Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo 03

Nel primo articolo sulla sessualità ci siamo occupati di genetica (sesso biologico) e di autopercezione (identità di genere). Nel secondo articolo abbiamo preso in esame gli aspetti socioculturali (ruolo di genere) e quelli erotici ed affettivi (orientamento di genere). In questo articolo parliamo di "sesso".

Il comportamento sessuale. È la quinta dimensione della sessualità e comprende le pratiche e gli atti sessuali. In pratica riguarda cosa, come, quanto e con chi facciamo sesso. Molti autori utilizzano "orientamento sessuale" e "comportamento sessuale" come sinonimi. Avendo letto gli articoli precedenti, sicuramente non farete lo stesso errore. Ma attenzione anche a non ridurre il comportamento sessuale alla sola dimensione coitale: l’espressione della sessualità è anche gioco, sensazione, relazione, scambio di piacere, momento privilegiato dell’intimità. In una parola, la sessualità umana è comunicazione.


L’attività sessuale è la risultante di un complesso meccanismo in cui sono coinvolti il sistema nervoso centrale e periferico, i neuromodulatori, il sistema endocrino e gli organi genitali. Il nostro principale organo sessuale è l’ipotalamo: il desiderio sessuale, lo schema di accoppiamento, l’erezione, la lubrificazione e l’orgasmo dipendono da questo piccolo agglomerato di neuroni posto al centro del nostro cervello. È per questo che la maggior parte dei disturbi sessuali (calo del desiderio o mancanza di desiderio, impotenza, eiaculazione precoce, vaginismo...) hanno un’origine psicologica o comunque una forte componente psicologica. Perché per l’uomo fare sesso non significa “accoppiarsi”. Neanche quando pensa di cercare “solo sesso”.

A differenza della maggior parte degli animali che pratica il sesso in periodi circoscritti e quel tanto che basta all’inseminazione, la specie umana - ma anche molte scimmie antropomorfe e i delfini - mette in atto il comportamento sessuale durante tutto l’arco della vita e con motivazioni che non si limitano alla propagazione della specie.

L’attività coitale e l’innamoramento possono manifestarsi già verso gli 8-9 anni, ma normalmente segnano il passaggio dalla fase puberale a quella adolescenziale. Le ricerche condotte in Italia negli ultimi anni (Dèttore, 2001) indicano l’età media del primo rapporto coitale intorno ai 15-16 anni, più precocemente nei maschi che nelle femmine. In genere, il 90% dei giovani dichiara di aver avuto la prima esperienza sessuale al di sotto dei venti anni di età.

Più che nelle altre 4 dimensioni, qui svolge un ruolo chiave la capacità di autodeterminazione. Siamo noi che scegliamo come, dove, quanto e con chi fare sesso, molto spesso condizionati dalle regole sociali e culturali.

Potrebbe sembrare ovvio che il comportamento sessuale segua l’orientamento di genere. In realtà molte persone scelgono di limitare il proprio desiderio sessuale. Facciamo alcuni esempi: molti uomini attratti eroticamente e affettivamente dagli uomini scelgono di fare sesso solo con donne per paura di doversi definire omosessuali, del giudizio sociale, di essere poco virili o per paura dell’AIDS. Altri scelgono di astenersi dall’attività sessuale perché si sentono inadeguati o perché hanno difficoltà ad accettare le misure del proprio pene. Alcune donne hanno difficoltà ad accettare il proprio corpo (dismorfofobia) o scelgono di non fare sesso per avversione nei confronti degli uomini. Molti limitano il proprio desiderio sessuale perché hanno paura della disapprovazione del/della partner (magari rivolgendosi poi alle prostitute per soddisfare le fantasie sessuali).

Il fatto è che, come abbiamo detto, il comportamento sessuale umano è un atto di comunicazione. Nell’atto sessuale noi comunichiamo ciò che siamo, le nostre paure, i nostri desideri, i timori, i sentimenti, le insicurezze, la progettualità, la vulnerabilità, l’autostima, l’affermazione. L’atto sessuale è una delle forme di espressione non verbale più potente e completa.

Quando pensiamo al sesso, quindi, non pensiamo che è “solo sesso”. È molto di più.

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