Mamma, mi insegni a dire le bugie?

Un giorno, passeggiando per il centro, entri in un negozio e chiedi di poter misurare un vestito. La commessa te lo porta, ti cambi e mentre ti specchi chiedi:
- Beh, come sto?
- La tonalità è bella, signora, ma il vestito le accentua ancora di più i fianchi che, come sa, sono già piuttosto abbondanti. Inoltre, sia per la sua statura bassa che per la pelle piena di imperfezioni e invecchiata, le consiglio di non scoprire troppo il décolleté. Che ne dice di un paio di pantaloni?
Sinceramente, credete che alla commessa verrà data una promozione perché è stata "onesta", "autentica" e "sincera"? E credete che la cliente le darà una mancia extra?

In questo articolo vorrei spiegarvi che la verità e la sincerità sono due cose assolutamente diverse. Infine, vorrei convincervi che c'è qualcosa di perverso nell'educare i figli dicendogli che bisogna essere sempre sinceri e non bisogna mai dire le bugie, e poi farli vivere in un mondo in cui la menzogna è il cemento di qualsiasi relazione sociale (compresa quella tra mamma e papà).

Verità e sincerità

Fin da piccolo ti hanno insegnato che bisogna sempre dire la verità. E ora, da adulto, tu lo insegni ai tuoi bambini. Fermati un istante: ti rendi conto che del danno che stai facendo?

Se si fa finta che sia necessario essere sempre autentici, si ottengono tre risultati:
  1. innanzitutto il bambino imparerà a sentirsi in colpa quando non dice la verità, anche le volte in cui non può dirla;
  2. in secondo luogo, se il bambino capisce che non può dirla sempre, potrebbe imparare a non dirla mai, neppure quando è importante che la dica;
  3. infine, si gettano le basi per tutti i fondamentalismi e i totalitarismi. Se uno deve dire sempre la verità, significa che sa qual è la verità. E la verità ha il brutto difetto di non essere negoziabile: se ho ragione io tu hai torto; se io dico la verità, tu stai mentendo. A meno che non dici quello che dico io.
Care mamme e cari papà, se non volete avere sulla coscienza dei piccoli Hitler, insegnate ai vostri bambini a mentire. "Insegnare a mentire" significa innanzitutto insegnare al bambino a distinguere tra verità e autenticità, tra spontaneità e istintualità. Il problema è che neanche noi adulti, spesso, sappiamo distinguere tra queste dimensioni, perché a nostra volta non siamo stati educati a distinguerle. Facciamo un esempio pratico:
Beh, vuoi sapere la verità? Sei scontroso e acido!
No, questa non è "la verità". È la tua opinione. Comunicandomi ciò che pensi sei stato sincero (autentico). Ma potresti esserti sbagliato. Magari altri pensano che sia affabile e dolce. Però, se dici "ti ho detto la verità", allora chi pensa il contrario sta mentendo e se io non concordo con il tuo giudizio allora sto mentendo a me stesso. Non è un po' presuntuoso questo credere di sapere qual è la verità?

Allora, cari bambini, la prima lezione è che ognuno di voi posside un piccolo pezzetto della verità, che si chiama opinione. E quando la condividete con qualcun altro allora siete sinceri, che è quasi sempre una bella cosa. Ma ricordate che non avete la verità in tasca. Nessuno ce l'ha. Neanche quegli adulti che sono convinti di sapere tutto su tutti e di non sbagliare mai.

Spontaneità e istintualità

Se mentre litighiamo ti vomito addosso tutto ciò che in quel momento mi passa per la testa, non sono "una persona autentica" ma sto agendo in modo istintivo. Essere autentici significa essere coerenti tra ciò che si pensa, ciò che si sente e ciò che si dice. Quando sei alterato, ciò che pensi in quel momento è risucchiato nel buco nero della tua collera. Di una mozzarella alterata direste che è autentica? Ciò dipende dal fatto che pensiero ed emozione non sono due processi separati ma si influenzano reciprocamente: i pensieri di un depresso, ad esempio, sono negati come l'umore. I pensieri di un maniaco (il "pazzo furioso" per intenderci) sono grandiosi e sconsiderati come il suo tono emotivo. Si è veramente autentici solo quando si fa la sintesi tra i molti stati d'animo e i molti pensieri che albergano nel nostro cervello. Sputare la prima cosa che passa sulla lingua non è "essere spontanei" ma avere un disturbo dell'autoregolazione.

La spontaneità è un compromesso: da un lato ci sono le regole sociali e la convenienza personale, dall'altro c'è la spinta dell'emotività. Avete mai visto la Fontana Magica del Montjuic a Barcellona? Gli zampilli d'acqua sono leggeri, allegri e ritmati. Se l'acqua non fosse canalizzata ci sarebbe solo una pozza fangosa. Se fosse tappata spaccherebbe il tubo da qualche nel sottosuolo. Essere spontanei quindi è un equilibrio fra molte spinte individuali e culturali. Anche le scimmie hanno comportamenti che rispettano gli altri membri del branco. Vogliamo per caso educare i nostri figli ad essere meno spontanei delle scimmie?

