Non è che mi stai psicanalizzando?

Quando una persona scopre che sei uno psicologo o che stai studiando psicologia, la frase che ti senti rivolgere con maggiore frequenza è:
«Oddio, devo stare attenta a quello che dico, sennò poi mi (psico)analizzi!».
Dopo i primi anni, il 99% degli psicologi rinuncia a spiegare le differenze tra psicologo e psicoanalista. e si rassegna a rispondere con un laconico «Ma no, tranquilla». Però è significativo, secondo me, che la gente attribuisca a noi psicologi il potere di comprendere le loro motivazioni più profonde, di mettere a nudo le intenzioni, i desideri, le paure e le ansie che cercano di tenere nascoste nel loro animo.

Per la maggior parte delle persone, quindi, lo psicologo non solo sa ascoltare ed empatizzare ma è capace di fare una diagnosi psicopatologica (le "rotelle fuori posto"). Pur non conoscendo la legge 56/89, la gente si aspetta dallo psicologo esattamente ciò che lo psicologo è abilitato a fare: 
  • "uso degli strumenti conoscitivi e di intervento"
  • "diagnosi"
  • "abilitazione-riabilitazione"
  • "sostegno in ambito psicologico"
C'è una differenza, però: la professione di psicologo è identificata con l'area clinica, lo stare meglio, la guarigione, la "salute" (vedi il video "Chi è e cosa fa lo psicologo").

Gli psicologi lavorano per hobby

Il motivo per cui la gente pensa che lo psicologo "psicoanalizza i matti" nello studio è che non vedono mai uno psicologo nelle riunioni aziendali, nella circoscrizione, in un laboratorio, durante il consiglio comunale, nell'equipe medica, in palestra etc. 
A differenza di quanto avviene all'estero - dove gli ospedali, le cliniche, l'amministrazione pubblica, le aziende private etc. assorbono un'ampia fetta degli psicologi e psicoterapeuti - in Italia nonostante il 97% degli psicologi segua una formazione post-lauream, la percentuale di quelli che riescono a lavorare nel proprio ambito professionale non arriva al 30%.
In pratica, circa 7 psicologi su 10 fanno tutto tranne che gli psicologi. E se da questo 30% escludessimo chi non si sostiene esclusivamente con il lavoro di psicologo, il numero crollerebbe vertiginosamente. Non conosco nessun'altra professione in cui meno della metà degli iscritti all'Ordine lavorano nel proprio ambito. Gli psicologi invece sono costretti a praticare la professione come un hobby (educatori, baby-sitter...)

Lo psicologo italiano: un po' santone un po' praticone

Come ho scritto nell'articolo "Siamo tutti un po' psicologi", tutti sappiamo fare 2+2 e tracciare una linea con riga e squadra, ma non ci sentiamo né matematici né architetti. I motivi per cui lo psicologo da una parte viene visto come un "santone" («non è che mi stai psicoanalizzando?») e dall'altra come un "venditore di fumo" («lo sanno fare tutti») sono molti:
  • l'assenza di iniziative da parte degli Ordini;
  • le norme transitorie che hanno autorizzato alla pratica chiunque in modo indiscriminato;
  • il numero di psicologi vergognosamente alto (3 volte maggiore della media europea);
  • un curriculum universitario più legato a formare un filosofo che un professionista della salute (col paradosso che vengono apprezzati e assunti "tecnici della riabilitazione psichiatrica" con formazione triennale e non psicologi con 6 anni di formazione...);
  • la sovrapposizione tra psicologo e prete, dovuta sia al forte radicamento della cultura cattolica in Italia sia alla psicoanalisi;
  • l'assenza di qualsiasi tipo di preparazione alla libera professione;
  • l'ambiguità normativa rispetto ai compiti e alle funzioni specifiche...
Li ho solo accennati e ne potrei elencare moltissimi altri. La conclusione è che di questa situazione se ne approfittano counsellor, life coach, reflector, erboristi olistici, sociologi clinici, pedagogisti terapeutici, grafologi... Tutta gente che lavora su questo assunto:
«Dato che "siamo tutti un po' psicologi", perché non dovrei svolgere il mestiere di psicoterapeuta e di psicologo? Perché non posso fare diagnosi? In fondo, che ci vuole a "psicoanalizzare" qualcuno?»  

Credi alla magia, babbano!

Quando ci domandano: «Ma che si stai psicoanalizzando?» ci attribuiscono un potere quasi magico. E ognuno di noi, in fondo in fondo, vorrebbe possedere questo potere. La buona notizia è che "il potere" ce l'abbiamo davvero! Non è magico - anzi: è frutto di studio, di analisi delle transazioni, di un continuo lavoro di introspezione e di pratica professionale - ma ce l'abbiamo.
 [Per chi dovesse fraintendere il termine "magia" consiglio di leggere "La struttura della magia" di R. Bandler e J. Grinder].
Il problema, semmai, è che non siamo consapevoli di questo potere o non sappiamo usarlo, per cui ce lo lasciamo rubare dai "praticoni" della psicologia o non risultiamo efficaci. In altre parole, hai il potere ma non lo utilizzi per guarire i tuoi pazienti. Ma questo è un altro discorso.