Laurearsi in psicologia non conviene

Stai pensando di laurearti in Psicologia? Lascia perdere. Quando vai a lezione, guardati intorno: su 10 ragazzi del vostro gruppo solo uno lavorerà come Psicologo. E non è detto che sarai tu. Tutti gli altri faranno lavori per i quali potevano benissimo risparmiarsi 6 anni di formazione e potevano spenderseli viaggiando in giro per il mondo, aprendo un mutuo, investendoli in un bar o in azioni del Monte dei Paschi o mangiandoseli in un ristorante del Gambero Rosso.
Salve, signora, sono uno Psicologo.
...ma certo che è una laurea valida!
Sì è vero, signora, ho quasi 30 anni, ma non è colpa mia: prima la Facoltà di Psicologia durava 4 anni, ora dura 5 anni, e siccome tra il III e il IV anno bisogna scrivere la prima tesi ci ho messo qualche mese in più. Poi siccome la tesi di licenza era sperimentale ci ho impiegato quasi un altro anno. Poi ho dovuto sostenere il tirocinio post-lauream di 1 anno e...
Come dice? No, non ho già esperienze lavorative. Da noi il tirocinio è solo osservativo.
Beh, sì, ha ragione, fare un tirocinio senza fare pratica è una cosa stupida, ma non le faccio io le regole. E comunque non sono "soldi rubati" come dice lei, perché a noi psicologi non ce lo pagano il tirocinio.
Dopo il tirocinio ho dovuto sostenere anche l'Esame di Stato che mi ha portato via quasi altri 6 mesi, ed eccomi qua.
Come dice? Certo che sono disposto a friggere le patatine per i primi 3 mesi. Sì, 300€ al mese vanno benissimo, la ringrazio.    

Valutiamo alcuni fatti

  • Primo fatto: 4 laureati in psicologia su 10 sono disoccupati. Lo dice il Report dell'ISTAT del 2012 (scarica il report), ma non esultate troppo: si riferisce ai laureati nel 2007. E sappiamo tutti che non si tratta di un dettaglio trascurabile: il tasso di disoccupazione in questi 5 anni è passato dal 6,5% (2007) all'11,2% (2012). Dati parziali mostrano che nel 2010 i laureati disoccupati erano il 52.7% (indagine Stella). Oggi, nel 2013, siamo sicuramente arrivati al 60%, se non l'abbiamo addirittura sorpassato.
  • Secondo fattomal comune mezzo gaudio? No. Sempre riferendoci ai laureati del 2007, va notata una singolarità: peggio di noi (che siamo al 36.0%) ci sono solo i laureati del gruppo  geo-biologico (37.4). Gli altri laureati nell'area sanitaria sono nelle posizioni migliori in assoluto: medici e infermieri sono al 4.2%. Perfino i laureati in educazione fisica hanno meno della metà della nostra disoccupazione (16.6%).  
  • Terzo fatto: per dare un'idea dell'incremento del numero di psicologi dal 2007 ad oggi considerate che ci sono stati 3.914 nuovi laureati in psicologia nel 2010, 3.634 nel 2011 e 1.774 2012 (dati Almalaurea). Quasi 9.500 laureati in più solo negli ultimi 3 anni. E, fortunatamente per loro, nel frattempo non sono morti così tanti psicologi né in così tanti sono andati in pensione.
  • Quarto fatto: per i laureati nel 2011, la media degli stipendi l'anno dopo è di 1.337€ al mese. Non male, eh? Ma a chi è laureato in Medicina va molto meglio, ha un guadagno medio di 1.894€. A questo punto potreste sentire l'impulso a compatire chi si è laureato in Conservazione dei beni culturali, che guadagna intorno ai 1000€. Ma non piangete per loro: compatite piuttosto voi stessi, perché gli psicologi guadagnano in media 766€ gli uomini e 591€ le donne.
  • Quinto fatto: sempre da Almalaurea scopriamo che il 76% dei laureati in Psicologia che lavora dichiara che per il lavoro che svolge non è necessaria la laurea
Ora, proviamo a tirare le somme di questi fatti: chi si laurea in psicologia acquisisce una formazione che non è spendibile sul mercato del lavoro. È la peggiore formazione possibile per cercare un lavoro (insieme alla geo-biologica), e ciò significa che non fornisce conoscenze e competenze trasversali da poter impiegare anche in altri settori. Studi, studi e alla fine esci che hai in mano un pugno di mosche.

Ma la psicologia è anche il settore che assorbe meno laureati, inferiore anche a Lettere, Filosofia ed Educazione Fisica. I pochi fortunati psicologi che lavorano hanno uno stipendio miserrimo, il più basso tra i laureati, e solo il 10-15% lavora per quello che ha studiato.

Questa è la diagnosi. Ma manca l'eziopatogenesi. In altre parole: perché le cose stanno così? E cosa le mantiene in essere? Nei prossimi articoli cercherò di approfondire le cause di questa situazione professionale desolante. Intanto dite cosa ne pensate.

PS. Il fatto che oggettivamente non è conveniente non significa che non va fatto. L'articolo da qualche cifra per fare una scelta consapevole. Sul piatto sx della bilancia hai questi dati. Sul piatto dx la passione, l'interesse, l'entusiasmo, la fiducia nelle tue capacità. Se continua a pesare di più il piatto dx, allora studia con passione e impegno e sarai un ottimo psicologo!

Commenti

  1. Posso tristemente confermare, visto che sono a due esami dalla laurea specialistica proprio in psicologia (alla Sapienza). E' una visione un pò negativistica ma purtroppo molto realistica. L'unica cosa che posso correggere è che il tirocinio non è solo osservativo, ma anche pratico. Almeno, così è stato per me (6 mesi nel Centro diurno di un CSM Asl) e per molta altra gente. Purtroppo l'Università in generale è diventato oggi un "parcheggio" per tantissima gente. L'eziopatogenesi? La diffusione dello studio, dettata dalla immotivata (o motivata da credenze e speranze ormai anacronistiche) convinzione che avendo una laurea si avrà un buon lavoro, la praticamente nulla connessione dell'università con il mondo del lavoro, il costo dell'iscrizione a una successiva scuola di specializzazione (nell'articolo non se ne parla, ma per poter aspirare davvero a diventare uno "psicologo" come ce lo si immagina comunemente, col proprio studio e i propri clienti, bisogna fare una scuola di specializzazione successiva all'università, della durata di 4/5 anni e del costo complessivo di circa 25/30.000 Euro.). Non so come andrà, la materia è affascinante e offre molti spunti di crescita, di sviluppo e di applicazione da farmi comunque continuare a essere positivo riguardo il mio futuro da psicologo. Vi farò sapere fra qualche anno.

