Come diventare un counselor abusivo

Come si diventa counsellor abusivi? Quali passaggi sono necessari? In questo articolo provo a tratteggiare gli ipotetici passaggi per la trasformazione in counsellor abusivo.
Che vi siano counsellor che esercitano spudoratamente la professione di Psicoterapeuta/Psicologo è un dato di fatto. Che le spiegazioni sulle differenze tra gli ambiti di intervento del counselor e quelli dello Psicologo siano farcite di sofismi linguistici degni di una medaglia olimpionica è un altro dato di fatto. E che la gente che si rivolge ai counsellor venga ingannata in modo immorale e vigliacco da una pubblicità ingannevole è anche questo un fatto universalmente condiviso.
Le divergenze riguardo al counselling riguardano, piuttosto, le percentuali:
I counsellor abusivi sono il 90% o il 10%?
Quale che sia la percentuale di abusivi che immaginate, in questo articolo parlerò di essi ed esclusivamente di essi. Perché, parafrasando Freud e il suo sigaro: «Talvolta un counselor è soltanto un counselor».

Chi è il counselor abusivo?

I counselor abusivi sono quei coach, pedagogisti clinici, consulenti filosofi, mediatori familiari, mentor, danzaterapeuti, musicoterapeuti, reflector, counselor, grafologi, grafoterapeuti, naturopati olistici, iridologi, ipnotisti clinici etc. che fanno colloqui di sostegno psicologico, diagnosi psichiatriche e vere e proprie sedute di psicoterapia individuale, di coppia o di gruppo lucrando su le persone sofferenti e danneggiandole a causa della loro incompetenza.
→ Per non ammorbare i lettori, userò il termine psicologo per indicare tutte le professioni "psy" mentre con il termine counselor indicherò tutte le professioni "pseudo-psy"

Come nasce un counselor abusivo? 

Counselor abusivi non si nasce. Si diventa. La maggior parte sono pedagogisti, sociologi, filosofi o persone che hanno una cultura umanistica.
Nel corso dei propri studi o in una occasione fortuita, il nostro futuro counselor abusivo si imbatte in una disciplina psicologica e si appassiona.

A quel punto si informa se esista la possibilità di approfondire questi aspetti e va ad una Conferenza Gratuita o a un Seminario Introduttivo di counseling, di grafologia, di PNL o di ipnosi. Nel Seminario viene a scoprire che esiste una formazione più sistematica sull'argomento.

Si iscrive, frequenta e gli viene proposto di aggiungere 1 o 2 anni di corso per ottenere il titolo e il diploma.
"Beh",  si dice il nostro,  "perché no? Arrivati a questo punto, tanto vale avere un titolo. Il pezzo di carta serve sempre".
(Nessuno lo avverte che il titolo e il diploma non hanno alcun valore legale e che i termini "master", "università", "diploma" e simili vengono usati in modo surrettizio)

Terminati gli anni di formazione, il nostro candidato counselor abusivo è diventato counselor a tutti gli effetti, ma non è ancora abusivo.

Due tipi di counselor abusivi

In genere viene detto che i counselor fanno "scuolette che durano un week-end o poche settimane". E per alcuni di essi è proprio così. La maggior parte, però, frequenta corsi che durano dai 2 ai 5 anni. E che costano parecchio, sia in termini economici che in termini di tempo, energie ed impegno (che a quel punto ti chiedi: ma se comportano uguale impegno e preparazione, perché allora non ha preso la laurea in Psicologia?).
Trascorsi 4 anni, gli scenari possibili sono due (ovviamente ipersemplifico: nella vita reale gli scenari possibili non sono mai meno di 87): o il counsellor è intelligente e onesto o è disonesto/sciocco.

Se è intelligente e onesto, si sarà ormai accorto di 3 cose:
  1. il titolo che consegue non ha alcun valore e negli stessi anni (e con una spesa spesso inferiore) avrebbe potuto laurearsi in Psicologia;
  2. la formazione che ha è lacunosa e insufficiente per intervenire sui processi psicologici come desidererebbe fare;
  3. la promessa di un mercato del lavoro ricco di opportunità per chi ha conseguito il pezzo di carta è una bugia, pompata per anni dai docenti della scuola.
In questo primo caso, il counselor resta counselor e non si trasforma in counselor abusivo. Alcuni bruciano i libri e si pentono di aver perso tempo e soldi, altri lo considerano un periodo formativo importante ed utile per la propria crescita, altri tentano di lavorare come counselor in modo coscienzioso ed etico, facendo solo ciò che sanno e ciò che possono fare.

