L’alluvione di Genova nella testa delle vittime



Le tremende immagini delle strade genovesi trasformate in rapide che inghiottivano tutto ciò che incontravano sul proprio corso hanno fatto il giro del mondo.
Ognuno di noi, guardandole, sicuramente avrà provato determinate emozioni, ad esempio un leggero aumento del battito cardiaco, un lieve tremore “pelle d’oca”, magari qualcuno sarà rimasto come paralizzato davanti alla televisione, non riuscendo quasi a muoversi. Bene, queste emozioni sono le stesse che hanno potuto provare le vittime dell’alluvione in quelle tremende ore. Anche se loro, essendo direttamente coinvolti nell’evento critico, le hanno vissute con un'intensità quadruplicata.

Quelli appena accennati sono dei processi psicologici (normali) che vengono messi in atto dall’individuo in situazioni di emergenza o di pericolo per la propria persona o per le persone vicino a sé. Sono dei comportamenti psicofisiologici attivati dall’ambiente che fanno riferimento principalmente al sistema nervoso autonomo. Ad esempio, il leggero aumento del battito cardiaco è dovuto ad un aumento dell’arousal, cioè dell’attivazione psicofisiologica individuale. In sintesi, se normalmente per attivare uno stato di allerta serve una determinata soglia, in situazioni di emergenza questa si attiva molto prima, producendo a catena tutte le reazioni prima accennate.
Chi invece ha provato una sensazione quasi di immobilizzazione di fronte a quelle immagini, ha sperimentato una sensazione che, in ambito psicologico, viene chiamata “freezing”, cioè congelamento. È un totale o parziale blocco dei movimenti della persona che sta vivendo o assiste all’evento critico, impedendo così la messa in atto di qualsiasi comportamento, come ad esempio la fuga.

Come avete potuto leggere le reazioni fisiologiche attivate sono molte e molto destabilizzanti per i soggetti. Le reazioni, però, non terminano qui, anche a livello psicologico, l’individuo prova esperienze, mi permetto di asserire, strazianti; siamo cioè, in presenza di un trauma. Che se non adeguatamente contenuto e approfondito dai professionisti che intervengono in queste occasioni (Psicologi dell’Emergenza), possono essere molto destabilizzanti, anche sul lungo termine. La prima cosa da dire è che tutti questi comportamenti, che solitamente potrebbero essere definiti patologici, sono reazioni normali a situazioni evidentemente anormali. Ed è questa la prima cosa che i professionisti tentano di fare con i soggetti.

Con "dissociazione peritraumatica" ci si riferisce proprio a questo insieme di alterazioni della consapevolezza che si verificano durante un’esperienza traumatica e cioè ad un’interruzione delle funzioni psicologiche solitamente stabili e integrate, come la consapevolezza, la memoria, l’identità e la percezionie dell’ambiente circostante.
Con questo breve commento ho cercato di dare un nome alle tante emozioni che molti di noi avranno provato in questi giorni, e soprattutto alle persone coinvolte nell’alluvione.

Nel concludere vorrei stringermi con molto affetto e comprensione alle popolazioni colpite e, per quanto scontato, dare loro tutta la mia più profonda solidarietà e calore umano.