Qualcosa che non puoi trovare in alcuna parte del mondo, neppure dallo psicoterapeuta migliore

Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam soleva raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel, a Cracovia.

Da anni Rabbi Bunam pativa una dura miseria. Una notte gli fu ordinato in sogno di cercare un tesoro nella città di Praga, presso il ponte che conduce al castello reale.
Il Rabbi non era tipo da credere ai sogni e continuò la sua solita vita.
Quando però  il sogno si ripeté per la terza volta, Rabbi Eisik decide di obbedire e si mise in cammino verso Praga.

Arrivato a Praga, si recò al ponte del castello. Quando si accorse che c'erano giorno e notte delle sentinelle, non ebbe il coraggio di andare a scavare. Ogni mattina, tuttavia, andava presso il ponte e vi girava attorno fino a sera.

Un giorno il capitano delle guardie, che l'aveva osservato aggirarsi lì tutti quei giorni, gli chiese amichevolmente se cercasse qualcosa o se aspettasse qualcuno.
Rabbi Eisik raccontò il sogno che l'aveva condotto lì da così lontano. Il capitano rise:
«E tu povero diavolo sei venuto fin qui con le tue scarpe logore per un sogno? Sì, presta fede ai sogni! Allora anch'io avrei dovuto mettermi la via tra le gambe quando una volta mi fu ordinato in sogno di andare a Cracovia e nella stanza di un ebreo, che doveva chiamarsi Eisik figlio di Jekel, dissotterrare di sotto la stufa un tesoro. Eisik, figlio di Jekel! Mi vedo proprio a buttare all'aria i pavimenti di tutte le case laggiù dove una metà degli ebrei si chiama Eisik e l'altra metà Jekel?!».
E rise di nuovo.
Rabbi Eisik s'inchinò, tornò a casa, scavò sotto la stufa, trovò il tesoro  e lo dissotterrò. Con esso fece costruire la sinagoga di Cracovia chiamata "La Scuola di Reb Eisik figlio di Reb Jekel".
«Ricordati questa storia», soleva aggiungere Rabbi Bunam, «e afferra bene ciò che significa: che vi è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, neppure dallo zaddik, eppure vi è un luogo dove la puoi trovare».
Libero adattamento del racconto "Il tesoro" di Martin Buber (I racconti dei Chassidim, Garzanti, Milano 1985).

Lo Psicoterapeuta è come il Capo delle guardie. Tu sei andato lì, nel suo studio, con il sogno di diventare una persona migliore, di poterti liberare dei tuoi fantasmi e liberare le tue energie. E gli chiedi il permesso di scavare.
Ma non è lì che troverai ciò che cerchi.
Però c'è un luogo in cui lo poi trovare.

La differenza con il Capo delle guardie è che lo Psicoterapeuta sa perfettamente di non essere il depositario del tuo tesoro. Però sa come aiutarti a scavare e ti aiuterà a farlo.
E durante il percorso di psicoterapia ti aiuterà a trovare la strada di casa, dove, da sempre, è nascosto ciò che cerchi.

PS. Questo è il caso in cui la risposta è davvero dentro di te, e però è esatta.

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