Comunicato stampa del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi: l'omosessualità non è una malattia

A completamento del mio articolo "Sono gay: dottore, sono malato?" riporto il comunicato stampa del 23/08/2013 emanato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi riguardo ad alcune affermazioni sull'orientamento omosessuale come patologia (potete scaricalo qui → comunicato_2013-08-23.pdf).

Le dichiarazioni ufficiali riguardo a questo argomento sono numerose, già nel 2010 ne commentai un'altra dell'Associazione Psicologi Italiani (→Omosessualità e pedofilia: la posizione ufficiale degli psicologi italiani).

Commenti

  1. Il rispetto per la sensibilità e per le scelte di tutti (inclusi gli omosessuali) non deve, ovviamente, essere assolutamente posto in discussione da nessuno. Che l'orientamento omosessuale, in sé e per sé, non sia una malattia psichiatrica (e consenta dunque di mantenere, nella sostanza, la capacità di intendere e di volere) è un dato a dir poco evidente. Ciò che invece nessuno vuole ammettere è che - in quasi tutti i casi - l'omosessualità sia un disturbo nevrotico della personalità, ma al giorno d'oggi - non essendo "politically correct" affermarlo - non pochi specialisti si astengono dal pronunciarsi a riguardo. Ma non bisogna essere specialisti per riconoscere che l'omosessualità è una nevrosi, certo da rispettare come tutte le altre nevrosi, e da curare solo qualora richiesto da chi ne sia affetto, ma senza negare l'evidenza.

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    1. Credo ci sia un equivoco: come ho cercato di spiegare attraverso il normogramma multidimensionale nel mio precedente articolo (Sono gay: dottore, sono malato?) la malattia psichica non consiste solo nel non essere "capaci di intendere e volere".
      Quello è un criterio sufficiente solo ai fini di una perizia in sede processuale.
      Ciò che affermano in modo ufficiale il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi e gli organi rappresentativi di psichiatri e psicologi e pedagogisti - sia nazionali che internazionali - è che l'orientamento omosessuale non è una patologia: non è, cioè, né una psicosi né una nevrosi né un disturbo borderline (per adottare un linguaggio un po' desueto).

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  2. Penso sia importante aggiungere (a quanto scritto sopra) che è fondamentale non sottostare a un orientamento culturale, oggi molto diffuso e influente, che spinge a credere che l'omosessualità sia altrettanto naturale dell'eterosessualità: chiunque abbia occhi liberi da condizionamenti può riconoscere invece che l'orientamento omosessuale sia, quasi sempre (come riteneva Alfred Adler), una risposta nevrotica compensativa a qualche disagio rilevante vissuto nell'infanzia (e – in genere – nelle età evolutive). Compensazione (legata a un complesso di inferiorità) che – in sé – non compromette, come già detto, la capacità di intendere e di volere della persona, ma è indicativa di un disagio di fondo non risolto, e che certo la pratica omosessuale non può risolvere, ma solo acuire. Solo l'eterosessualità vissuta con amore può donare vera gioia, non l'omosessualità.

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  3. In tutta onestà, pur prendendo atto della posizione degli organi ufficiali nazionali e internazionali da lei citati, dr Giordano, mi sembra assurdo che - in sede clinica - si ritengano altrettanto naturali gli orientamenti eterosessuale e omosessuale. Senza voler assolutamente mancare di rispetto verso chi abbia un orientamento omosessuale, come si può ritenere che la polarità "maschio-femmina" iscritta nei nostri geni possa essere una variabile dipendente da altri fattori genetici? Penso che la descrizione fatta a suo tempo da Alfred Adler delle dinamiche psicologiche che possono portare all'omosessualità siano - nella sostanza - tutt'oggi valide e obbiettive, e (tra l'altro) di facile intuibilità.

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  4. Penso sia interessante leggere questa valida ed esemplificativa presentazione del libro "La psicologia dell'omosessualità" di Alfred Adler:

    http://www.centrostudipsicologiaeletteratura.org/adleromo.html

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    1. Dal momento che il volume di Adler "Psicologia dell'omosessualità" è di poche paginette, costa poco più di 1€, è scritto con linguaggio divulgativo e pieno di aneddoti, consiglio di leggere direttamente il testo originale.

