Il suicidio è una scelta personale, un atto folle o può avere cause esterne?

“Scusatemi ma non ce la faccio più a lottare”
È quello che scritto in un sms Gianfranco Rosa, un ragazzo di 27 anni. Erano le 16,30 del 16 aprile. Di lì a poco avrebbe impugnato una pistola e si sarebbe sparato un colpo in testa.

Suicidio e depressione

"Non ce la faccio più a lottare". Non c'è un modo più chiaro per sintetizzare la disperazione di chi sceglie di togliersi la vita.  Alcuni ritengono che il suicidio sia dovuto esclusivamente a malattia mentale, soprattutto alla depressione. In effetti il rischio di suicidio per chi ha disturbi dell'umore (depressione maggiore, mania, disturbo bipolare...) è intorno al 20%. Io ritengo, però, che i suicidi causati dall'uso di sostanze o da un episodio di follia improvvisa - che priva cioè la persona della facoltà di intendere e volere - non vanno considerati propriamente suicidi. Se non c'è consapevolezza non c'è neppure intenzione di uccidersi.

Se una persona sceglie di togliersi la vita è perché non vede altra soluzione o perché non trova alcun senso all'esistenza. E l'impotenza (helplessness e hopelessness) e la mancanza di senso sono sintomi della depressione. Ciò tuttavia non significa che la depressione sia dovuta esclusivamente alle caratteristiche della psiche dell'individuo. 

Impotenza appresa e depressione

Gli esperimenti sull'impotenza appresa dimostrano che si può diventare depressi perché oggettivamente non ci sono altre soluzioni. In questi esperimenti, dei cani in gabbia subivano o delle fastidiose scosse elettriche sotto le zampe o dei suoni forti e molesti. In alcune gabbie erano poste delle leve che potevano far cessare il suono (o la scossa). I cani apprendevano ad azionarle e non diventavano depressi. Continuavano ad avere, cioè, fiducia che una soluzione ai problemi si trova sempre.

Nelle altre gabbie, invece, non c'era alcuna leva. Qualsiasi cosa i cani tentassero di fare, il suono o la scossa continuavano implacabili per il periodo stabilito. Questi cani, ad un certo punto, smettevano di abbaiare e di agitarsi e quando veniva la scossa si accucciavano sul pavimento aspettando che passasse. È questa l'impotenza appresa. 

Come tutti gli apprendimenti, anche l'impotenza appresa viene generalizzata, cioè viene estesa a tutte le altre esperienze simili. Se un bambino impara che quando il padre torna a casa la sera lo picchia ferocemente e non c'è nulla che lui possa fare per evitarlo, tenderà a pensare che le proprie azioni siano inutili di fronte a qualsiasi tipo di avversità.

Suicidio: gesto "insano" o tentativo di adattamento?

Spesso ci si riferisce al suicidio come "atto folle" o "insano gesto", sottolineando la mancanza di lucidità e di consapevolezza. Ma non è così. La sociologia (cioè lo studio sistematico del comportamento di masse di persone e non di singoli individui) è nata nel 1897 proprio con lo studio di Durkheim "Le Suicide, étude de sociologie", nel quale veniva mostrato come il numero di suicidi aumentava nei periodi di transizione e incertezza socioculturale.

Ma non c'è bisogno di andare troppo indietro nel tempo: in questi giorni basta aprire qualsiasi giornale o TG per assistere ad un vero e proprio bollettino di guerra: gente che si dà fuoco davanti all'Agenzia delle Entrate, imprenditori che si impiccano... L'indagine Eures relativa al 2010 rivela 2 suicidi al giorno tra disoccupati, imprenditori ed esodati. E il trend purtroppo è in ascesa: secondo la cgia di Mestre i suicidi per lavoro sarebbero aumentati del 24.6%.

In conclusione

Ho ripetuto molte volte che ogni persona ha una storia a sé, e parlando di suicidio mi sembra ancora più importante ricordarlo. Non possiamo sapere di preciso cosa passa per la testa di chi si toglie la vita, al massimo possiamo intuire qualcosa ascoltando i resoconti di chi ha tentato il suicidio (anche se molti dei tentativi di suicidio sono solo "tentativi" e non veri e propri suicidi) o leggendo quello che ci lasciano scritto, come l'sms di Gianfranco Rosa o il diario della ragazza "suicida per Twilight". Come per tutti i comportamenti umani, non esiste una causa solo interna (psicologica, genetica o di libero arbitrio) o una causa solo esterna (culturale, sociale o ambientale). Il suicidio è dovuto all'interazione di tutte queste dimensioni.

Ignorare quindi la portata delle scelte politiche e sociali relegando tutte queste morti a semplici "gesti insani" di "persone malate" non solo è falso e irresponsabile ma anche un gesto vigliacco che offende la memoria di queste vittime.

Commenti

  1. Condivido la conclusione del resoconto e aggiungo che ,proprio per la gravita' della situazione socio- politica , quindi lavorativa ed economica, ma direi anche relazionale , sia bene mettere in evidenza , nei vari ambienti della quotidianita', L'INCOMPARABILE VALORE DI OGNI VITA UMANA AL DI LA' DELLE SEPPUR GRAVOSE SITUAZIONI ECONOMICHE E RELAZIONALI .
    Forse , questi periodi più di altri celano DELLE GRANDI OPPORTUNITA'....MAGARI CI COSTRINGONO A TROVARE CIO' CHE è L'ESSENZA , IL VERO SENSO DELLE NOSTRE VITE PRECARIE E INCERTE, cercando sostegno negli altri , uscendo dall' illusione dell' onnipotenza e dell'indipendenza , false pretese di liberta'....!!!!

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  2. Hai ragione, Anonimo 06:33, ogni momento di crisi nasconde un'opportunità. E si può trovare il senso dell'esistenza proprio tra le macerie della nostra vecchia vita.

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