L'uovo di Pinocchio

Pinocchio ha fame, e cerca un uovo per farsi una frittata; ma sul più bello...
Tutti conoscono l'uovo di Colombo. Sono pochi invece quelli che  conoscono l'uovo di Pinocchio. Ebbene, da oggi potrete dire di appartenere anche voi a quella ristrettissima cerchia di eletti che conoscono la vicenda dell'uovo di Pinocchio.

Andiamo con ordine: siamo al capitolo quinto. Mastro Ciliegia ha regalato il dispettosissimo ciocco di legno a Geppetto che si vuole fabbricare "un burattino maraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali". Pinocchio scappa via e lo fa arrestare dai Carabinieri. Tornando a casa il Grillo Parlante lo ammonisce, ma il burattino lo schiaccia sulla parete. È a questo punto che a Pinocchio gli piglia "un'uggiolina allo stomaco" che subito si trasforma in "fame da tagliarsi col coltello", quando d'un tratto vede un guscio d'uovo.

La felicità arriverà domani

Pinocchio è tutto contento e inizia a fantasticare su come sia meglio cucinare l'uovo: valuta le diverse opportunità, fa un bilancio tra costi e risultati, soppesa gli senari possibili. pianifica le azioni e ottimizza le risorse. decision making o di problem solving (perdonatemi, ma gli psicologi italiani - come tutti gli italiani - ricorrono all'inglese anche per dire cose banali, non è colpa mia).

Ma - come dice Collodi - c'è sempre un "ma" che rovina la vita dei burattini. In questo caso il "ma" è il fatto che Pinocchio non ha verificato se quello che aveva in mano era proprio quello che credeva di avere in mano. Insomma, non aveva fatto i conti senza l'oste. O, per dirla con un altro proverbio, aveva detto gatto senza averlo nel sacco.

Ai miei lettori sicuramente non è mai capitata una situazione simile, vero?
(Hey, allontanate il naso dallo schermo altrimenti lo bucate!)

La potenza delle favole sta nel fatto che tutti noi possiamo riconoscerci in Pinocchio con l'uovo in mano. Una delle versioni dell'uovo di Pinocchio più diffuse è la procrastinazione della felicità, detta anche "felicità condizionale al futuro":
Sarò davvero felice quando diventerò maggiorenne, sarò davvero felice quando andrò a vivere da solo, sarò davvero felice quando troverò il ragazzo giusto, sarò davvero felice quando sposerò la donna giusta, sarò davvero felice quando mi laureerò, sarò davvero felice quando avrò quel lavoro...
Non penso sia necessario continuare l'elenco perché ognuno di noi ha incatenato la possibilità di essere felice a un evento futuro. Ma... anche qui c'è un "ma" che rovina la nostra vita, anzi, ce ne sono due:
  1. Non sempre riusciamo ad ottenere quello che speravamo. Quindi? Siamo condannati a restare infelici per sempre?
  2. Quasi sempre quando raggiungiamo la meta desiderata ci accorgeremo che non ci fa per niente felici. Le favole dicono il contrario, ma non c'è niente di peggio di un desiderio che si realizza.
Sistematicamente pensiamo che saremo felici quando saremo o avremo una cosa che ora non abbiamo. E sistematicamente ci accorgiamo che anche quando la abbiamo non siamo felici, ma solo più vecchi di qualche anno. E cosa facciamo? Iniziamo ad essere felici di quello che siamo e che abbiamo? No, sarebbe troppo intelligente! Gettiamo il sacco della nostra felicità sulla cima di un'altra montagna e ricominciamo a scalare.

Siamo infelici perché mentiamo a noi stessi

Il motivo per cui non riusciamo ad essere davvero felici è che ci raccontiamo un sacco di bugie. La prima bugia che ci raccontiamo è che non moriremo. Quindi possiamo permetterci il lusso di procrastinare, tanto per essere felici c'è sempre tempo... I tanti gesti scaramantici che facciamo quando sentiamo parlare di morte (compreso quello che stai facendo in questo momento) indicano che non siamo capaci a dirci una semplice verità: dal momento stesso in cui veniamo alla luce "è un buon giorno per morire", come diceva Cavallo Pazzo.

Ma sappiamo fare molto meglio: ci sono modi più raffinati per raccontarsi delle bugie. E li conosciamo tutti. È molto più maturo Pinocchio che inizia a piangere per l'uovo di noi che quando la realtà fa -tac!- e ci accorgiamo che l'uovo non c'è continuiamo a far finta di avere l'uovo in mano pur di non dover ammettere di aver creduto a delle illusioni.

Quanti "amori" vanno avanti in questo modo? Sappiamo che l'amore non c'è più ma continuiamo a trascinare la relazione per orgoglio, per pigrizia, per paura. Quanti si accorgono di aver imboccato la strada sbagliata nel lavoro, nella vocazione, negli studi, nello sport, ma continuano a insistere anche dopo aver capito che il guscio è vuoto?

C'è tuttavia un livello ancora più profondo di menzogna. I primi due in fondo sono da dilettanti. Gli psicologi sanno molto bene che spesso mentiamo sull'obiettivo: non è vero che vogliamo essere felici, né oggi, né mai. In realtà facciamo di tutto per non esserlo. Siamo terrorizzati dall'idea di riuscire a realizzarci. Battiamo il cucchiaio contro le sbarre solo perché sappiamo che la gabbia è chiusa.
I filosofi potrebbero dissentire: com'è possibile che uno non cerchi la propria felicità? Tutti gli uomini cercano la felicità, lo dicono anche Aristotele e Pascal. E questo è vero. Ma quando è in pericolo la tua vita l'unico obiettivo diventa la sopravvivenza.

Molte persone hanno una storia personale che le ha convinte inconsciamente che non possono permettersi di essere felici o realizzate. Un po' come Adamo ed Eva che vengono minacciati da Dio:
«Se mangerete il frutto della conoscenza morirete».
Il loro "dio interiore" invece, da sempre, le minaccia in questo modo:
«Se mangi dell'albero della felicità, della realizzazione, del successo, dei sentimenti, tu morirai».
Ecco perché senza saperlo stanno recitando un copione che le porta ad essere perennemente infelici. È questione di vita o di morte. Talvolta il copione comporta comunque un finale tragico. Che si realizzerà, se non si fa nulla per riscriverlo. Ma in questo caso non possiamo fare da soli, c'è bisogno dell'intervento di uno psicologo.

Per non rimanere coi gusci dell'uovo in mano

Quando il pulcino volò via, Pinocchio "rimase lì, come incantato, cogli occhi fissi, colla bocca aperta e coi gusci dell'uovo in mano". Se non vogliamo fare la stessa fine di Pinocchio, perdiamo meno tempo a ipotizzare come sarà il nostro futuro e iniziamo a costruirlo da adesso. Prima delle ricette, insomma, procuriamoci l'uovo. E assicuriamoci che dentro ci sia un uovo, non un pulcino.
(Dato che siamo in argomento, vi anticipo fin da ora che i rospi contengono solo rospi: non contengono principi azzurri, neanche se vi consumate le labbra a baciarli)

Certo, a dirla così sembra facile. Quando hai fame e vedi un guscio d'uovo non perdi tempo a verificare se è davvero un uovo o è un pulcino. Però è strano: non vogliamo perdere tempo a capire cos'è, ma poi perdiamo tantissimo tempo a costruirci sopra i nostri castelli di illusioni. Buffo no?


Se vuoi leggere tutta la favola, clicca qui: Carlo Collodi, "Le avventure di Pinocchio".

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