      Le teorie espresse da Adler sono datate e fortemente limitate da alcune ignoranze in campo scientifico (scoperte solo successivamente):
      - non si avevano dati sul comportamento sessuale: gli studi sull'etologia sessuale umana verranno iniziati circa 30 anni dopo la pubblicazione del libro di Adler;
      - non conosceva la genetica: il libro è del 1930, la scoperta del DNA del 1953, nel testo infatti si presenta un funzionamento della psiche di stampo ottocentesco;
      - non conosceva il funzionamento del cervello - le moderne tecniche di neuroimaging ovviamente non esistevano e il Nobel a Golgi per la scoperta dei neuroni è del 1906, ma la scienza del cervello era ancora rudimentale, per cui del funzionamento psichico non c'è traccia nel libro di Adler;
      - non era stava sviluppata la metodologia scientifica - le opinioni di Adler erano di carattere filosofico, non verificate tramite metodo scientifico.

      Come posizione filosofica, pertanto, si può aderire a questa come a qualsiasi altra filosofia, compreso il gas cerebrale di Aristotele.
      Dal punto di vista scientifico, invece, la posizione espressa dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi riportata in questo articolo è al momento l'unica sostenibile.

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  5. Ah buongiorno è dal 1976 che non lo è pi...

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    1. Un metodo rigorosamente scientifico in psicologia (in grado di verificare sotto tutti i riguardi – al di là di ogni ragionevole dubbio – ogni teoria o ipotesi psicologica) non esiste e – probabilmente – non esisterà mai. È possibile invece affermare il contrario, ossia che una certa tesi non sia suffragata da adeguate prove “scientifiche”, come nel caso della più che ragionevole affermazione adleriana (“scientificamente” non dimostrata) che l’omosessualità sia effettivamente (nella gran parte dei casi) una nevrosi. Che possano esistere delle eccezioni (casi cioè nei quali l’orientamento omosessuale sia determinato da disfunzioni genetiche), nessuno dotato di ragionevolezza penso possa escluderlo (come non lo avrebbe escluso neppure lo stesso Alfred Adler); ma ciò che all’indagine psicologica e psicoanalitica dovrebbe interessare è il motivo principale e nettamente prevalente che presiede alla genesi dell’omosessualità (ossia l’instaurarsi di un complesso di inferiorità nell’età evolutiva, in particolare nei primi anni di vita), non l’esistenza di qualche eccezione che confermi la regola. Le posizioni (sul tema in oggetto) di Adler non erano semplicemente “filosofiche”, ma basate su osservazioni cliniche, su psicodinamiche osservate direttamente sul campo e personalmente, non il frutto di una filosofia in buona parte astratta, come invece può essere definita, per esempio, l’elaborazione di Herbert Marcuse in relazione alla psicanalisi freudiana (soprattutto in “Eros e civiltà” e ne “L’uomo a una dimensione”): in quest’ultimo caso (appunto,quello di Marcuse), è più che legittimo parlare di un filosofo e sociologo che elabora teorie (anche psicologiche) non vagliate clinicamente, ma non può assolutamente essere detto su uno dei più brillanti psicologi clinici del ‘900. Se è legittimo affermare che non vi sia una prova scientifica ultimativa (sulla falsariga delle scienze naturali) sul carattere – in linea generale – nevrotico dell’omosessualità, vi sono stati nel corso del tempo molti riscontri clinici a riguardo, espressione della pratica terapeutica, evidenziati nel modo più brillante proprio nell’opera di Adler (sviluppati, ovviamente, non solo nel libretto da me citato).

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  6. Non esiste alcuna rassegna clinica, nessun dato di ricerca né osservazione naturalistica né ricerca scientifica che dia ragione a queste tesi di Adler. Queste tesi, pertanto, non sono affatto ragionevoli né c'è alcun motivo per cui chi è dotato di ragionevolezza dovrebbe sostenerle.
    Al contrario esistono numerosi studi che dimostrano il contrario.

    Un indubbio merito del metodo scientifico è quello di impedire l'idolatria intellettuale. In psicologia, come in ogni scienza, le idee hanno valore e vengono condivise se e solo se sono supportate da dati robusti. Che poi queste idee le abbia pronunciate Sigmund Freud o l'ultimo psicologo di provincia non ha alcun peso.