La seconda lezione, cari bambini, è che non dovete scegliere fra stare bene con voi stessi o stare bene con gli altri. Se state male voi, non farete stare bene gli altri; e se fate stare male gli altri, non starete bene voi. La spontaneità è quando ciò che avete dentro e ciò che c'è fuori si stringono la mano e sorridono tutti e due.

Ormai l'avete capito: insegnare a mentire non è per niente una cosa semplice. È più facile illudere i bambini che il mondo è fatto di Verità e Sincerità piuttosto che educarli a distinguere tra verità e opinione. Lo stesso vale per l'educazione emotiva e sessuale, in cui si mente al bambino illudendolo che le coppie vivono "felici e contente per tutti i giorni della loro vita", che il sesso non esiste, che la rabbia, il disgusto, la tristezza sono emozioni "cattive" da tenere nascoste nello scantinato... Ma di questo ne parleremo un'altra volta, se vi interessa.

Tre aiuti dall'Analisi Transazionale

Se ancora hai qualche dubbio riguardo al "dire sempre la verità", prova a pensare a questo: ogni giorno decine di persone ti chiedono "come stai?". Se ad ogni "Come stai?" rispondessi: "Credo che a te non interessi minimamente del mio stato d'animo né degli eventuali problemi che sto vivendo", quanti rapporti sociali pensi di riuscire a mantenere?

Cari bambini, anche se la mamma e la maestra vi vogliono far credere che il mondo è diviso in giusto e sbagliato, verità e menzogna, sincerità e ipocrisia, voi sapete benissimo che l'astuccio dei vostri colori ha tantissime altre tonalità oltre al bianco e al nero. E così è il mondo.

Ci sono tre concetti dell'Analisi Transazionale che possono aiutarci a capire meglio i rapporti tra le persone. Il primo concetto è che quando le persone comunicano utilizzano un livello sociale (le parole così come le capirebbe un computer) e un livello psicologico (il mondo di significati, emozioni, motivazioni non dette etc. che accompagna il messaggio esplicito). Se tua moglie ti chiede:
"Dimmi la verità, sono ingrassata in questi ultimi mesi?"
non necessariamente vuole che tu le dica davvero "la verità" (=la tua opinione sincera). Anzi, al 90% dei casi non vuole saperla affatto. Se però tu le rispondi dicendo ciò che pensi, e cioè che sembra un cetaceo spiaggiato, il rapporto si incrinerebbe fino a spaccarsi. Ma come, potresti obiettare, mi ha chiesto di dirle la verità! Sì, a parole lo ha fatto. Ma tu non sei un computer, sei un essere umano, e dovresti saperlo che gran parte della comunicazione tra esseri umani si basa su un tacito accordo reciproco di mentirsi quel tanto che serve a non rompere il meccanismo delle "carezze".

Le "carezze" sono appunto il secondo concetto: Eric Berne, il fondatore dell'Analisi Transazionale, si è chiesto una cosa molto semplice: perché le persone comunicano? e perché cercano di piacere? La risposta è che ogni uomo è biologicamente e psicologicamente spinto dalla ricerca di contatto fisico, di vicinanza emotiva e di riconoscimento sociale. In una parola: carezze. Fin da piccolo il bambino impara che ci sono dei sistemi codificati culturalmente per ottenere le carezze.

Berne ha chiamato questi diversi livelli di scambio interpersonale "strutturazione del tempo" (terzo concetto). Ritornando all'esempio del "Come va?", se me lo chiede l'amica del cuore o mio marito posso tranquillamente rispondere: "Non tanto bene, oggi mi è capitato...". Ma con gli altri dovrò rispondere: "Bene, grazie", e magari aggiungere anche un "E tu?". Devo, cioè, mentire. È previsto che io lo faccia. Se non lo facessi perderei tutte le carezze. "Educare i bambini a mentire" significa quindi insegnargli quando è bene essere spontanei e quando si può o si deve mentire e, in questi casi, su quali argomenti e in che misura.

In conclusione

I bambini hanno bisogno di essere educati alla menzogna. Se non lo farete, da grandi o mentiranno sempre, anche su cose importantissime (come la fedeltà di coppia, il lavoro etc.) o diventeranno dei piccoli dittatori convinti di essere gli unici detentori della verità o  si faranno terra bruciata intorno a livello sociale perché non saranno in grado di distinguere quando e in che modo chiedere carezze e quando e in che modo darne agli altri. Quindi, cari genitori, insegniamo ai bambini a mentire e a saper chiedere carezze. Ma prima di tutto impariamo noi adulti.