L'Ordine che vorrei


Dire che desidero una gestione dell'Ordine improntata dal rispetto, dall'aiuto reciproco e dalla collaborazione forse può suonare come retorico. E forse un po' lo è. Ma questi sono tempi strani. Sono tempi in cui è necessario ribadire l'ovvio perché da un pezzo i valori hanno smesso di essere popolari.

L'Ordine che vorrei non è come il Mulino che vorrei.
Nel Mulino che vorrei c'è Banderas che parla alle galline, arrotola le macine una ad una e inzuppa cornetti nella cioccolata senza ingrassare di un etto. L'Ordine che vorrei è, invece, un Ordine possibile. Basta usare un linguaggio nuovo e un modo nuovo di dialogare. Nuovo rispetto a quanto si è visto in passato.

Io credo che anche nel confronto tra idee diverse e talvolta opposte, si può adottare uno stile più adatto alla nostra professione. In fondo siamo psicologi, non rugbystifabbri-ferrai (absit iniuria verbis). A me piacerebbe, ad esempio, che si evitassero gli insulti, le generalizzazioni, le cancellazioni e tutte le altre deformazioni semantiche della peggiore politica degli ultimi anni.

Penso anche che chi dirige l'Ordine non possa utilizzare giochetti linguistici e sofismi per buttare fumo negli occhi in modo che i colleghi non capiscano ciò che avviene nelle segrete stanze. Penso, anzi, che le stanze segrete non debbano proprio esistere.

Una delle cose che mi è meno piaciuta di ciò che ho visto nello stile di conduzione dell'Ordine del Lazio (ma anche in quello Nazionale) è proprio il fatto che venissero fatte delle scelte senza consultare i colleghi, o che venisse comunicata la decisione dopo averla già presa e spesso neppure dopo. Come se si trattasse di una monarchia.

Vero è che spesso noi psicologi ci siamo comportati da sudditi più che da professionisti (vedi le mortificanti statistiche dell'ultimo Referendum dell'Ordine). Le cause sono molte. Ma penso che non ci possiamo più permettere il lusso di perdere tempo ad analizzare le cause. È ora di ridiventare protagonisti attivi della nostra professione. E, prima di discutere nel dettaglio ciò che vorremmo, dobbiamo decidere con chiarezza come lo vorremmo. Se in modo collaborativo o come nel banchetto della sala dell'inferno. Dipende da noi.


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