    Poiché svilupperò questo argomento in un mio prossimo articolo dedicato al metodo scientifico, non mi dilungherò ulteriormente sull'argomento.

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  7. Per quanto mi riguarda, nei confronti di Adler (e della psicologia individuale) vi è una stima basata sulle brillanti ricerche da lui stesso condotte, fondate sull'amore per la verità psicologica nuda e cruda (per quanto questa sia conoscibile), non certo idolatria. Come ho già detto nel mio precedente intervento, non penso affatto che il metodo scientifico (che è il metodo adottato nelle scienze naturali) possa applicarsi in psicologia, proprio per la natura "umanistica" (e dunque non riproducibile in laboratorio secondo criteri predefiniti) del suo "oggetto" di indagine. L'indagine clinica può solo evidenziare dinamiche psicologiche rilevanti, ma comunque soggette a interpretazione. Ad esempio, un ricercatore che fosse omosessuale o simpatizzante degli omosessuali riuscirà ad essere davvero obbiettivo di fronte ai dati emergenti dalla pratica clinica? Penso sia legittimo avere qualche dubbio a riguardo. Comunque, gli elementi per arrivare, con fondatezza, alla conclusione che - in linea generale - l'orientamento omosessuale sia generato dalla combinazione di fattori prevalenti di natura "traumatica" (che generano l'instaurarsi di un complesso di inferiorità nelle età evolutive) con elementi costituzionali della persona, ci sono, e ovviamente non solo in Adler.

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    1. L'indagine clinica mostra che non vi è alcun fondamento in questa interpretazione e che queste "dinamiche psicologiche" non sono sostenibili.

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  8. Comunque la si interpreti, l'omosessualità non completa, come l'eterosessualità, i genitali maschili e femminili, infatti l'omosessuale se è uomo, nella parte passiva, deve utilizzare l'ano che è inutile ricordarlo è fatto per espellere non per ricevere, e se ciò accade resta qualcosa di incompleto perché sostitutivo. Non dico che non possa dare gratificazioni, però è una copia e come tutte le copie non arriverà mai all'originale. Per quanto riguarda la donna omosessuale, lei non ha proprio nessuna possibilità di penetrazione dei genitali dall'altra donna, a meno che, come accade, anche lei non trovi dei surrogati come l'essere leccata, manipolata, magari penetrata con falli posticci, eccetera. Insomma ci si ingegna, ma anche qui, pur trovando gratificazioni, esse saranno comunque sempre al di sotto di quelle eterosessuali. Questo per quanto riguarda l'amore sessuale, poi ci si può amare anche psicologicamente, spiritualmente, eccetera, però vale lo stesso criterio di massima integrazione che manca all'omosessuale rispetto all'eterosessuale. Questo non significa essere inferiori, né vuol dire, ovviamente essere discriminati e simili, vuol dire essere, per usare un termine tecnico psicoanalitico molto calzante, psicosessualmente a meta inibita.

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  9. Per quanto riguarda gli studi sulla normalità dell'omosessualità, mi sono preso la briga di valutarli da un pezzo, sono tutte vaghe asserzioni basate su una fondamentale premessa: la naturalità dell'omosessualità, appunto.
    La presunta teoria genetica è infondata, non esiste nessuna prova costituzionale dell'omosessualità, a meno che non si intenda, e qui concordo con Marco Sini, una forma di intersessualità dovuta ad anomalie genetiche. L'omosessualità, nella stragrandissima maggioranza dei casi, ha una base puramente psicologica.
    Certo, bisogna intendersi su questa natura psicologica, perché qualcuno potrebbe sostenere che è naturale, segua uno sviluppo sano come quello eterosessuale. Invece non è così. L'omosessuale basa il suo sviluppo psicosessuale su una devianza dettata da paura dell'altro sesso, così inconsciamente ripiegando sullo stesso sesso ne vince gli effetti.