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    1. Innanzitutto, in bocca al lupo per questo primo traguardo, Lucangelo!

      Sì, in base alla legge (DM del 13.01.1992 n.239) il tirocinio dovrebbe essere pratico e professionalizzante, nella realtà vengono affidati ai tirocinanti compiti segretariali o assistenziali (per i quali non servirebbe la laurea e che non passano alcuna abilità specifica della professione di psicologo). Ma ci sono sempre le eccezioni come la tua, per fortuna.

      La diffusione dello studio in realtà è in controtendenza: negli ultimi anni le statistiche dicono che ci sono sempre meno iscritti all'università. Le altre motivazioni che proponi come eziopatogenesi mi sembrano molto pertinenti: ne ho parlato più volte e tornerò a parlarne prossimamente.

      Mi trovi d'accordo soprattutto sulla questione specializzazioni, che mi suscita molte perplessità. Ad esempio: in base a quale studio "evidence-based" è stato stabilito che la formazione in psicoterapia debba durare 5 anni anziché 4? O è perché così le Scuole hanno 3.500-4.000€ in più?

      Faccia sapere come andrà la tesi e di nuovo in bocca al lupo!

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    2. ciao carissimo. la psicoterapia è una cosa diversa dalla psicologia. se vuoi fare lo "psicologo" non hai bisogno della scuola di specializzazione. Che poi non ci sia committenza per lo psicologo,e che quindi ci sia bisogno della specializzazione per accedere al mercato del lavoro, è una triste realtà.
      pis ellov

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    3. Benvenuto, Tony!
      Se t riferisci alla frase di Lucangelo «(il costo dell'iscrizione a una successiva scuola di specializzazione (nell'articolo non se ne parla, ma per poter aspirare davvero a diventare uno "psicologo" come ce lo si immagina comunemente, col proprio studio e i propri clienti, bisogna fare una scuola di specializzazione successiva all'università, della durata di 4/5 anni e del costo complessivo di circa 25/30.000 Euro.)» penso che alla fine diciate la stessa cosa.

      Non è del tutto vero che si lavora solo con la "specializzazione" ma ancora siamo anni luce dal riconoscimento dello psicologo come professione. A partire dagli stessi psicologi. Una specie di "psicologofobia interiorizzata" :)

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  2. Sono numeri che fanno male davvero, li conosciamo molto bene perché ormai i nostri blog ne parlano e analizzano quasi in modo assordante rispetto all'incredibile silenzio dell'Ordine, della Facoltà, dei professori universitari, dei tantissimi psicologi che tacitamente si mordono la lingua per la scelta fatta.

    Eppure, come sottolineato nella discussione su Google+, la psicoloiga è scorrettamente ridotta alla clinica, alla specializzazione psicoterapeutica. Svuotata di forza professionale, concepita come una elaborata riflessione fisolofica sull'uomo, è abbandonata ad una forza di inerzia costituita da centiania di ragazzi che ogni anno si iscrivono, professori che continuano a rimanere ancorati a concezioni preistoriche della psicologia, istituzioni culturalmente anacronistiche per questo genere di questioni.

    E però, prendendo spunto da alcuni casi personali, molti psicologi sono pienamente complici di questa situazione. Molto spesso mi accade di colleghi che lavorando in un ruolo appena parapsicologico (operatore sociale ad esempio), si comportano e discettano "come se" la sanno lunga e nello stesso tempo tirando un sospeiro di sollievo quando si tratta di affrontare casi clinici sul serio. In effetti, c'è da chiedersi: "come" sono stati preparati? Son pronti ad afrontare situaizoni limite? Perché la psicologia nell'ampia gamma delle sue applicazioni è terreno di situazioni limite, durissime, dolorose, tossiche, complesse: dal colloquio in un carcere, alla famiglia psicotica, alla risoluzione di problemi criptici di un'azienda o di una scuola.
    E' la psicologia, bellezza! Cosa ti aspettavi?

    Un'ultima osservazione: la psicologia è molto più dei manuali e delle migliaia di nozioni appartenenti alla storia della psicologia. Lo sappiamo bene, ed è nostra responsabilità ribadirlo e divulgarne la validità e utilità sociale di questa disciplina così bistrattata dall'uomo comune, dall'Istituzione, dallo psicologo stesso.

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    1. Torniamo di nuovo sul tema delle specializzazioni: in cosa si specializza realmente uno psicologo? E, in ultima analisi, cos'è oggi la psicologia? Sembrano domande banali, ma come sanno i miei lettori io sono convinto che la formazione attuale non renda i laureati dei professionisti ma dei pulcini che aspettano pigolando nel nido che gli venga gettato il cibo nel becco... E di chi è la colpa? (è il titolo del mio prossimo articolo sull'argomento)

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  3. La psicologia campa di psicologia e di psicologi desiderosi di fare gli psicologi e che quindi sono disposti a pagare per poterlo fare.
    La psicologia clinica è quella che affascina di più, poichè vorrebbe, nella versione più psicotica e delirante, guarire con la parola... ricorda qualcuno?
    In effetti alcuni casi si guariscono con la parola, ma non tutti. Nei casi *seri* c'è bisogno della collaborazione con altri esperti che hanno strumenti diversi. Lavora chi riesce ad integrarsi ed a comprendere la reale portata della conoscenza psicologica.
    Siamo tanti perchè la principale fonte di benessere è la formazione: i professori universitari per mangiare devono formare, ed i futuri psicologi sono un popolo desideroso di formazione e di sostegno psicologico! ;)
    Idem tutte le scuole di formazione post universitaria!
    Comunque, da sola la facoltà non basta... conoscere la struttura della mente di per sè, senza avere nozioni specifiche in altri campi serve a poco, dato che poi lo psicologo ha la conoscenza della struttura della mente, ma poi mancano i contenuti... gli altri hanno, la maggior parte i contenuti, ma non conoscono bene la struttura.
    E poi, l'esperienza, aiuta molto, ma quella la costruisci con gli anni.
    Immaginare, è solo l'inizio: bisogna fare.

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    1. Proprio così, Fernando: come scrissi nell'articolo Aiuto! Arrivano gli psicologi cinesi! uno dei (vergognosi) rimedi alla crisi della professione psicologica è la cannibalizzazione.

