Omofobia: pregiudizio, discriminazione o patologia?

Un giovane viene aggredito alla Bocconi. A Brindisi viene negato ad un ragazzo il rinnovo della patente. La Corte di Strasburgo afferma che negare il matrimonio gay non viola i diritti dell'uomo. Il sottosegretario Giovanardi accusa l'Ikea e il videgioco "The Simps" di essere anticostituzionali e di distruggere la società italiana.

Il comune denominatore di tutti questi articoli di cronaca è la parola omofobia. Ma cos'è l'omofobia dal punto di vista psicologico? E - più in generale - cos'è e come si manifesta una fobia? L'omofobia è un disturbo mentale?

La Fobia specifica
Nei manuali internazionali di psicopatologia (DSM, ICD) l'omofobia non c'è. Troviamo, però, la Fobia specifica: la fobia per i ragni (aracnofobia), la fobia dei posti chiusi (claustrofobia), la paura di avere attacchi di panico in pubblico (agorafobia) etc. sono tutte fobie specifiche. I criteri inclusivi per la diagnosi di Fobia specifica sono questi:
A. Paura - Paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall'attesa di un oggetto o situazione specifici.
B. Ansia - L’esposizione allo stimolo fobico quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata, che può prendere forma di Attacco di Panico situazionale o sensibile alla situazione.
C. Distonia - La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole.
D. Evitamento - La situazione (o le situazioni) fobica viene evitata oppure sopportata con intensa ansia o disagio.

Se confrontiamo i comportamenti che spesso vengono definiti come "omofobi" con i criteri della Fobia specifica ci rendiamo subito conto che l'omofobia non può essere considerata una fobia. Il suffisso -fobia, quindi, è improprio. Normalmente, infatti, le persone che provano avversione per l'omosessualità o che attuano comportamenti aggressivi nei confronti di persone omosessuali non hanno attacchi di panico, risposte ansiose o timore eccessivo. Inoltre, l'avversione nei confronti degli omosessuali è egosintonica: la persona "omofoba" non sente come irragionevole o invalidante la sua avversione nei confronti degli omosessuali ma anzi pensa che sia del tutto corretta.

Definizione di omofobia
Poiché il termine omofobia è utilizzato con diversi significati e viene riferito a comportamenti differenti, definire l'omofobia non è affatto semplice. Le definizioni di omofobia esistenti possono essere sintetizzate in 3 principali prospettive:
1. accezione discriminatoria: l'omofobia consiste in tutti quei comportamenti riconducibili al sessismo che ledono i diritti e la dignità delle persone omosessuali sulla base del loro orientamento sessuale. Il Parlamento Europeo specifica che "l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all'obiezione di coscienza". Rientrano in questa definizione le discriminazioni sul posto di lavoro, nelle istituzioni, nella cultura e gli atti di violenza fisica e psicologica (percosse, insulti, maltrattamenti). Questa definizione – che comprende anche l'acting out del sentimento discriminatorio – può essere considerata più pertinente al costrutto di omofobia in senso ristretto.
2. accezione pregiudiziale: è a questo tipo di definizione che fa riferimento il Parlamento Europeo quando definisce l'omofobia "una paura e un'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), basata sul pregiudizio ed analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo". Il limite di questa definizione è che viene considerata come omofobia qualsiasi giudizio negativo nei confronti dell'omosessualità. Non rientra in questa accezione la conversione in agito violento o persecutorio nei confronti delle persone omosessuali.
3. accezione psicopatologica: A differenza delle prime due accezioni, l'omofobia come fobia specifica non è frutto di un consapevole pregiudizio negativo nei confronti dell'omosessualità quanto piuttosto di una dinamica irrazionale legata ai vissuti personali del soggetto. Come abbiamo visto, quest'ultima definizione, per quanto più attinente alla radice etimologica del termine, ad oggi non è sostenuta da una letteratura sufficiente da farla inserire nei principali manuali psicodiagnostici.
Proprio a causa della sua natura ambigua, il termine omofobia tende ad essere utilizzato in modo indebito o strumentale. Molti giornalisti e alcuni esponenti delle associazioni omosessuali, ad esempio, condannano come "omofoba" qualsiasi opinione divergente o svantaggiosa per gli omosessuali, confondendo il libero pensiero con la discriminazione.

Omofobia interiorizzata e "minority stress"
L'omofobia ad oggi non è una etichetta diagnostica. Nel caso in cui la letteratura psicologica sui casi di fobia specifica nei confronti dell'omosessualità divenisse consistente, l'omofobia verrà negli elenchi del DSM e dell'ICD, come avviene per tutti gli altri disturbi mentali. Di studi che vanno in questa direzione ce ne sono parecchi, dai pioneristici esperimenti in biofeedback con cui si testava le reazione psicofisica di gruppi di omofobi, indifferenti e favorevoli di fronte a scene di sesso tra uomini, alle recenti standardizzazioni delle "scale di omofobia".

Oggi tuttavia si tende a studiare non tanto il costrutto di omofobia (III accezione) quanto le conseguenze psicologiche della discriminazione (I accezione) sullo sviluppo psicologico delle persone omosessuali e i meccanismi cognitivi che sottostanno al pregiudizio (II accezione) nei confronti dell'omosessualità. Sono molto interessanti gli studi sul "minority stress" (stress delle minoranze) e sull'omofobia interiorizzata. Il fatto di appartenere ad una minoranza come, ad esempio, minoranza etnica (portoricani, afoamericani, indiani d'america...) minoranza basata sul genere (donne, transessuali) o sull'orientamento di genere (omosessuali) etc.,comporta uno stress continuativo (minority stress) che viene "iniettato" quotidianamente dalla società e dalla cultura. Anche se non produce episodi eclatanti di discriminazione e di violenza, la pressione sociale costante logora il gruppo sociale minore fino a formare veri e propri quadri di disturbi dello spettro post-traumatico.

Questo diffuso giudizio svalutante ha delle conseguenze anche sul piano della rappresentazione di sé: la costruzione dell'identità personale, infatti, si fonda sulla relazione interpersonale. Se le persone che ti circondano, la società e la cultura (rispettivamente micro, meso e macrosistema) ti rimandano un'immagine negativa fin dall'infanzia, queste informazioni verranno utilizzate dalla tua psiche come mattoni per costruire il "sé", cioè quel concetto sintetico a cui ti riferisci quando dici "io". L'omofobia interiorizzata (pregiudizio sessista interiorizzato) riguarda l'incameramento delle nozioni svalutanti dell'omosessualità da parte degli omosessuali, che così, senza esserne consapevoli, si autosvalutano. Un meccanismo identico lo vivono anche le donne nelle società maschiliste.

Conclusioni
Il termine omofobia è entrato nell'uso comune con tutti e tre i significati. Sarebbe più corretto chiamare "sessismo" la discriminazione e il pregiudizio (accezioni I e II) e "fobia" la patologia d'ansia (accezione III) ma, come scrive giustamente Vittorio Lingiardi in Citizen gay, non è pensabile separare i due significati con un intervento "dall'alto". Credo sia utile, però, mantenere la distinzione tra pregiudizio, discriminazione e psicopatologia, perché contro la psicopatologia si può intervenire con la psicoterapia; contro il pregiudizio - fermo restando che rimanere ignoranti ed ottusi non è una patologia ma una scelta - contro il minority stress e contro l'omofobia interiorizzata si può intervenire con l'istruzione, la psicoeducazione e il counselling psicologico. Ma contro la discriminazione è necessario che si mobiliti la società civile e la politica.