Se è disonesto, invece, pur avendo capito le stesse cose di quello intelligente, tenterà di ingannare anche sé stesso raccontandosi che:
  • lui può fare lo psicologo perché ha la stessa preparazione di uno psicologo, anzi, è ancora più preparato e capace;
  • le leggi dello Stato non hanno valore, per cui può fare sedute di psicoterapia, può farsi pubblicità ingannevole, può somministrare test psicologici, l'importante è che non pronunci mai le parole "psicoterapia" e "psicologo" (più che fare il counselor gioca a Taboo, insomma) 
Ma più spesso il counselor disonesto non tenta neppure di autoingannarsi: ha capito la situazione e "mangia la foglia".

Se invece è sciocco, crede davvero che quelle dispense ciclostilate e quelle ore passate in cerchio a discutere come in una riunione dell'Anonima Alcoolisti lo abbiano fornito di tutti gli strumenti teorici e pratici per poter gestire coppie in crisi, difficoltà sessuali, persone che hanno problemi di ansia, di depressione etc. E d è anche convinto che il diploma lo abiliti a fare le stesse funzioni dello Psicologo e dello Psicoterapeuta (sempre senza dire le parole "psicologo" e "psicoterapia", questo l'ha imparato anche lui).

È nata una stella!

Lasciamo da parte lo sciocco e mettetevi nei panni di quello che ha capito come stanno le cose: ha speso migliaia di euro in corsi, stage, laboratori, libri di testo, conferenze... Sabati e domeniche bruciati nella formazione. Ormai è troppo vecchio per riprendere gli studi universitari e fare medicina o psicologia.
Ma, soprattutto, ha un orgoglio da difendere.

L'ingrediente principale per trasformare un counselor in counselor abusivo è l'orgoglio: dopo anni passati a predicare, a polemizzare, a litigare, ad insultare, a deridere, a discutere con la veemenza e la convinzione che solo un neoadepto può avere, con che faccia può ammettere che ciò per cui ha speso weekend e ha rinunciato alle vacanze è fuffa?

Un po' per necessità, dunque, un po' per amor proprio, il nostro counselor si getterà di peso nel mercato del lavoro, cercando di far fruttare gli anni spesi a qualsiasi costo.
Ora, e soltanto ora possiamo dire che finalmente è nato un counselor abusivo!

Commenti

  1. Uhm, mia moglie nutre molti dubbi in merito a questo articolo, spero che intervenga anche lei! ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo spero anche io, il suo intervento sono certo che arricchirebbe il ragionamento. A patto che, però, legga una decina di volte i primi due paragrafi dell'articolo :)

      Elimina
  2. Che dire.. sono laureata in psicologia e credo che invece di stare troppo a polemizzare sulla professione dei counselor dovremmo iniziare a protestare contro la maggior parte delle nostre università che non formano assolutamente specialisti del settore e ringraziare i counselor che ci stanno aprendo gli occhi..Se non fosse stato per i miei interessi a frequentare corsi privati e mi fossi basata sulla "formazione" universitaria uscendo da questi 5 anni di studio non avrei avuto la più pallida idea di chi è e cosa fa uno psicologo!!! è allucinante pensare come i nostri percorsi da studenti in psicologia siano privi di laboratori esperenziali.. Almeno i counselor hanno capito da un bel pezzo che esistono delle tecniche efficaci che chiunque con una buona formazione alle spalle può utilizzare e soprattutto trasmettere agli altri con l'obiettivo di diffondere sempre più una cultura del benessere psicologico che non deriva solamente da un pezzo di carta e che uno psicologo non può essere definito tale solo perché risponde a quelle tre domandine dell'esame di stato che non fanno altro che ingabbiarti dentro un ordine proibizionista e conservatore.Mi scuso se il mio pensiero è abbastanza polemico ma sono dell'opinione che molte delle nostre conoscenze e delle nostre tecniche ovviamente non psicoterapiche debbano essere diffuse a tutti!!! Parlo a nome mio e di altri 50 circa colleghi che si sono appena laureati e si trovano adesso a doversi formare veramente!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non mi sembra un discorso polemico. Piuttosto mi sembra un po' banale. Dire che la laurea non è garanzia di preparazione è un luogo comune.
      Si tratta di usare semplicemente il buonsenso, non ci vuole particolare intelligenza: se tu hai la laurea e hai passato "le tre domandine" dell'Esame di Stato io non mi fido al 100% che sei un professionista valido. Ma se tu non hai la laurea e non hai passato le tre domandine mi fido ancora di meno.