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  4. Sono pochi gli psicologi dipendenti, questa figura nasce come libero professionista e vi posso assicurare che dopo la laurea chi sviluppa un progetto professionale riesce a lavorare .Io ho amici che hanno iniziato a lavorare propio quando è iniziata la crisi e nessuno di questi fà la fame, anzi quadagnano abbastanza bene , alcuni lavorano come consulenti aziendali e hanno incarichi di 300 euro al giorno. IL LAVORO VA CREATO NON CERCATO.METTETEVI IN GIOCO,PROPONETE PROGETTI,STABILITE RELAZIONI e vi accorgerte che il lavoro c'è

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    1. Sì, gli psicologi dipendenti sono sempre meno. Negli ospedali, nelle scuole, nelle carceri, nelle società sportive e nelle aziende vengono assunti sempre meno.
      L'idea di fondo che bisogna darsi da fare e non aspettare che il lavoro piova dal cielo la condivido in pieno.

      Permettimi, però, di essere franco, nonostante tu abbia scelto di rimanere anonimo: trovo qualunquista, superficiale e profondamente offensivo dire che "il lavoro c'è basta crearselo" e che se non lavori è perché "non ti sei messo in gioco, non hai proposto progetti e non hai stabilito relazioni".

      Lo trovo offensivo nei confronti delle centinaia di persone che ogni settimana perdono il posto di lavoro, nei confronti dei tantissimi imprenditori che sono costretti a chiudere dopo aver dato fondo al patrimonio personale, nei confronti delle migliaia di giovani che sono dovuti emigrare per lavorare.
      Lo trovo offensivo, soprattutto, nei confronti di chi si è suicidato a causa della mancanza di lavoro. E, stando alle statistiche, sono moltissimi.

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  5. Grazie per la risposta, cmq credo che di offensivo nn ci sia niente , la mia era solo un'opinone un messaggio motivante per i neolaureati, nella vita bisogna essere propositivi, ottimisti ,non mollare mai, bisogna stringere i denti che prima o poi ognuno raggiungerà a propi obiettivi, un bacio a presto

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    1. Grazie del confronto, mi dà l'occasione per precisare meglio ciò che penso riguardo all'argomento del post.
      Condivido il desiderio di motivare e spronare. Demoralizzarsi o diventare cinici non è mai una soluzione. Tuttavia neanche l'atteggiamento opposto è utile.
      Ripeto: è ottimo dire "datevi da fare, ragazzi!", ma provi a ragionare nell'ottica di chi si fa in 4 per cercare lavoro, di chi è stato licenziato o di chi è dovuto andare all'estero: dirgli "il lavoro c'è e se non lavori è perché non fai abbastanza" mi sembra poco corretto. Soprattutto se viene detto in maiuscolo (scrivere IN MAIUSCOLO nel web equivale ad urlare).

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  6. Che il pubblico non assuma più psicologi è ormai storia e che io ricordi i numeri non sono mai stati tali da tranquillizzare chi si cimenta in un percorso formativo così vasto e allo stesso tempo caotico. E' proprio questo caos, generato dai numerosi campi in cui è spendibile la nostra figura, che spesso offusca la vista e non favorisce quel lavoro di rete (di cui parlava Anonimo, sperando di interpretare bene il suo pensiero) fondamentale per reagire al dato di fatto che posti statali per gli psicologi non ce ne sono, almeno nel nostro Paese (se la Sanità e i medici sono in crisi con stipendi e assunzioni bloccate, quale posto pensate che occupi la psicologia?!). Credo quindi che essere realisti e obiettivi (a volte anche una punta di cinismo serve a smuovere gli animi dei più pigri) sia fondamentale per inventarsi e ricercare nuove prospettive per questo lavoro.

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    1. È proprio così, Guglielmo: uno dei principali limiti della formazione in Psicologia è l'ampiezza dello spettro. Anche per i medici è così, ma a differenza di Medicina, noi abbiamo una sola specializzazione.

      Non spenderò neppure una riga a difendere il "posto statale".
      Ma mi fa indignare e rattristare il fatto che nella sanità pubblica, nei centri per l'impiego, nelle politiche sociali, nei corpi di polizia etc. ci siano pochissimi psicologi e ce ne saranno sempre meno. Perché so bene quanto sarebbe utile alla popolazione.

      Siccome avevo intenzione di scriverci un articolo, mi ha incuriosito la frase sull'inventarsi il lavoro: di preciso cosa intendi? Quali immagini ti vengono in mente? Ci sono psicologi che conosci che si sono inventati il lavoro? (e se sì, quali sono?). In che direzione hai progettato tu di inventare la professione?

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  7. Più che "inventarsi un lavoro" mi riferivo più all' "inventarsi percorsi nuovi per potenziare il nostro lavoro". Come accennavo prima, credo molto nel far rete con colleghi. Nella mia zona, infatti, sono sempre impegnato, con alcuni psicologi e psicoterapeuti, in progetti soprattutto nelle scuola (convegni, incontri informativi che interessano soprattutto il corpo docente e le famiglie). Altra strada da battere decisamente è quella del web (cosa che ad esempio sia io che te facciamo) con blog, riviste online, che permettano uno scambio costante di informazioni ed esperienze con altri professionisti. Pensare di poterfare questo lavoro rimanendo chiusi nelle 4 mura di un ipotetico studio oggi è, a mio avviso, un passo falso. Credo che oggi l'utenza abbia bisogno di conoscere il professionista prima di potersi affidare allo stesso per un consulto o per una terapia, i tempi sono cambiati, gli psicologi e gli psicoterapeuti sono molto più visibili e la gente li cerca; a tal proposito è importante come dicevo prima essere attivi con convegni, conferenze su temi vari e con campagne di prevenzione e diffusione del benessere psicologico (es: sportelli gratuiti di consulenza presso studi medici e farmacie). Può sembrare una strada faticosa ed impervia, ma credo sia il giusto atteggiamento per fare questo lavoro oggi, senz altro il più coerente con il nostro tempo.

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    1. Mi piace il tuo modo chiaro e concreto di ragionare, Guglielmo.
      Concordo con l'accezione di "percorsi per potenziare il nostro lavoro" (anche se io l'articolo lo sto scrivendo sulla "invenzione" del lavoro, per cui non potrò sfruttare le tue indicazioni). Io sintetizzerei il tutto dicendo che vanno trovate parole efficaci.
      Una bellissima poesia in cinese non commuove nessuno, se non parla il cinese.
      Il suggerimento finale mi trova d'accordo solo in parte: penso che le iniziative gratuite come forma pubblicitaria siano poco efficaci. Anche le aziende alimentari hanno smesso di pubblicizzarsi con "gli assaggini".
      Ma dico questo soprattutto perché allo stato attuale di iniziative gratuite per psicologi ne esistono moltissime, ma poi si traducono o in uno sfruttamento unilaterale o in una ingenua asta al ribasso. In entrambi i casi da quello che ho visto in questi anni non si hanno ricadute lavorative reali.
      Le altre iniziative che stai praticando con la tua rete come i convegni, il social web etc. penso siano strade più dignitose e più redditizie.

