Truffa Psicoterapia su Groupon: il problema è l'abuso o la pubblicità?

I fatti sono questi: su Groupon una ragazza cagliaritana vendeva un coupon di 3 sedute di "psicoterapia" a 29€.

Groupon in seguito alle segnalazioni ha rimosso l'annuncio, che è stato rimesso semplicemente cambiando la parola "psicoterapia" con "coaching". La foto che vedete qui sopra è quella che la finta-psicologa di Cagliari ha usato su Groupon. Tutto regolare, no? Chi è che non fa coaching sdraiato sul lettino, oggigiorno? Anche Freud, del resto, era un coach, vero?

E l'Ordine che fa? Come tutela la nostra professione? Dov'è quando si tratta di difendere noi e le persone dagli abusi? Sono domande che si stanno facendo tanti colleghi. Questi argomenti però escono fuori solo quando scoppia il caso (tipo la psicoterapeuta che parlava con gli angeli → vedi il video): facciamo pressing sui nostri Ordini di appartenenza affinché vigilino sull'abuso della professione.

Il punto che mi interessa discutere con voi, però, è questo: fare pubblicità alle attività da psicologo è sbagliato e dannoso a prescindere?

Il marketing è antiprofessionale?

In un suo commento +Paola Sacchettino centra il punto cruciale con molta efficacia:
Io però resto interdetta…il problema qui è solo l’abuso di professione? Svendere la categoria con un coupon “offerta speciale”, come si trattasse di una borsetta o un paio di stivali ci fa onore? Ma siamo una catena di supermercati o professionisti seri? L’Ordine dovrebbe chiarire che questa operazione commerciale è scorretta e antiprofessionale in ogni caso, anche se lo psicologo fosse iscritto regolarmente all’albo. Non è il primo che vedo di annuncio simile…
La preoccupazione per l'immagine della professione è sacrosanta e legittima. Dovremmo tutti preoccuparci di più di come appariamo pubblicamente, delle foto che pubblichiamo su Facebook, dei video su YouTube, di ciò che scriviamo e di come ci comportiamo a lavoro etc.

Dal momento in cui ci iscriviamo all'Ordine non rappresentiamo più solo noi stessi ma l'intera categoria e dobbiamo fare il possibile per rappresentarla con onore e dignità.

Fare marketing - sia chiaro - non significa "fregare la gente". Il codice deontologico e il buongusto valgono anche quando preparate il biglietto da visita, i volantini o la pagina web in cui vi pubblicizzate. Credo sia sciocco, inutile e superficiale mettersi qui a ribadire che il marketing
  • non deve essere ingannevole
  • non deve avvalersi di immagini pornografiche o shockanti
  • non deve offendere valori legati a sesso, etnia, religione etc.
  • non deve incitare all'odio e alla violenza
  • non deve contravvenire le leggi dello Stato

Diamo per scontate queste cose, per cortesia. E riflettiamo su questa domanda: «Ogni operazione commerciale da parte dello psicologo è scorretta?».

Alcuni pensano di sì. L'unico mezzo "dignitoso" per per pubblicizzare la professione è il passaparola. O al massimo la targa in ottone fuori dallo studio.

Io credo che si stia facendo tanta confusione: innanzitutto si dà per implicito l'assioma psicologia = psicoterapia. La clinica non è l'unico settore della psicologia. Inoltre, temo che ancora sopravviva un'idea di sacralità della professione che ci danneggia sotto molti punti di vista: trasforma lo psicoterapeuta in santone (quindi rende inefficace la relazione terapeutica), veicola il messaggio che lo psicologo è solo un "guaritore" e non un professionista del benessere.

Certo, se vivete la professione come Sciamani o Madri Salvatrici che soccorrono l'umanità sofferente, allora sono il primo a dire che non potete farvi pubblicità. E non potete assolutamente farvi pagare (sarà anche per questo che gran parte dei colleghi lavora gratis?).

Già, i soldi. Dire che nessuna pubblicità è lecita nasconde un'ipocrisia di fondo: quando il cliente verrà nel tuo studio gli chiederai il vile, fetido, sporco denaro. E magari gliene chiederai anche tanto. E 8 psicologi su 10 non faranno la fattura ed evaderanno il fisco. Però guai a considerare il lavoro di psicologo una professione da pubblicizzare come le altre! Sarebbe svilente.

Altra ipocrisia: nessuno leva gli scudi per i tanti, tantissimi, troppi colleghi che offrono le prime sedute gratis. Eppure sarebbe facile dire che "svendono" la consulenza come se fosse l'assaggino di grana padano negli stand all'Auchan. Nessuno si lamenta delle convenzioni stipulate dall'Ordine nelle quali noi prestiamo a titolo gratuito la nostra professionalità in cambio di... nulla. Oppure degli interminabili volontariati alla ASL, nei Consultori, nei centri clinici etc. nei quali non solo si "svende" gratis la propria professione ma anzi ci si rimette in tempo, benzina etc.


Insomma, prendete una decisione coerente: o vi fate pagare - e quindi è una transazione commerciale per la quale non solo dovete fare marketing, ma dovete fare un buon marketing! - oppure vi sentite investiti di un Compito Sacrale e lavorate gratis aspettando come Motori Immobili che la gente venga a bussare alla vostra porta.


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