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    1. Non voglio sembrarle scortese, Sergio, ma il fatto che sia sia preso la briga di valutare questi studi attesta il suo interesse e il suo desiderio di informarsi, e ciò le fa onore.
      Tuttavia quando su un piatto della bilancia ci sono centinaia di ricerche scientifiche, di dati e di esperti e sull'altro piatto c'è la sua opinione personale, converrà che per chiunque (eccetto che per lei stesso, ovviamente) il piatto della bilancia non si sposta di un millimetro.

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  10. Sono contento che, tra le centinaia di argomenti che ho trattato qui sul blog, questo argomento riscuota tanto interesse.

    Ritengo che le posizioni ufficiali della comunità scientifica internazionale e dell'Ordine degli Psicologi (e quindi anche mie) e le opinioni sue, signor Rizzitiello, e del signor Sini siano chiare a chiunque abbia letto questo articolo. Da parte mia considero quindi un'inutile intestardimento proseguire a ripetere le stesse affermazioni.

    Tuttavia, se ciò la rende più tranquillo, le concedo volentieri di scrivere l'ultima parola.

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  11. Diversamente da ciò che accade in molti casi anche oggi, un esempio tuttora valido di un modo di procedere realmente obbiettivo lo troviamo in modo evidente – come ho già detto – nei libri di Alfred Adler, come in una delle sue ultime pubblicazioni, “Il senso della vita” (Grandi Tascabili Economici Newton 1997), dove tratta anche del tema delle perversioni e dell’omosessualità, in particolare nel capitolo 11 (pagine da 103 a 112). È interessante quanto scrive profeticamente a pag. 104 e 105:

    “Il fatto che oggi prevale la tesi dell’ereditarietà delle perversioni sessuali, che i suoi sostenitori parlino di un terzo sesso o sostengano che l’omosessualità è congenita, il fatto che secondo alcuni studiosi sia impossibile correggere queste anomalie proprio perché sono ereditarie, non deve indurci a rinunciare alle nostre convinzioni. Una cosa è certa: gli organicisti nelle loro ricerche sulle modificazioni organiche riscuotono pochi successi. […] Le ricerche di Bran su nove omosessuali hanno dimostrato che in tutti e nove erano presenti gli stessi ormoni che si riscontrano negli eterosessuali. Si tratta di un passo avanti nella nostra direzione. L’omosessualità non dipende dagli ormoni […]”.

    Il modo di procedere di Adler era dunque (per quanto possibile in psicologia e in psichiatria) autenticamente scientifico, e non condizionato – come avviene spesso oggi (ma anche al suo tempo) – da ideologie perverse. Consiglio la lettura di tutti i suoi libri (a partire proprio da “Il senso della vita”), e chi sia libero da condizionamenti riconoscerà la scientificità delle sue argomentazioni, che conservano nella sostanza il loro valore anche oggi.

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  12. Penso sia utile citare un caso clinico per suffragare la ragionevole tesi del carattere prevalentemente nevrotico e “compensatorio” dell’omosessualtà:

    “Un uomo di 26 anni è cresciuto tra due fratelli prediletti dalla madre. Si è sempre sforzato di tener testa alle prestazioni del fratello maggiore, più bravo e fisicamente più robusto di lui. Nei confronti della madre ha assunto fin dall’infanzia un atteggiamento critico e si è appoggiato al padre […]. Il suo marcato desiderio di sottrarsi all’influenza materna e di dominare i maschi è aumentato a dismisura. Ha sempre cercato di ostacolare in mille modi la superiorità del fratello, tanto che ha finito per odiare ogni genere di prestazione fisica perché il fratello era superiore a lui nella ginnastica e nella caccia. Evitava queste pratiche come evitava le donne. Si impegnava unicamente nelle attività che gli garantivano sicuri trionfi. Per qualche tempo ha amato una ragazza però rimanendo estremamente riservato, per cui la ragazza, non apprezzando la sua eccessiva discrezione, lo aveva lasciato per un altro. Il fatto che la vita matrimoniale del fratello fosse felice gli faceva temere di non poter essere altrettanto appagato e di fare una brutta figura. Un esempio del modo in cui si è sempre sentito spinto a contrastare la supremazia del fratello: un giorno il fratello aveva portato a casa dalla caccia una bella volpe dalla splendida pelliccia di cui era molto orgoglioso. Ebbene, per guastare il trionfo del fratello il nostro amico aveva tagliato di nascosto la bianca punta della coda dell’animale. Il suo istinto sessuale ha preso una direzione facilmente prevedibile, vista l’esclusione delle donne: è diventato omosessuale. È stato facile capire il suo concetto del senso della vita. Per lui vivere significa dover essere il migliore in tutto ciò che si fa. Infatti ha sempre cercato di raggiungere la superiorità evitando le prestazioni che non gli assicuravano il successo. Ma, ahimé, si era accorto troppo tardi che il suo partner sessuale si riteneva superiore a lui. Nel corso dei nostri colloqui chiarificatori mi ha confessato che il suo partner era convinto di possedere una forza di attrazione superiore alla sua. […]”. (Alfred Adler, “Der sinn des lebens”, Rolf Passer 1933; trad. it.: Il senso della vita, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma 1997, cap 1, pagg. 24-25)