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  8. Considerando quante energie e risorse sto investendo per diventare psicologo, é sempre dura leggere questi ritratti del futuro professionale (non sei il primo a farne, come ben saprai). Riallacciandomi agli spunti proposti dagli altri commentatori (specie quelli relativi alla vastità/indefinitezza dello spettro di intervento dello psicologo), mi chiedo se un'organizzazione della formazione e dell'avviamento professionale simile a quella presente in altri paesi - ad esempio UK - avrebbe prodotto risultati diversi o meno. A mio parere, l'attuale situazione in cui versiamo é (anche) un problema legato ad una rappresentazione culturale di questa professione: rappresentazione che ha (sempre a mio parere) favorito il fiorire di tutte quelle professioni "pseudo-psy" (counselor etc) di cui parli in un altro intervento su questo blog o il circolo vizioso della formazione perenne e spasmodica che affligge tanti neolaureati psy.

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    1. Hai centrato il punto, Michele.
      Il fatto che la psicologia non abbia vere specializzazioni ha creato un ibrido difficilmente spendibile sul mercato del lavoro. A ciò si aggiunge la cultura italiana che è allergica e insensibile a qualsiasi idea di prevenzione. Siamo il Paese delle "emergenze", delle "toppe", della porta da chiudere dopo che i buoi sono scappati. E, senza cultura della prevenzione, la nostra professione non ha futuro.

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  9. Sono Psicologa e Psicoterapeuta ed alla soglia dei 40 anni sono molto delusa. I dati sono allarmanti e mi chiedo ancora come mai esistano le facoltà di psicologia. Questo è un problema tutto italiano, purtroppo. A breve inizierò uno studio personale e volontario sulle cause e le origini della psicoterapia e del lavoro dello psicologo nel contesto italiano. Inoltre ho deciso di sentire qualche avvocato per capire se ci sono le condizioni di responsabilità di tale "fallimento" da parte dello Stato.

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  10. Molte cose interessanti dette da tutti.
    Valide per tutte le facoltà Italiane, che non formano e sono sostanzialmente
    mandati avanti con programmi assurdi, non informativi e formativi e professori ridicoli.
    Sarebbe interessante sapere le statistiche su giurisprudenza, lettere (!), scienze politiche (!), sociologia (!), matematica (!) fisica e cose del genere.

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    1. È sufficiente cliccare sui link dell'articolo.

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  11. Perchè la psicologia, da quando ha tentato di assimilarsi alle scienze così dette esatte, allontanandosi dalla filosofia e dalle scienze umanistiche si è indebolita, sia epistemologicamente sia applicativamente. La psicologia non coglie la realtà psichica dell'umano. E' una disciplina debile.

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    1. Piuttosto direi che non se ne è allontanata mai abbastanza. Anzi.
      Personalmente, non penso che un paio di corsi di statistica o qualche corsetto di neurobiologia all'acqua di rose (rarissimamente anche di genetica e praticamente mai di psicofarmacologia) possano far sì che la psicologia italiana venga annoverata tra le scienze "esatte".

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  12. Non mi dilungherò in riflessioni e ipotesi, credo che un esempio concreto possa essere altrettanto utile. Vi racconterò la mia esperienza: mi sono laureata in Psicologia nel 2003 (Vecchio Ordinamento) a cui ha fatto seguito un anno di tirocinio per poter sostenere l'Esame di Stato. Seguendo i consigli di chi diceva "Una laurea in Psicologia non è sufficiente", la mia passione e il senso di responsabilità verso questa professione, mi sono iscritta ad una scuola di specializzazione quadriennale (3.500 euro annui più l'analisi individuale obbligatoria a 80 euro la settimana). Altri quattro anni di tirocinio più due di tirocinio volontario (seguivo alcuni pazienti e ho voluto continuare fino alla fine del loro percorso terapeutico). E' arrivato il primo paziente, ma per poter riceverlo in un poliambulatorio che mi "offriva" uno studio, ho dovuto aprire la partita iva. In un anno ho speso più del doppio di quanto abbia guadagnato per pagare l'Enpap. Un altro anno di attesa perché, pur facendo autopromozione presso medici di base, farmacie ecc, i pazienti non arrivavano. Nel frattempo ho tentato di barcamenarmi con lavoretti vari ed eventuali.

    La primavera scorsa ho seguito un corso di apicoltura e quest'estate c'è stato il primo raccolto di miele. Nei prossimi giorni avrò un colloquio per un lavoro come babysitter a 3 euro l'ora.

    Ho 36 anni. L'unica consolazione che mi salva dal baratro è sapere che non sono la sola a cui sono stati rubati anni della propria vita e negato un futuro dignitoso. E questa è la peggiore delle consolazioni

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    1. Auguri per le tue api! Se vorrai pubblicizzare il tuo miele sarò lieto di darti una mano.
      Non so in che zona vivi, ma la babysitter a 3€ l'ora è un furto. Amiche che lo fanno guadagnano di più.
      Ti confesso che leggere il tuo articolo mi ha provocato due reazioni:
      la prima è stata di empatia e comprensione: ti sono vicino, non so che altro aggiungere.
      la seconda reazione è che ho pensato di scrivere un articolo intitolato "Come diventare uno psicologo fallito" ma poi mi sono detto che forse devo far qualcosa di più per cambiare questo stato di cose. E mi sa che inizierò seriamente a pensare di candidarmi all'Ordine degli Psicologi (anche se ho paura che neppure lì si riesca a fare molto).

