Il paradosso degli psicologi che difendono il counselling

Ultimamente diversi siti si sono occupati delle sentenze relative alla "professione" del counselling. Seguo sempre con molto interesse il confronto che si genera nei commenti, anche se il clima da tifoseria tipico di noi italiani rende tutto più faticoso.

Ciò che mi colpisce maggiormente non è lo "scontro" tra i counsellor e gli psicologi (uno scontro scontato), ma tra gli psicologi sostenitori della psicologia e psicologi sostenitori del counseling (che chiamerò counselfan = fan del counseling).

I counselfan affermano che dopo 6 anni di formazione (3+2 laurea +1 tirocinio) loro non sapevano fare niente: non sapevano somministrare e interpretare test, non sapevano sostenere colloqui con singoli o gruppi, non conoscevano tecniche del colloquio non direttivo o direttivo, non sapevano pianificare un percorso di intervento sul singolo o sui gruppi, non sapevano promuovere il benessere psicologico della persona, non sapevano fare una valutazione psicodiagnostica, non erano capaci di intervenire con progetti nelle organizzazioni etc.

Avevano solo imparato che l'APA non è una scalata finanziaria, che Freud si legge Froid e che di qualsiasi cosa si parli ci sono 300 opinioni e definizioni diverse e altrettante scuole di psicologia.
Dal fatto che loro non sapevano fare niente ne deducono che nessuno psicologo sa fare niente, dato che la loro università non li ha formati allora nessuna università può formare, e che dunque si deve far fare il lavoro di psicologo ai counsellor.

Ma che logica è?

Se fossi una persona colta sottolineerei le generalizzazioni, le deformazioni nell'uso degli operatori modali di possibilità, le inferenze indebite, ma la prima cosa che mi viene in mente è il "sillogismo del salame dissetante" di Montaigne:
«Il salame fa bere, bere disseta, dunque il salame disseta»
Dite un po': se pagate la Telecom per farvi attivare la linea e loro, dopo essersi intascati i soldi, non vi attivano il telefono, che fate? Protestereste ed esigereste che vi attivino la linea o che vi diano i soldi indietro, no?

Gli psicologi counselfan NO. Hanno fatto spendere ai genitori migliaia di euro (tasse universitarie, libri, affitto, mezzi pubblici...), hanno "bruciato" anni di studio, impegno ed energie per laurearsi in Psicologia e diventare Psicologi, lo Stato li ha abilitati all'esercizio, l'Ordine li ha iscritti come professionisti, ma loro non sapevano fare niente, non avevano né professione né abilità. Si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano.

Molti sono stati "costretti" a spendere tra i 3.500€ e i 5.000€ l'anno per la scuola di psicoterapia (senza chiedersi come mai al 99.9% siano private), molti hanno iniziato a girare per corsi e corsetti per imparare pagando a fare quello che avrebbero dovuto saper fare quando li hanno abilitati: psicodiagnosi, colloquio, uso dei test, tecniche di gestione dei gruppi...
Altri soldi, altro tempo, altre energie.
Magari anche questi finanziati dai genitori. E che cosa fanno a questo punto? Se la prendono con chi gli ha dato la fregatura? (l'Università, lo Stato, l'Ordine...)
No!
Se la prendono con i colleghi!

Ma la logica paradossale e autolesionista dei counselfan non finisce qui: oltre a pensare che siccome loro non erano capaci a fare niente come psicologi e dunque il salame disseta, sostengono veementemente che il loro mestiere va fatto fare ad altri!

Sarebbe come se, tornando all'esempio del telefono, invece di pretendere dalla Telecom che mi dia quello per cui ho pagato, faccio una ricarica da 200€ al primo che passa per fargli usare il cellulare come modem.

Geniale, no?