Psicologi alle prese con i Social Network: a che tipologia appartieni?

Gli psicologi hanno in generale un pessimo rapporto con i Social Network. C'è chi li usa in modo compulsivo, chi non ne vuole sentir parlare, chi li sopravvaluta, chi li svaluta, chi ne esalta le potenzialità e chi li usa in modo naïf. Fondamentalmente, però, gli Psicologi che usano il web si dividono in 3 categorie:

1. Il Neoconvertito

Lo riconosci immediatamente: ogni 3 minuti posta un nuovo tweet su Twitter, condivide valanghe di notizie su G+ e intasa la bacheca di Facebook con foto banali (tramonti, nuvole, strade grandangolate, autopsie di ciclamini..), status banali ("buongiorno", "faccio colazione", "finita colazione", "piove"...)  e mi piace banali (praticamente a qualsiasi oggetto abbia un pollice blu da cliccare).

Nei casi peggiori il Neoconvertito, pur essendo uno stimato professionista, regolarmente iscritto all'Albo e di età tra i 30 e i 70 anni, si lascia sedurre dal Lato Oscuro della Rete postando compulsivamente:
  • foto di gattini
  • video di gattini
  • frasi celebri
  • frasi meditative
  • cuoricini
  • petizioni (per La Bambina Che Sta Per Morire Ma Ha Un Ultimo Desiderio, per i Poveri Cuccioli di Koala Albino Terrorizzati dai Flash dei Turisti)
  • bufale paleozioche (la Vera Storia del terrorista gentile in aereoporto, l'Autentico Racconto degli abominevoli ingredienti della Nutella, la Testimonianza Verace dello zio contadino che ha visto gli aerei lanciare le vipere per ripopolare l'orbe terracqueo etc.).
  • frasi meditative su foto di cuccioli
  • altri video di gattini.
Alcuni neocomportamentisti spiegano questo fenomeno in base alla teoria del Modeling BMK (noto anche come "modellamento del comportamento molesto dei bimbiminkia").

Il Neoconvertito si chiama così perché fino a poche settimane prima detestava Facebook, ignorava il web e la sua dimensione social si limitava a tre amiche di penna conosciute nel 1982 - delle quali peraltro aveva perduto ogni traccia. Poi, però, gli hanno regalato lo smartphone.

Secondo il modello transteorico di Prochaska e DiClemente, gli Psicologi Neoconvertiti si trovano nel pieno della fase precontemplativa ("Io un problema con internet? Ma stai scherzando?") che ovviamente, essendo psicologi, negano attraverso la più bieca razionalizzazione ("Anche Freud postava gattini su Facebook...", "È noto che Eric Berne era fan di Britney Spears", "Postare 800 status al giorno fa parte della Terapia Breve Strategica", "È il comportamentismo che consiglia di cliccare su mi piace").

2. Il Diffidente

Avete presenti le vecchie che devono salire sulle scale mobili? Ecco: il Diffidente guarda al computer in cagnesco, come se si trattasse di una bestia pericolosa, senza distinguere Facebook, WhatsApp, le newsletter, i blog, LinkedIn...

Per lui ogni pagina web è un potenziale sito porno, e quindi se ne tiene alla larga. Tutto ciò che non era contemplato nel programma di studi del Liceo è considerato una "diavoleria moderna", un po' come le cerniere e l'elettricità per gli Amish.

Lo Psicologo Diffidente non legge la newsletter dell'Ordine, non fa ricerca su PsycInfo, è disinformato su tutto ciò che non comprare sul bollettino ufficiale, possiede un cellulare, ma la metà delle volte lo dimentica a casa o lo porta in tasca spento. È già tanto che nel suo studio si conceda il modernissimo lusso di un ventilatore.

Guai a fargli notare che la rigidità, la sospettosità e l'evitamento di ciò che non si conosce sono comportamenti che non si addicono ad uno psicologo. Potrebbero pensare che anche voi siete in combutta con quelli là che tramano alle loro spalle. Anzi: già lo pensano.

3. Il Serial Publisher

È l'esatto opposto del Neoconvertito e del Diffidente: usa il computer da quando è stato inventato il silicio e conosce a memoria tutte le Auree Regole del Marketing di Successo. In genere il Serial Publisher ha uno o più blog nei quali scrive articoli banali (o copiati) che provvede a spammare su tutti i social esistenti, compresi quelli Armeni e Thailandesi.

Il Serial Publicher fa marketing selvaggio: promette di guarire gli attacchi di panico in 3 sedute, afferma di poter capire cosa pensavamo durante la gestazione solo guardando la prima tavola del Rorschach, racconta guarigioni miracolose e lascia intendere che conosce sorprendenti tecniche psicoterapeutiche. Il fatto, però, che sia presente 24 ore su 24 su Facebook, G+, Twitter e tutti i Social fa sorgere il lieve sospetto che le cose non stiano esattamente così. A meno che non gestisca la sua strabiliante attività terapeutica di notte.

Molti Serial Publisher iniziano partendo in tromba ma poi, vedendo che il web non dà loro la valanga di clienti che speravano di ottenere, nel giro di qualche mese allentano la propria presenza sui Social limitandosi a linkare di tanto in tanto qualche conferenza nella quale fanno da relatori.

Come usare i Social?

Spesso noi psicologi dimentichiamo che i social network sono mezzi di comunicazione. Non sono bombe ad orologeria che ci possono scoppiare in mano da un momento all'altro né sono uno Småland nel quale tutto è lecito e non si corre alcun rischio.
Proprio perché siamo psicologi dovremmo saperli utilizzare in modo intelligente, efficace ed equilibrato. Del resto, anche per il web vale la regola che "scegliere di non comunicare è comunicazione". O no?

Commenti

  1. io semplicemente lo uso; non mi faccio certo usare

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    1. Mi sembra una scelta molto saggia, Elisabetta.

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  2. Articolo interessante, mette bene a fuoco i vari profili del web!
    alcuni di essi richiederebbero sedute di analisi!

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    1. Beh, sono profili umoristici. Ma qualche esemplare molto vicino all'archetipo si può trovare, secondo me.

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