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  13. Salve collega. I numeri sono certamente da capogiro.
    Nella mia piccola riflessione, penso al mio percorso, con una conclusione tutt'altro che scontata:
    Faccio il servizio militare come volontario in quanto non avevno i soldi per l'università. Inizio a 21 anni. In 4 anni e 9 mesi mi laureo sia alla triennale (110 e pubblicazione tesi) che specialistica (110 lode + pubblicazione tesi). Poi master universitario di II Livello in Psicpatologia dell'Apprendimento.
    oltre 30 articoli su rivieste del settore pubblicati. Due libri sulla diagnosi e l'intervento a scuola nei DSA, altri progetti in arrivo. Ma per fare tutto ciò ho dovuto non solo rinunciare a molto della vita privata (sabati, feste e domeniche), ma anche con chi vede in noi "Privati" il male assoluto (Policlinici e Università). Nonostante cìò il mio lavoro da abbastanza bene. In tutto ciò io credo di rappresentare il FALLIMENTO delle Università Italiane di Psicologia, perchè non ci voglio credere che per poter seplicemenre lavorare, sia necessario tutto questo. Non ci credo. Nei miei convegni, spesso, affermo che è inutile frequentare MaasterUnivertari molto costosi se poi alle fine se non sei di un servizio pubblico sei tagliato fuori (anche per semplici diagnosi). Ai convegni a chi non piacciono queste parole è, forse, solo a coloro che da esse si sentono punti.
    Un saluto e complimenti collega per il tuo lavoro.
    A presto
    gl

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    1. No, l'eccellenza non può e non deve essere il requisito minimo per trovare un posto di lavoro precario.
      Se per fare un lavoro non riconosciuto a livello economico, sociale e culturale ci vogliono 110/lode, master e pubblicazioni, chi ha una "semplice" laurea che dovrebbe fare?
      È ora che il merito - che è uno dei sinonimi di "onestà" - torni ad essere utilizzato come parametro di valutazione. A partire dalle università e dai tanti, troppi laureati (molti incapaci anche solo di scrivere una frase ortograficamente corretta) e dai tanti troppi 110 che fanno vergognare chi quel risultato se l'è sudato.

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  14. Le statistiche purtroppo non dicono nulla in proposito della reale formazione di un laureato in psicologia, della sua cultura e della sua capacità di fare del personal brand. Chi è eccellente e creativo lavora, e non certo a 600 euro al mese.

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  15. Calcolando l'enorme richiesta di persone con malessere e disturbi vari, perchè gli psicologi non lavorano? Forse dovrebbero accorciare il percorso teorico aggiungendo un traning personale. Un percorso psicologico che vada a toccare quei nuclei importanti rispetto al rapporto "da Persona a Persona". Tanti anni Universitari non sevono a molto. Rispetto alla mia esperienza, ne basterebbero tre e poi subito un percorso di psicoterapia teorico-esperienziale per 4 anni( che comprenderebbero il tirocinio, il traning personale da svolgere con sedute individuali e di gruppo, altre esperienze corali di incontri con altri gruppi) . Sono 7 anni di cui 4 di intensa esperienza. Se sei una Persona con tale esperienza stai certo che attrai gente che ha bisogno di aiuto e lavori. Non tutti però sono disposti a mettere in campo la "pelle"! E' molto più facile studiare sui libri universitari, imparare a memoria per poi resettare il tutto dopo l'esame. Purtroppo il 90% degli studenti in Psicologia fa questo. Salviamo però il 10% che studia anche per il piacere di imparare, anche se solo teoricamente,(ma è questo che viene offerto) alcune nozioni di base.

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    1. Concordo pienamente sul fatto che il percorso di formazione degli psicologi andrebbe radicalmente riformato. Il 3+2 è stato un fallimento, è ora di riconoscerlo in modo sereno.

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  16. Nuovo bell'articolo, bravo Chris :)
    Ben delinei uno scenario critico e su cui urge intervenire in modo sistemico e partecipato!
    Non siamo ancora un morto che cammina, ma se non ci si sbriga questo sarà l'epilogo. Ci saranno da mettere in campo azioni forti, partecipate e che faranno scontentare alcuni... ma non si può sacrificare una categoria per i sonni tranquilli di pochi ;)

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    1. Grazie, Nicola!
      Inutile dirti che condivido ogni singola sillaba (a parte il "nuovo": l'articolo è di febbraio, non proprio nuovissimo insomma...).
      Ciò che mi preoccupa è la vergognosa mancanza di partecipazione alle realtà dell'Ordine e dell'Enpap da parte degli interessati.

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  17. vero..a sentire dalle tante esperienze lette su internet o da amici..solo che mi chiedo..cosa fa la categoria per promuoversi all'esterno?Mi spiego meglio..In Italia almeno quando parliamo di Psicologia si fa sempre molta confusione..innanzitutto quando parliamo di psicologia parliamo di psicologia clinica, del lavoro, di neuropsicologia o di psicologia scolastica? All'esterno, nel mercato del lavoro, nelle aziende.. quanti davvero conoscono queste 'Psicologie'?? Quanti invece sono ancora legati all'idea dello psicologo e del lettino stile Freud (per non parlare di meri opinionisti televisivi)? E poi.. all'interno di psicologia clinica esistono miriadi di orientamenti e scuole..quanto sono conosciute all'esterno? Nel campo della medicina tutti a livello generale sanno che un cardiologo si occupa di una cosa e l'anestesista di un'altra..Nell'ingegneria a parte sporadici casi (Biomedica) troviamo diversi albi professionali a seconda della specializzazione..e comunque lo sappiamo che l'ingegnere edile costruisce case mentre l'informatico si occupa di computer.. Ma gli per gli psicologi? Come siamo visti all'esterno dai clienti/utenti/altri/società in generale? Siamo visti come opinionisti da salotto tv, come professionisti della salute, come professionisti del benessere? Sono una laureanda in Psicologia delle Organizzazioni e ho appena terminato un'esperienza di tirocinio. Quando ho detto che studiavo Psicologia del lavoro il commento dei miei colleghi e dei responsabili è stato:' ahhh bene! sei nel posto giusto!sai quanti te ne mandiamo!qua è pieno di gente matta!' ... Ora,dovremmo fare tutti una bella riflessione, ma anche l'ordine dovrebbe farla e pensare che se la situazione è così deve essere risolta..al più presto, visto anche l'alto numero di iscritti che ogni anno iniziano tale percorso di studi..Marketing? Riordino dell'albo professionale? Modifica del percorso univeritario (stile francesce, con tirocini quasi ogni anno).. ad oggi la mia situazione è che non so neanche se fare l'esame di stato, visto che non solo mi lega un anno a un tirocinio gratuito ma mi darà il titolo di Psicologa che ripeto, in Italia almeno ti dà il titolo di Psicologo inteso, dai più, come clinico..e sinceramente..dopo una specialistica e 6 anni di studio vorrei che sul mio biglietto da visita ci fosse scritto 'Psicologa del Lavoro' dato che è così che mi definirei a livello professionale ed è il campo che ho scelto.. Mi auguro vivamente che tutti uniamo le nostre forze e le nostre idee per cambiare questa situazione, per fare chiarezza..insomma! tale figura professionale dovrebbe essere centrale soprattutto in un periodo di crisi..e invece senti che aumenta il consumo di psicofarmaci!oppure che nella selezione del personale sono impiegati laureati in lettere, scienze politiche e filosofia!..e soprattutto snelliamo il percorso per l'accesso al titolo..5 anni di studio, 6 tra tirocinio ed esame se ti va bene..e poi master o scuola di specializzazione..insomma quando pensiamo di entrare a pieno titolo nel mercato del lavoro??quando saremo troppo vecchi per lui??

