ENPAP e scandalo dei 44 milioni di euro: era proprio necessario acquistare un palazzo d'oro?


L'aspetto positivo dello scandalo del "palazzo d'oro dell'ENPAP" è che la gente ha scoperto che in Italia esistono anche gli psicologi. Nei dibattiti sulla riforma degli Ordini Professionali e le liberalizzazioni che hanno accalorato le tv e i giornali in questi mesi, infatti, gli psicologi non sono mai stati nominati.

Ora finalmente se ne parla, ma la categoria professionale non ne esce molto bene. Si fa presto infatti a pensare che in questa bufera gli psicologi o sono disonesti (hanno lucrato da questo malaffare) o sono citrulli (si sono fatti raggirare). Dire che il raggiro è avvenuto "a nostra insaputa" è una scusa utilizzata troppe volte in questi anni e la gente non è più disposta a crederci.

Il 31 dicembre 2011 (abbastanza curiosa come data di compravendita) l'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per Psicologi (ENPAP) acquista il palazzo in via della Stamperia. In un comunicato stampa l'enpap difende la propria "reputazione" assicurando che tutto è avvenuto in modo trasparente e linea con i prezzi di mercato. Dando un'occhiata alla storia di questo edificio tuttavia le cose non sembrano affatto così trasparenti:
  • nel 2008 l'immobile in via della Stamperia è costato 14,4 milioni di euro;
  • nel 2011 viene acquistato dal senatore PDL Conti a 26,5 milioni di euro;
  • il giorno stesso dell'acquisto viene rivenduto all'enpap per 44 milioni di euro.
L'immobile, insomma, passa in 3 anni da 14,4 milioni a 44 milioni, e il 31 dicembre, nel giro di poche ore, aumenta di 18 milioni di euro. L'enpap afferma che il prezzo è giustificato dalla consegna "chiavi in mano". Ma se mi vendessero una Panda al prezzo di una Ferrari le chiavi sarebbero l'ultima delle mie preoccupazioni. Come possano affermare che ci sia stata "congruità del prezzo" rimane un mistero.

Così come rimane un mistero il fatto che l'enpap ha contrattato l'acquisto con un'agenzia che è entrata in possesso dell'immobile il giorno stesso in cui l'ha rivenduto. Un palazzo non è una scatola di cioccolatini, non è che uno entra in un negozio lo acquista sul momento ("salve, vorrei un palazzo in pieno centro. Sì, me lo incarti, lo porto via subito").
Se è vero, come scrive in una nota l'enpap, che è dal 2009 che venivano vagliate offerte immobiliari, come è possibile che non sapessero dell'enorme divario tra il prezzo di vendita all'immobiliare e quello di vendita a loro? E, soprattutto, come hanno potuto non insospettirsi vedendo che il venditore era diventato proprietario il giorno stesso dell'acquisto? Se io acquistassi casa mi insospettirei parecchio.

Al di là delle eventuali questioni giudiziarie, io mi chiedo: perché un ente previdenziale sente la necessità di avere gli uffici in pieno centro? Perché tra le "tante proposte" vagliate si è scelta la zona più costosa di tutta Roma? A cosa serve avere un palazzo a pochi passi da Fontana di Trevi ad un ente che non ha la principale attività nel rapporto con il pubblico?

La polemica era stata sollevata anche a proposito dell'acquisto del "castelletto" dell'Ordine degli Psicologi del Lazio a 150.000€ l'anno, ma in quel caso si poteva giustificare con esigenze di "rappresentanza". L'enpap in che modo giustifica una spesa così alta?

Viene anche da chiedersi perché l'enpap non abbia alcuna remora a sperperare i soldi dei contribuenti in questo modo. Sappiamo che gli psicologi - come ha sottolineato più volte Federico Zanon negli articoli di Altrapsicologia - versano un contributo pensionistico molto basso (12%) e che il loro reddito medio rispetto alle altre categorie professionali è tra i più bassi, Ciò significa che anche l'ente riceve un flusso misero. A fronte di una situazione lavorativa desolante per gli psicologi e a fronte di una crisi economica tra le più dure, secondo voi è stata una mossa intelligente ed eticamente sostenibile investire su un immobile costosissimo solo per "prestigio"?