    Questo, ovviamente, è solo un esempio che illustra la metodologia applicata da Adler, basata su fatti rilevanti e concreti, non su concetti filosofici.

    Vorrei chiarire che quando ho fatto riferimento a “elementi costituzionali della persona” non mi riferivo a tare genetiche, ma a caratteristiche specifiche (non sessuali) del temperamento, che possono predisporre a reagire (soprattutto nell’infanzia) a situazioni traumatiche o molto stressanti somatizzando in modo predominante sul piano sessuale, ossia reagendo all’instaurarsi di un complesso di inferiorità con una devianza sessuale, come nel caso citato.

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  13. Come ho già detto, non commenterò ulteriormente perché i concetti che desideravo esprimere li ho già scritti sia nel testo che nei commenti di questo e del precedente articolo.

    Approfitto per richiamare i lettori ad attenersi con maggiore attenzione alla netiquette riguardo a: pertinenza del contenuto, lunghezza dei commenti, incorporamento di link esterni e di testi.

    → se non conoscete la netiquette, potete iniziare da qui: netiquette 01 - netiquette 02 - netiquette 03

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  14. Caro dottor. Giordano ho scoperto oggi per caso il suo blog e lo trovo molto interessante e scientificamente accurato. In merito a questo articolo specifico sono d'accordo con la sua posizione e, viceversa, abbastanza allibito degli interventi dei sig.ri Sini e Rizzitiello (colleghi psicologi?). In ogni caso credo che la posizione ufficiale ed esplicita dell'Ordine degli psicologi sia la migliore risposta verso certe argomentazioni (che mi fanno venire i brividi).

    In ogni caso ancora complimenti.

    Saluti e buon proseguimento

    Paolo G.
    Laureato in Scienze e tecniche psicologiche (con passione), frequentante la Laurea Magistrale in Scienze della Mente (con passione) presso Università degli Studi di Torino e omosessuale (non nevrotico)


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    1. Grazie per i complimenti, Paolo.
      Sono contento che stia studiando con passione la psicologia, perché il modo migliore per comprendere qualcosa è amarla ("Non si ama se non ciò che si conosce, non si conosce se non ciò che si ama" diceva Agostino d'Ippona). E sono contento anche che non sia nevrotico. Anche lo fosse stato, non sarebbe cambiato il concetto espresso dall'Ordine, perché il fatto che un vegetariano (ad ex Hitler) sia anche un pazzo assassino non significa che tutti i vegetariani sono pazzi e assassini o che lo siano in quanto vegetariani.

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  15. Caro dottor. Giordano ho scoperto oggi per caso il suo blog e lo trovo molto interessante e scientificamente accurato. In merito a questo articolo specifico sono d'accordo con la sua posizione e, viceversa, abbastanza allibito degli interventi dei sig.ri Sini e Rizzitiello (colleghi psicologi?). In ogni caso credo che la posizione ufficiale ed esplicita dell'Ordine degli psicologi sia la migliore risposta verso certe argomentazioni (che mi fanno venire i brividi).

    In ogni caso ancora complimenti.

    Saluti e buon proseguimento

    Paolo G.
    Laureato in Scienze e tecniche psicologiche (con passione), frequentante la Laurea Magistrale in Scienze della Mente (con passione) presso Università degli Studi di Torino e omosessuale (non nevrotico)


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