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    1. Più o meno nei commenti sopra ti ho dato ragione una decina di volte :)
      Sono d'accordo con te. Le due priorità per la formazione sono:
      1. che sia professionalizzante. Sul serio, non sulla carta. Con corsi di marketing per l'autopromozione (so che Nicola sarò contento);
      2. che sia specializzante: i percorsi se vogliono essere efficaci vanno distinti in modo reale e vanno fornite conoscenze e competenze reali per ciascun ambito. E poi basta con questa specializzazione che specializza solo in psicoterapia. E tra l'altro non in psicoterapie (che so: terapia dei traumi, terapia infantile, terapia dist. sessuali, dist. alimentari etc.). Sono piuttosto dei mausolei dedicati alla memoria di qualche psicologo del passato. Una specie di monumento ai caduti per psicologi. Io infatti li definisco "fan club": il fan club di Freud, il fan club della Klein, il fan club di Winnnicott, il fan club di Berne, il fan club del cognitivismo...

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  18. PS. Ma perché scrivete da Anonimi?
    Mettete il vostro nome, o inventatevene uno. Sembra di stare in un sito di narcotrafficanti!


    Almeno all'Anonima Alcolisti dicono il nome ("Ciao sono Alberto" "Ciaaaao Albeeeertooo").

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  19. Salve a tutti. Una provocazione: ma di quale psicologia state parlando? La psicologia non esiste più e di conseguenza gli psicologi. Non c'è formazione specifica, i 2 anni di specializzazione sono inutili, la maggior parte delle università non fa ricerca e non si rinnova, anzi tende a chiudersi sempre di più; per avere un abilitazione bisogna fare tirocini a volte vergognosi e un esame di stato che non ha più senso di esistere, come del resto gli albi(presenti solo in Italia). Quando ero più giovanotto e dovevo scegliere la scuola superiore si diceva, se non sai bene cosa fare prendi lo scientifico...ora lo si dice per psicologia,vi porto l'esempio di L'Aquila: flotte di ragazzi confusi 200, 300 iscritti l'anno in un solo ateneo che poi "giustamente" pretendono di lavorare, si trovano davanti professori per la maggiore provenienti da biologia che gli fanno studiare fino alla morte il cervello e le sinapsi. Questa è la psicologia? Però nessuno si lamenta perchè gli dicono che quella é la psicologia. Cosa pretende di fare uno psicologo in quest'epoca post-moderna a confronto della enormità di professioni molto molto mirate e dirette? Muore di fame. Tranne se non ha chi può sostenerlo economicamente nel suo delirio "io guarisco la gente", un delirio che se va bene dura almeno 5 o 6 anni.
    Io sono convinto che il lavoro con la psiche è un lavoro artistico, e l'arte sta scomparendo, tuttavia con l'esperienza si può imparare qualsiasi cosa. Ma questo è un cane che morde la coda.
    Buona giornata.

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    1. Accetto volentieri la provocazione. Anche perché non è poi tanto provocatoria, purtroppo: il percorso di studi si dovrebbe adeguare alle nuove professionalità dello psicologo. E magari anticiparle. Ma questo ancora è fantascienza.

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  20. Mi lascerò andare a un piccolo sfogo.
    L'articolo è, come già stato detto, deprimente per chiunque si cimenti nello studio della psicologia. Che poi quale studio...?!
    Io sono una giovincella. Ho 21 anni e sono al secondo anno di psicologia. Studio psicometria, psicologia dinamica, psicologia fisiologica e non prendo certo tutti 30...ma se mi mettete davanti un adulto che richiede aiuto psicologico so intervenire meglio di un 30enne in procinto di specializzarsi in clinica. Questo per via della mia vita, della terapia che faccio da tempo, del volontariato, della mia passione per i meccanismi intricati di difesa della mente. Seguo, anche se vengo criticata per questo, dei coetanei che hanno bisogno di un sostegno e di qualcuno che permetta loro di vedere altre prospettive e che sono a loro volta seguiti da psicologi statali (preciso la parola statale solo per sottolineare il fatto che non tutti possono permettersi un servizio privato) e raggiungo i medesimi risultati di una terapeuta. Ma questo non mi verrà mai riconosciuto, perchè non uscirò con 110 e lode, forse non sarò eccezionale e riconoscibile a livello accademico come diceva un ragazzo sopra, senza contare che mi mancano altri 8 anni di studio "a vuoto" prima di implementare ciò che sono già portata a fare. Dico a vuoto perchè 8 anni sono lunghi e non è studiando sui libri che si diventa analisti della mente e della realtà! La formazione dello psicologo è, in italia, un fallimento! Il terapeuta (e dico terapeuta, non psicologo in generale, perchè come avete già detto voi ci sono diverse aree perfettamente distinguibili, come per le professioni sanitarie) dovrebbe avere una facoltà a sè, di massimo 3 anni intensivi + 2 di tirocinio PRATICO e specializzato nelle varie aree di intervento (infanzia/adolescenza/età adulta, psicopatologia/counselling) e iniziare a lavorare affiancato ad un professionista. Lo psicologo del lavoro, per esempio, dovrebbe avere un corso a parte e soprattutto NON essere sostituito da studenti di scienze politiche indirizzo ORU. Parlo da studentessa. Mi sento come fossi intrappolata in un castello e stessi cercando di raggiungere urgentemente l'unico bagno presente nella torre più alta, quando avrei potuto entrare in un piccolo appartamento che ha tutto il necessario a portata di mano...non so se rendo l'idea.

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    1. Purtroppo finisce pure che il bagno nell'ultima stanza dell'ultimo piano della torre sia anche guasto...
      Io da sempre sposo l'idea di due (o tre) diverse facoltà, con diversi sbocchi professionali. L'università ha il compito di abilitare alla professione chiunque, anche se non ha doti personali o esperienziali come le tue. Ma questo, attualmente, è un'utopia che va colmata da ulteriore costosa spesso inefficace formazione post-lauream.

