Gli psicologi guadagnano a loro insaputa

Siamo il Paese in cui a un ministro pagano la casa a sua insaputa, una suora rimane incinta a sua insaputa e una "dama bianca" si ritrova 24 kg di coca nel trolley a sua insaputa. Non possiamo sorprenderci, allora, se si scopre che gli psicologi lavorano e intascano lauti stipendi senza rendersene conto. Ma stanno proprio così le cose?


Noi psicologi quanto a inconsapevolezza non ci batte nessuno. Abbiamo avuto tutti l'imprinting con l'iceberg primo-topico-freudiano ai tempi dell'università. Non ci stupisce quindi se, leggendo i post del collega +luca mazzucchelli e l'articolo "Psicologi: il fatturato cresce" del mio guru personale +Federico Zanon, scopriamo che non solo siamo una categoria che trova lavoro neanche fossimo venditori di ghiaccioli nel Sahara, ma siamo anche ricchi.

Quest'ultimo aspetto, lo ammetto, mi ha lasciato alquanto perplesso. Ho subito chiamato la mia banca chiedendo di controllare se per caso nella mia camera di sicurezza il livello dei miei gioelli e dei miei preziosi fosse accresciuto. La responsabile mi ha gentilmente ricordato che 1) non ho nessuna cassetta di sicurezza; 2) non ho un conto con la loro banca e 3) la banca non si trova a Diagon Halley e io non sono Harry Potter, per cui, con l'occasione, mi diffidava dal continuare a importunarli.

A quanto pare non ho avuto la fortuna di Scajola e di Formigoni: nessuno mi ha pagato a mia insaputa. Una cosa però è certa: se 1 su 5 lavorano, quegli unici psicologi su cinque che sono ancora disoccupati li conosco tutti. Anche queste sono soddisfazioni.

Psicologi diversamente occupati

Le cifre riportati negli articoli sono incontestabili. Ma la loro interpretazione, come ha giustamente spiegato Zanon, può portare a scenari molto differenti. Si potrebbe pensare ad una progressiva emersione del sommerso, ad un allargamento della richiesta di psicologia, ad un innalzamento delle tariffe o alla inesorabile deistituzionalizzazione dello psicologo che lavora ancora nel sociale e nell'ambito clinico ma sempre più come privato e sempre meno come dipendente. Oppure si potrebbe trattare di un fenomeno da economia sudamericana, e cioè che in Italia esiste un piccolo gruppo di psicologi che guadagna moltissimo (e che controtendenzialmente lo dichiara al fisco) e ciò altera le medie statistiche. Un po' come il celebre pollo di Trilussa.

La realtà che conosco io, però, è fatta di colleghi occupati in lavori non-psy, sottoccupati o disoccupati. In realtà però il termine "disoccupato" non rende l'idea. Questi psicologi sono tutti occupatissimi. Fanno volontariato (gratuito), progetti di prevenzione (a costo zero), sportelli psicologici nelle scuole (gratis), praticantato (eterno e non retribuito)...

Insomma, lavorano e anche tanto. Solo che non sono retribuiti. Sono "diversamente occupati", potremmo dire.

Ma allora mi chiedo: se la maggior parte degli psicologi della nuova generazione sono in queste condizioni, come vanno interpretati questi risultati?
Per ora mi accontento di aver stimolato la produzione di beta endorfine (=sorridere). Nei prossimi articoli condividerò con voi alcune riflessioni sui dati dell'occupazione e dei guadagni degli psicologi.

Se intanto vi siete fatti una vostra idea su quanto guadagnano e su che tipo di occupabilità hanno gli psicologi dite la vostra.