      E ancora - sempre usando il buonsenso - se Giacomino utilizza il linguaggio sviluppato da psicologi, i costrutti definiti da psicologi, le tecniche sviluppate da psicologi, il setting sviluppato da psicologi il tutto imparato in corsi tenuti da psicologi, quale assurda contorsione mentale può portare a credere che Giacomino sia migliore degli psicologi?

      PS. Se intendi parlare a nome di altri la logica suggerirebbe di firmare usando il proprio nome e cognome, non trovi?

      Elimina
    2. Saggia riflessione, ragazza/o!

      Elimina
  3. Penso che non si tratti di considerare Giacomino in quanto counselor migliore di uno psicologo oppure il contrario..credo sia una questione di capire chi sia il più funzionale nella relazione d'aiuto a parità di formazione. A parer mio che ho frequentato prima 5 anni di università e poi 3 anni di Counseling, i secondi sono stati di gran lunga più funzionali dal punto di vista della formazione nel lavoro con i miei pazienti rispetto ai primi. Anche per questo posso dire che non si tratta di un discorso banale o luogo comune visto che ho avuto la possibilità di porre a confronto entrambe le professioni.. Forse gli psicologi che tengono corsi di counseling sono semplicemente più concreti ed abili nel trasmettere le loro abilità, di larghe vedute e poco prevenuti rispetto a coloro che tengono strette le loro conoscenze?
    PS: Considerata la possibilità di poter scegliere ho optato per l'anonimato per ragioni di occupazione ricoperta in struttura pubblica..la stessa che mi mette ogni giorno in contatto con studenti disorientati ed immotivati verso il proseguimento della professione una volta terminato il loro corso di studi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gentile Collega (posso chiamarla collega o ha rinnegato il suo titolo riconosciuto dallo Stato in favore di quello di counselor?),
      io credo semplicemente che la sua esperienza non dimostri quanto sia preparato e capace un counselor che gioca a fare lo psicologo, ma semmai quanto vantaggio può trarre uno psicologo da una preparazione specifica E SUPPLEMENTARE in counseling. Io sono certa che lei sia riuscita a diventare un'ottima counselor ma allo stesso tempo sono certa che abbia messo al servizio di questa nuova professionalità che si è costruita nei 3 anni successivi alla laurea il suo sapere psicologico, acquisito durante i canonici e NECESSARI anni di studio universitario. Il counselor abusivo (perché di questa tipologia di soggetto stiamo parlando) ha scelto la scorciatoia (ne conosco diversi che non possono vantare neanche una cultura superiore di stampo umanistico ma che si sono iscritti alla scuola di counseling dopo il diploma!) o ha "virato" dalla sua scelta originaria...mi vengono in mente alcuni filosofi che, destinati al nulla cosmico in un Paese dove purtroppo il sapere filosofico è snobbato, si "riciclano" psicologi travestiti da counselor! Mi spiace: il counseling per come è praticato e insegnato dalla maggior parte degli operatori del settore altro non è che ciò che noi psicologi chiamiamo con un nome meno accattivante "sostegno psicologico". E chi si avvicina alla professione di counselor saltando lo step degli studi in psicologia non ha il background necessario per operare competentemente e responsabilmente in un ambito così delicato come la salute psicologica. Lo psicologo che invece completa la sua deficitaria preparazione universitaria con una preparazione in counseling ha scelto di acquisire un bagaglio in più di strumenti pratici e spendibili che però poggia su solide basi...

