Il Buon Samaritano non esiste


Se qualcuno dice: "I buoni samaritani non esistono" viene subito guardato male e bollato come cinico. Il motivo per cui questa constatazione - che, cioè, nessuno è disposto a soccorrere l'altro in modo gratuito, disinteressato e incondizionato - infastidisce così tanto non è principalmente dovuto alla delusione di un'aspettativa sedimentata in secoli di cattolicesimo. Il motivo profondo è che tutti ci culliamo nell'illusione di essere noi i buoni samaritani.

In termini psicologici questo aspetto si chiama "desiderabilità sociale": vogliamo che gli altri ci considerino persone disinteressate, generose, altruiste, tolleranti, pazienti... E se qualcuno mette in dubbio la purezza delle nostre intenzioni e incrina la nostra immagine sociale, il viso sorridente si trasforma immediatamente in quello di un cobra.

Il gioco della desiderabilità sociale, come dice la definizione stessa, necessita che chi ci sta intornoci conceda la "patente" di buoni samaritani. La società non solo rafforza volentieri questo buonismo interiorizzato ma è anche pronta a fare quadrato se qualcuno rischia di essere "smascherato". È meccanismo della guerra fredda: se tu non mordi me io non morderò te, se io difendo la tua maschera, tu poi difenderai la mia, e così potremo continuare il nostro carnevale e giocare indisturbati.

Eric Berne in "A che gioco giochiamo?" e in "Ciao... e poi?" spiega che il motivo per cui scegliamo certe persone come amiche, il motivo per cui frequentiamo più volentieri certe persone anziché altre è dovuto al copione. In pratica non scegliamo amici ma compagni di gioco. Tanto più queste persone confermano il nostro copione e ci permettono di giocare i nostri giochi preferiti, tanto più saranno amici. Chi invece interrompe il gioco o ne mette in discussione le regole viene allontanato e disprezzato. Se vogliamo capire chi siamo e come funziona la nostra psiche basta disegnare una mappa dei nostri amici e dei nostri "nemici". Purtroppo nessuno è in grado di disegnare una mappa realistica se ci si trova dentro.

Nel racconto evangelico (Vangelo di Luca 10,25-37) l'uomo "mezzo morto" che scendeva da Gerusalemme a Gerico era accasciato per terra, privo di sensi, coperto di sangue, mezzo morto. Cosa hanno pensato quelli che gli sono passati vicino senza fermarsi? Probabilmente si sono detti: Fai quantomeno lo sforzo di tirarti su, no? Almeno apri gli occhi, reagisci, fa' qualcosa! Io te la tendo la mano ma se non la afferri e resti lì per terra svenuto... Non pretenderai che mi pieghi e ti fasci le ferite mentre tu stai lì privo di sensi, no? Me lo devi chiedere l'aiuto. Sarebbe un'invasione della tua privacy se ti aiutassi senza che me lo chiedi. Non ti soccorro perché ti rispetto.

Il problema, insomma, non è che non siamo generosi e altruisti. È che non troviamo dei miserabili fatti come diciamo noi, con le caratteristiche che vogliamo noi e che, anche se moribondi, sorridano quando gli tendiamo la mano. Se non mi sorridi mentre vengo in tuo soccorso non meriti il mio aiuto, no?

Probabilmente leggendo queste righe avrete pensato che in fondo è vero: non è che uno che sta male o in difficoltà possa aspettarsi l'aiuto senza fare la sua parte, senza chiederlo, in modo disinteressato. Concordate quindi sul fatto che il Buon Samaritano non esiste. È un'immagine rassicurante che ci siamo costruiti per mantenere un'idea positiva di noi stessi.

Se siete in difficoltà e state male, quindi, non aspettatevi che qualcuno venga a soccorrervi in modo altruistico e disinteressato. Le persone che vi circondano - è duro da accettare ma ormai dovreste averlo capito - vi attesteranno la stima, la solidarietà e l'affetto solo finché state bene e possono godere della vostra vicinanza. Mentre giacete moribondi sul ciglio della strada, tuttavia, è ancora possibile trovare un motivo di gioia: non dispiacetevi che nessuno si ferma a soccorrervi, ma rallegratevi se, passando, non vi prendono a calci.

Commenti

  1. Sei un marziano vero...noi umani, non tutti, possediamo un capacita' intellettiva conosciuta come Empatia, e penso che sia l' unico sentimento che ci differenzi da tutti gli altri esseri viventi...
    Con simpatia :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie del commento e della simpatia :)
      faccio alcune precisazioni:
      1. l'empatia la possediamo tutti. Sono diversi i modi e i gradi con cui la manifestiamo, ma è una facoltà che hanno tutti gli uomini.
      2. L'empatia non è un sentimento nel senso comune della parola, non va cioè confusa con la benevolenza, l'affetto etc.
      3. Per empatia noi psicologi intendiamo la capacità mediata dal sistema mirror ("neuroni specchio") di comprendere in modo immediato (non mediato dai processi cognitivi) il significato dello stato d'animo altrui, delle sue emozioni, del suo comportamento. Gran parte di questo processo avviene al di fuori della consapevolezza - per questo non è in senso stretto un sentimento, che è invece la consapevolezza delle proprie modificazioni psicofisiologiche.
      4. Anche gli animali sono capaci di empatia. Di sicuro i primati (sui quali per primi sono stati trovati i neuroni specchio, che vennero chiamati infatti "monkey see - monkey do"). Ma anche gli altri mammiferi, pare.
      5. L'empatia non è, quindi, "l'unico sentimento che ci differenzi da tutti gli altri esseri viventi". Ciò che distingue l'uomo dagli animali, a quello che sappiamo finora, sono la capacità di autodistanziamento, l'avere una "teoria della mente" (metanoesi) e l'autotrascendenza, cioè la capacità di fare scelte in base a valori.

      In sintesi, quindi, per restare alla parabola, sia il Sacerdote che il Levita erano capaci di empatia. Ma solo il Samaritano scelse cosa farne di questa empatia e la trasformò in benevolenza.
      Se ci guardiamo intorno in modo marziano, ci accorgiamo che pochi di essere generosi in modo disinteressato e gratuito o, come avrebbe detto Rogers, di amare in modo incondizionato (non dicendo "ti amo se non sei sporco, se non sanguini, se non sei svenuto..."). Ciò avviene in gran parte nei legami di sangue - ma se guardiamo bene in molte famiglie i genitori non amano affatto gratuitamente i figli e i fratelli non si sostengono affatto in modo incondizionato. Molto più raramente avviene tra amici e conoscenti. La maggior parte ti soccorre solo a patto che ne abbia un ritorno, altrimenti passa oltre, come il Levita e il Sacerdote.

      Credere il contrario è più confortante ma è poco... marziano :)

      Elimina

Posta un commento

I commenti sono soggetti a moderazione. Lo spazio dei commenti non è uno spazio pubblico: vengono approvati solo i commenti che i moderatori ritengono utili e costruttivi rispetto agli argomenti proposti.