, inginocchiarsi accanto ad un familiare trascinato via dal maremoto, vedere la propria casa distrutta e con essa tutti i ricordi e i propri averi, ritrovarsi all'improvviso nell'incertezza per il proprio futuro e il proprio lavoro... I giapponesi sono abituati ai terremoti. Ma l'esposizione a questi eventi lascia comunque il segno.

In psicopatologia i disturbi originati da un trauma sono etichettati come "Disturbo acuto da stress" e "Disturbo da stress post-traumatico". Oggi però preferiamo parlare di "spettro post-traumatico", cioè di sindromi caratterizzate da:
  • esposizione ad un evento oggettivamente traumatico;
  • risposta soggettiva di paura intensa e orrore;
  • sentimento di impotenza e depressione;
  • comportamenti di evitamento (vengono evitati gli stimoli associati al trauma);
  • fenomeni intrusivi (flashback, incubi...);
  • stordimento e disorientamento (numbing, ottundimento);
  • iperattivazione (ansia, risposte startle, irritabilità);
  • sintomi dissociativi (soprattutto nell'immediato post-trauma).
Oltre a questi sintomi "tipici", spessissimo chi vive un trauma sviluppa anche Depressione (40-80% dei casi) e altri Disturbi d'ansia (68%) come l'Attacco di Panico, l'Agorafobia e la Fobia sociale. Il trauma ha anche gravi ricadute sulla qualità del sonno e sul fisico (disturbi psicosomatici). Non è raro che per far fronte ad una grave esperienza traumatica si possa ricorrere all'alcool o alle droghe (12%) e, come tentativo estremo, perfino al suicidio.

In questi giorni successivi allo tsunami del Giappone, prevarranno le reazioni dissociative. Il mondo che si aveva intorno, fatto di persone e cose familiari e prevedibili, scompare all'improvviso e l'impatto con questa realtà provoca, com'è comprensibile, il disorientamento, il senso di irrealtà, lo stordimento emotivo. Ben presto, però, anche se le ferite ambientali ed architettoniche saranno risanate velocemente, la sofferenza psicologica assumerà contorni sempre più netti e invalidanti. Basta chiedere a quanti hanno vissuto il terremoto dell'Umbria, dell'Abruzzo, di Haiti. A quel punto non è più il trauma che ci fa soffrire, ma il ricordo del trauma.

I film sul Vietnam, sulle deportazioni e sulle violenze sessuali (pensiamo ad esempio a "La bestia nel cuore" della Comencini, "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek e "Taxi driver" di Martin Scorsese e a moltissimi altri) ci hanno mostrato che questo ricordo non scompare con il tempo. In qualche modo rimane lì, incastrato nella nostra mente e nel nostro fisico e continua a perseguitarci come un fantasma che infesta la casa in eterno.

La buona notizia, però, è che a differenza dell'evento traumatico che è immodificabile (non si può cancellare con una bacchetta magica il terremoto del Giappone o i morti in Libia), il ricordo traumatico - con le opportune tecniche psicologiche - si può modificare. E il fantasma varcherà la luce, lasciando la nostra mente in pace.

Commenti

  1. Molti delle persone che si sono viste distrutte le case dal sisma e sono sopravvissute non potranno per molto tempo (oppure mai più) tornare nei loro luoghi, se essi si trovano nei pressi della centrale in avaria.
    Quando allo shock, in questo caso del terremoto, si aggiunge la prospettiva di un allontanamento forzato dalla propria "casa" il danno traumatico si somma? oppure si rimane solo colpiti dall'evento più traumatico?

    (complimenti per il blog)

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  2. La ringrazio per i complimenti, Vittorio.

    I traumi sono ricordi. Come tutti i ricordi, possono sommarsi e determinare un'esperienza traumatica più severa. Le ricerche mostrano, anzi, che è proprio l'esposizione ripetuta ad eventi traumatici di diversa entità a determinare i disturbi psicologici, in base ad un meccanismo chiamato "kindling". In altre parole, aver vissuto un trauma (anche lieve) rende la persona più vulnerabile a traumi successivi.

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