      Elimina
  4. Gent.mo Giordano, devo smentire ciò che lei ha scritto...., conosco molti counselour che hanno frequentato corsi di due, tre anni massimo e che lavorano e hanno ricevuto le capacità necessarie per poter fare questo lavoro, ovviamente hanno frequentato anche un tirocinio questo lei non l'ha scritto nel suo articolo....) e nel tirocinio da loro frequentato si son dovuti MISURARE con casi reali di problematiche. Dovete quindi sapere tutti che il tirocinio dopo un corso di counseling va effettuato per poter anche superare un esame e per entrare nell'albo dei counseling è giusto che lo sappiate tutti. Purtroppo sa cos'è? molto spesso ci sono troppi psicologi al mondo che non trovano lavoro e molti di loro che hanno studiato più dei conselor ancora vagano alla ricerca di un lavoro. Allora da parte dei laureati in psicologia o di coloro che cercano di lavorare come psicologi ma non hanno clienti..., parte l inividia e il timore che i counselor possano rubargli il posto....visto che questa figura counselor si sta diffondendo sempre piu' nel mondo del lavoro e forse non è molto informato, ma in america i counselor sono tantissimi e questa figura per loro non è nuova. E comunque, un'altra cosa della quale lei non ha tenuto conto è la differenza tra psicologo e counselor. Il primo si occupa anche delle patologie serie, mentre il secondo da un approccio su problematiche sociali come la perdita di una persona cara, la separazione da un marito ecc..., ma non si impone con tecniche che non gli appartengono. Poi se esistono counselor poco seri è un altro discorso, ma questa professione è reale e rientra in un albo.
    E c'è un altro aspetto da non sottovalutare...io sono stata in seduta per anni da uno psicologo e spendevo 70 euro un ora solo per parlare...e alla fine ? cosa facevo? parlavo parlavo sempre dei miei problemi e quello muto...ogni tanto dico, ogni tanto, diceva la sua. Il counselor fa lo stesso ma prende meno soldi e conosce le tecniche per entrare in empatia con gli altri. Difatti io con poche sedute di counseling ho speso pochissimo e ora sto bene perchè ho avuto modo di scoprire un utile approccio per vivere piu'serenamente ciò che non riuscivo a vivere prima. Lo consiglio a tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Faccio fatica a rispondere a chi non si firma e parla da Anonimo.
      In breve: le sue argomentazioni contengono numerosissime imprecisioni e informazioni sbagliate/fuorvianti. Inoltre, l'articolo parla chiaramente di chi abusa della professione e non degli altri. Quindi le considerazioni che ha fatto sono fuori tema.

      Elimina
    2. Per la precisione: lo psicologo (che non sia anche psicoterapeuta) non "si occupa anche delle patologie serie", ci mancherebbe....

      Elimina
  5. Sono pienamente d'accordo con l'articolo. I counselor, quasi tutti, con la scusa del "finite le 10 sedute cambio progetto terapeutico e ne faccio altre 10", fanno vere e proprie terapie, che non possono e non sanno fare. Cosa sa un counselor dei DSA? e delle malattie psichiatriche? come sa quale invio fare e quando? Conosco personalmente un counselor che si presenta come dottore (è laureato in scienze politiche, ergo dottore perchè siamo in italia). Credo che questo la dica lunga. I counselor funzionano nel mondo anglosassone dove sono nati, ma in italia, dove tutti sono sempre più furbi del proprio vicino, no. Le scuole di counselling sono un business. Quesgli stessi che ci chiedono cifre altissime per una formazione in psicoterapia, lucrano sul delirio di onnipotenza di altri. Lasciamo poi stare i pedagogisti clinici.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Unica precisazione che vorrei fare è che non è corretto dire "i counselor" e "le scuole di counselling" ma "alcuni couenselor e alcune scuole di counseling" o (immagino che lei la pensi così) "la maggior parte dei counselor e la maggior parte delle scuole di counselling".

      Elimina
  6. Avrei qualcosa da ridire sugli Ipnotisti Clinici, dato che sono psicologo ed ipnotista clinico, ed è proprio l'essere clinico che fa la differenza con l'essere solo ipnotista.
    Poi è necessario distinguere a quale "mediatore familiare" fai riferimento, dato che esiste quella figura che non ha nulla a che fare con la psicologia, ma con l'ambiente giuridico.
    Sulla grafologia le posizioni variano a seconda della normativa europea e del paese di riferimento.

    Una parte del problema è la normativa molto diversa da paese a paese in Europa ed in USA, e la normativa molto vaga italiana.

    RispondiElimina
  7. Fai bene a precisare, Fernando. Ribadisco comunque che qui parlo degli abusivi, non dello psicologo che usa l'ipnosi come tecnica clinica. Allo stesso modo, i mediatori familiari, i coach, i pedagogisti o i grafologi (tecnicamente, peraltro, io sono un grafologo) che non sconfinano nell'abuso professionale fanno benissimo a fare il proprio mestiere.

    RispondiElimina
  8. Dio, quanto è bello e vero questo articolo...
    Andrea (pedagogista).

    RispondiElimina

Posta un commento

I commenti sono soggetti a moderazione. Lo spazio dei commenti non è uno spazio pubblico: vengono approvati solo i commenti che i moderatori ritengono utili e costruttivi rispetto agli argomenti proposti.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

AddToAny