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    2. Purtroppo finisce pure che il bagno nell'ultima stanza dell'ultimo piano della torre sia anche guasto...
      Io da sempre sposo l'idea di due (o tre) diverse facoltà, con diversi sbocchi professionali. L'università ha il compito di abilitare alla professione chiunque, anche se non ha doti personali o esperienziali come le tue. Ma questo, attualmente, è un'utopia che va colmata da ulteriore costosa spesso inefficace formazione post-lauream.

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  21. che tristezza e che desolazione. tra pochi giorni sosterrò l'orale per l'abilitazione alla professione di psicologo, ma tanto a che mi serve? a niente. mi hanno sempre detto che se volevo comandare avrei dovuto studiare, ma a me sembra che giusto a un pugno di mosche potrei comandare. se potessi tornare indietro certamente spenderei i soldi diversamente per non parlare poi dello stress esami correlato! vorrei tanto specializzarmi ma i soldi non li ho perchè non ho un lavoro e non ho esperienza ma solo un mucchio di nozioni in testa. non ho un lavoro, non ho esperienza, non ho soldi, ho sprecato i migliori anni della mia vita ma non farò il lavoro che ho sempre sognato: la psicoterapeuta. certo che me la sono proprio giocata male questa partita. buona vita a tutti.

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    1. In bocca al lupo per l'EdS! Sono convinto che la prova orale sia andata bene e che ora siamo colleghi. Lavorare come psicologo non è affatto facile, ma se il tuo sogno è fare lo psicoterapeuta e sai che ne hai le capacità, ti consiglio di investire tutte le energie nel farlo, perché c'è bisogno di terapeuti motivati e appassionati, oltre che preparati tecnicamente. E anche se il merito non viene riconosciuto in Italia, alla lunga ripaga, te lo posso assicurare.
      Diciamo che più che un consiglio, faccio il tifo per te :)

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  22. Sono laureata in psicologia dal lontano 1982.Dopo la laurea ho fatto volontariato ( senza retribuzione ) per 3 anni presso un C.I.M.
    In questo periodo, ma sono sicura che le cose non sono cambiate, avevi bisogno di un calcio in culo per ottenere un posto di lavoro. Siccome non c'era nessuna intenzione da parte della U.SL. di aggiungermi al libro paga, ho iniziato a fare concorsi a tutto spaino. Ho trovato il calcio in culo, ma per un'altra realta' (il posto fisso ). Ho fatto un po' di pratica privata, ma le spese per mantenere uno studio privato erano gia' troppe per me. Ho quasi 56 anni e 29 di servizio,ho un lavoro che mi da un minimo di indipenzenza economic, ma non mi paice e non mi e' mai piaciuto.Non c'e un settore che mi vada a genio,faccio il minimo indispensabile.Questa e' la mia esperienza con una Laurea in Psicologia con punteggio 110/110

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  23. Che tristezza...mamma mia...che desolazione leggere questi commenti che sicuramente, uno più uno meno, danno un quadro abbastanza realistico della situazione italiana per questa professione... Vi ho "trovati" però perchè in verità sono in un momento della mia vita in cui sento di dover prendere una decisione formativa e vorrei fare quella più intelligente e valida. Mi sono laureata nel lontano 2001 con vecchio ordinamento presso l'università patavina, dopo aver conseguito l'abilitazione, ho aperto insieme ad un'amica un micronido che gestisco tuttora in qualità di educatrice,sostegno alla genitorialità, coordinatrice e amministratrice, il tutto per 1200 euro mensili. Al di là del guadagno miserrimo, riconosco che sia un lavoro bellissimo (e da sempre desiderato) ma anche che sia difficile continuare a svolgerlo bene superata una certa età (mi riferisco alla mansione di educatrice più che altro), quindi sto pensando a 40 anni di iniziare a costruirmi un percorso parallelo che con il tempo mi permetta di TRASFORMARE il mio lavoro, in modo da sollevarmi dal lavoro di educatrice (che attualmente è l'unico a portarmi un guadagno) e dedicarmi a quello del supporto e consulenza per le famiglie, sia per problematiche dei bambini sia di questioni sulla genitorialità (in maniera privata). Ed ecco che non so come completare il mio percorso: una scuola di specializzazione? Sì?...quale è più indicata per applicarsi nell'ambito familiare ed evolutivo? Oppure affidarmi a master mirati? Qualcuno mi può aiutare a farmi più chiarezza con le proprie esperienze o riflessioni? E' indispensabile un percorso dispendioso come quello della scuola quadriennale o posso centrare il mio obiettivo con meno? Cosa mi dite voi? Aspetto pareri e consigli! Erica

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    1. Quando si è di fronte a una svolta vengono coinvolte molte dimensioni, non solo quella lavorativa. Soprattutto a 40 anni. È dura, lo capisco.
      Personalmente, Erica, non ho esperienza di consulenze per bambini o di sostegno alla genitorialità. Speravo che tra i colleghi qualcuno potesse darti un consiglio basato sull'esperienza ma nessuno ha raccolto l'invito.
      Ti dico cosa ne penso io: se la tua intenzione non è di lavorare come psicoterapeuta, non fare una scuola di psicoterapia. Può sembrare banale come consiglio ma molti colleghi scelgono psicoterapia come un tempo si sceglievano scienze politiche o scienze della comunicazione (la logica del "pezzo di carta che non fa mai male"). Se il tuo obiettivo è fare delle consulenze, tenere dei corsi, fare sostegno ti serve una formazione mirata. Data la vastissima offerta formativa nel campo psicologico sono certo che esistano corsi familiari/evolutivi. Ma, come ti ho detto, non saprei indicarti quali né saprei valutarli.
      In bocca al lupo e, se ti va, mi farebbe piacere sapere alla fine cosa deciderai.

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    2. Grazie Christian per la tua risposta e il tuo interessamento che ho apprezzato tanto e già un pò mi hanno aiutata. Hai colto un punto importante: " Il mio interesse o meno a fare la psicoterapeuta" e il tuo consiglio mi è piaciuto. A questo punto però, visto che sembri così disponibile al confronto e dialogo, ti porrei un altro dubbio che ho e che mi blocca ancora di più nel passo: se guardo a me, capisco che mi piacerebbe restare nell'ambito della consulenza e del supporto, identificandomi più come counselor (questo termine che ultimamente gira tanto) e non come psicoterapista a 360. In questo senso ho valutato anche una scuola di Counselor improntata su questo target (perchè mi sembra che a quanto scrivono nei programmi, diano degli spunti pratici e mirati) ma mi domando...dato che a questi corsi accede anche chi esce da una scuola superiore, non è che spendo per un diploma che è inferiore alla mia Laurea...? Ci sarebbero tante cose da dire e su cui mi piacerebbe confrontarmi...

