La Dissonanza Cognitiva: ecco perché ci ostiniamo anche di fronte all'evidenza

Perché molte persone anche quando i dati della realtà smentiscono le loro convinzioni fanno fatica a cambiare opinione?
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Conoscere la psicologia può aiutare a capire alcuni eventi di cronaca oltre che, ovviamente, a capire noi stessi e il comportamento delle persone che abbiamo intorno. Vi siete mai chiesti, ad esempio, perché molte persone anche quando i dati della realtà smentiscono le loro convinzioni fanno fatica a cambiare opinione? Vi siete mai chiesti perché le persone possono essere convinte che fumare fa male, che bere fa male e che guidare in modo spericolato è pericoloso, e continuare tranquillamente a fumare, a bere e a guidare in modo spericolato.

Leon Festinger, uno psicologo americano allievo di Lewin, se lo chiese e si rispose che tutto dipende dalla dissonanza cognitiva.

Primo esempio: i calciatori vendono le partite ma il calcio è pulito

Se cercate su wikipedia "calcioscommesse" troverete scritto che «Nell'estate del 2011, il mondo del calcio italiano fu sconvolto dall'ennesimo scandalo legato al calcio scommesse».
Le partite di calcio vengono vendute da sempre e non sono casi isolati. La differenza sta solo tra quelle che vengono scoperte e quelle che se la cavano.
Infatti ci fu una Scommessopoli nel 1980, nel 1986 e nel 2010 che vide coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A, Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti. Dall'inchiesta di Cremona siamo venuti a sapere che addirittura si vendevano le partite del campionato Finlandese (ma davvero qualcuno segue il campionato finlandese?). Un fenomeno dilagante, insomma.
Guardando l'inchiesta di Riccardo Iacona intitolata "Ladri di calcio", mi sono chiesto:
Ma i tifosi che negli spogliatoi della palestra, per strada, al bar, in ufficio e a scuola hanno portato avanti discussioni piene di dettagli tecnici, classifiche, fuori gioco, operazioni al menisco... davanti al fatto che erano risultati falsi si renderanno conto che i loro discorsi erano fondati sul nulla? Capiranno che tutte quelle ore di discussioni, previsioni e liti possono benissimo essere gettate nell'immondizia?
Mi rispondo da solo: no, non se ne renderanno conto. Piuttosto, minimizzeranno dicendo che sono casi isolati, che la loro squadra (anche se è stata indagata e condannata) è pulita, che è un complotto etc.
Sono tutte tecniche per risolvere la dissonanza cognitiva, ma quella che secondo me la mostra in modo chiaro è quando affermano che in fondo tutte quelle cose messe in ballo nelle discussioni (tecniche, dati, statistiche etc.) valgono anche se la partita è venduta, perché la bravura si vede anche quando i goal sono concordati.
Un po' come se, scoprendo che Billy More faceva solo "scena" perché non cantava lui ma un'altra persona, tu dicessi: «Che c'entra, aveva lo stesso una bella voce».

Secondo esempio: la fine del mondo

Nel 1914 doveva finire il mondo. L'aveva scritto Russell, il fondatore dei Testimoni di Geova. Migliaia di persone ci credettero, vendettero casa, fecero penitenza... Poi non avvenne nulla, e allora Russell si corresse: la fine era per l'ottobre 1915. Lui morì l'anno dopo, ma niente Armageddon.
Il suo successore, Rutherford, disse che era 1925, i seguaci credettero anche stavolta, ma niente. Scusate, ci siamo sbagliati, annunciò allora Knorr: sarà il 1975. Poi hanno rinunciato a dare una data.
Il punto è che milioni di persone anche di fronte all'evidenza non hanno abbandonato le proprie convinzioni.

Lo stesso discorso vale se pensiamo, ad esempio, a quelli che continuano a votare un politico nonostante abbia mentito o rubato, quelli che non vogliono abbandonare una falsa teoria scientifica anche se le ricerche sostengono il contrario, i fumatori medici che continuano a fumare anche se sanno esattamente quanto e come fa male
  • Consigli di lettura: Festinger, Riecker e Schachter, Quando la profezia non si avvera, Il Mulino (una buona presentazione del volume la trovate sul blog Tapirullanza)

Terzo esempio: la regola segreta della slot machine

Paul Watzlawick raccontava questo episodio: venne fatto un esperimento e chiesero ad alcuni soggetti di entrare in una stanza in cui c'era una specie di slot machine e scoprire in base a quale regola uscivano sul display i numeri apparentemente casuali. Ciascuno provò a buttare giù alcune idee su quale fosse la regola segreta. Vennero fatti uscire e fu loro spiegato che i numeri erano proprio casuali, non c'era nessuna regola. Molti di questi soggetti, anche dopo che gli fu spiegato "l'inganno", continuarono ad essere convinti che la spiegazione che avevano trovato era quella giusta e che erano loro, i ricercatori, a non aver capito come funzionava la macchina!
  • Consigli di lettura: Paul Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento, Feltrinelli.

A questo punto, diamo una definizione precisa della "Teoria della dissonanza cognitiva":
La dissonanza (=incoerenza) tra una nostra convinzione e un'altra dimensione della nostra vita provoca un disagio psicologico che ci spinge a ridurla e ad evitare le situazioni che la potrebbero aumentare.
In che modo la nostra mente cerca di livellare la dissonanza? Ovviamente tutto questo avviene a livello inconscio. Le soluzioni alla dissonanza sono due: o cambio comportamento (smetto di fumare, inizio a pagare le tasse, esco dalla sètta religiosa, guido con prudenza etc.) o cambio le mie convinzioni attraverso minimizzazioni, svalutazioni, deformazioni della realtà (fumare in fondo non fa così male, mio nonno ha fumato fino a 90 anni... le tasse è il governo che ti costringe a non pagarle... gli errori della sètta sono prove di Dio, gli altri fanno incidenti perché non sanno guidare etc.).

Perché preferiamo tenerci le nostre incoerenze tenendole a bada con questi "trucchetti" piuttosto che cambiare le nostre convinzioni o comportamenti? Perché tutte queste cose di cui abbiamo parlato (il calcio, far parte di una religione, il marito violento, fumare, correre etc.) ci gratificano a qualche livello e ci garantiscono un tornaconto. Per cui tra il rischio di perdere questo tornaconto e il livellare le nostre convinzioni preferiamo livellare le nostre convinzioni.
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