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  24. Grazie mille per la risposta Giordano che mi è stata sicuramente utile, pur non avendone tu esperienza diretta, hai comunque saputo centrare un punto: voler occuparsi di psicoterapia o no e già questo è un primo filtro importante nella scelta. Immaginando di voler restare nell'ambito delle difficoltà dell'età evolutiva e supporto ai genitori e alla coppia, ho valutato anche qualche percorso per Counseling che hanno dei programmi (almeno da quanto scrivono) interessanti perchè mirati al pratico, mi resta però un dubbio paralizzante e cioè che sia poco intelligente spendere per formarmi in una professione che, a logica, è già compresa e anzi superata dalla mia stessa Laurea. Lo conferma il fatto che alcuni di questi corsi (tipo uno che fanno proprio a Roma) sono aperti anche a chi è solo diplomato... Gli argomenti bellissimi...ma è una bolla di sapone? Infine uno psicoterapeuta ha un più ampio raggio di intervento e quindi di "guadagno" secondo te? HELP!!

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    1. Molti considerano la psicoterapia come un ampliamento della psicologia. In realtà è una specializzazione, cioè si approfondisce il focus nel campo delle psicopatologie e dell'intervento di cura. Quindi, se ti interessa un programma di sostegno alla coppia e alla genitorialità non ti conviene fare un percorso che invece è destinato alla cura.
      Personalmente ti sconsiglio di frequentare corsi aperti a non psicologi perché li trovo squalificanti (come se in quel settore aver studiato o no psicologia faccia lo stesso). Come ti ho detto, non ho esperienza di età evolutiva e genitorialità. Se qualche lettore volesse farti dono della sua esperienza ci arricchieremo entrambi.

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  25. Non capisco che senso abbiano articoli simili..tutti a compiangersi (magari anche a ragione) ..Nessuno che posti un commento positivo e come mai?.. Perchè probabilmente chi ha un lavoro soddisfacente non scrive lamenti qui o non guarda questa pagina se non per caso.. Cordiali saluti

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    1. Ti ringrazio, Marco, mi dai l'occasione di spiegare come nacque questo articolo: stavo preparando alcuni ragazzi (ormai colleghi) alle prove dell'Esame di Stato e mi resi conto che non avevano idea dei reali scenari lavorativi che li aspettavano.
      Come mai nessun commento positivo? Credo sia semplice: se un articolo parla di tradimento commentano persone tradite; se un articolo parla della nascita di un figlio i commenti saranno tutti zuccherosi e sdolcinati. In genere funziona così.

      Dato che, mi pare di intuire, la tua esperienza come psicologo è di successo, perché non la racconti? La pubblico volentieri qui sul blog. C'è bisogno di esempi positivi e di modelli che diano fiducia!

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  26. Grazie Christian, sempre perfetto nei tuoi commenti! ...in questi giorni sto andando avanti con le mie valutazioni...Anche grazie ai nostri scambi, ho capito che al momento non mi interessa la specializzazione in psicoterapia...Ho partecipato ad un seminario che tratta il ciclo vitale della famiglia e le sue fasi critiche (la puntata in oggetto era sul post divorzio/separazione) e mi è piaciuto molto...a questo punto il cerchio sembra ristringersi un pò di più. La scelta è tra un master biennale in psicologo scolastico sistemico-familiare (in questo caso amplierei le mie conoscenze nell'ambito dell'osservazione e intervento scolastico) o master biennale per mediatore familiare sempre con orientamento sistemico (approfondirei la dimensione coppia e figli in situazione di crisi). in entrambi i casi mi occuperei del settore di mio interesse: l'età evolutiva e le dinamiche familiari.Qualcuno sa dirmi in quale ambito ci sia più possibilità di crescita? Anche se non sei del settore so per certo che mi saprai aiutare a fare ancora più chiarezza..
    A presto Christian!

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    1. L'approccio sistemico è molto utile ed efficace. Io credo che convenga il master in psicologo scolastico. Purché non sia solo teorico ma ci sia anche esperienza supervisionata e tutoraggio (troppo spesso sono corsi non professionalizzanti ma solo accademici). La mediazione familiare è ormai un campo saturo e nel quale concorrono anche non psicologi.

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  27. Salve Christian, sono una studentessa ,frequentante l'ultimo anno del liceo classico, indi per cui sono sempre più prossima ad iscrivermi ad una facoltà universitaria. Ero indirizzata per la facoltà di psicologia prima di leggere il tuo articolo. Sono molto perplessa sul scegliere questa facoltà e lo sono molto più di prima, perchè pur sapendo del mancato lavoro e dei tanti anni di studio, non immaginavo un tale impegno e i tanti anni anni che a quanto letto dai precedenti commenti sembrano buttati. Non c'è lavoro per tutti e questo si sa, non pretendo di guadagnare soldi a valanghe, ma la domanda mi sorge: "a che servono specializzazioni,tirocini,volontariati, riconoscimenti,premi se alla fine non servono? scusa il gioco di parole ma è la realtà. Ok la passione ma vale la pena sprecare anni della tua vita? perchè dimmi tu se non è così... psicologia non è medicina lo so ma com'è possibile che diventare psicologo comporti molti più anni dello diventare medico?

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    1. Cara Sabry, ora che sei maggiorenne e che hai finito il liceo devi fare delle scelte.
      Puoi usare diversi criteri per pianificare il tuo futuro: la stabilità, il guadagno, la passione, la sicurezza, l'avventura... Questo articolo ti dà alcune informazioni in base alle quali fare la tua scelta.

      Solo un paio di precisazioni: diventare psicologo non comporta "molti più anni": per diventare Psicologo attualmente ci vogliono 5 anni di Università (3+2), 1 anno di tirocinio post-universitario + l'Esame di Stato. Per diventare Medico ci vogliono 6 anni di Università + l'Esame di Stato.
      Se si continua la formazione, le specializzazioni dei medici (cardiologia, dermatologia, estetica...) durano quasi tutte 4 anni durante i quali lavori nei reparti e vieni pagato intorno ai 1200€ mensili. La specializzazione (una sola) degli psicologi è la Psicoterapia e dura 4 anni (5 in pochi casi), non comporta lavoro, non è retribuita ma anzi costa mediamente 4000€ l'anno.

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  28. Lucangelo, 20000euro per chi? er uno che non conosce nemmeno le regole basilari della lingua madre? A La Sapienza si scrive così e negativistica è un aggettivo di sua invenzione. Vada a lavare i pavimenti, sarebbe già un traguardo. Tzè...Roma...

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