Il dottor psicologo.. (ovvero come ho imparato a sgomitare e ad amare la giungla)

Capita di ascoltare, in risposta a chi cerca di denunciare gli enormi problemi della nostra professione (e non solo della nostra) la frase:
«Il mondo del lavoro è certamente difficile per tutti, ma lottando e andando avanti convinto ce l’ho fatta...” implicando una specie di: “Se non ce la si fa è propria responsabilità».
Condivido che il mondo del lavoro sia certamente difficile per tutti e che sia necessario darsi da fare più di un tempo. E condivido anche che quelli bravi bravi e convinti convinti di solito (ma anche questo fino ad un certo punto) ce la fanno. Ma qui nasce una necessaria puntualizzazione. La concorrenza là fuori non è proprio ad armi pari e quello che manca, essenzialmente, non è il libero professionista di successo (che magari in altri paesi sarebbe ancora più affermato), ma serie possibilità di lavoro. A volte sembra che questo tema scompaia, ma non è cosa da poco.

E se uno non vuole sfondare?

Il successo personale non è il problema di cui si dovrebbe parlare, perché quello dipende da più fattori che pesano in modo differente:
  • capacità
  • convinzione
  • capitale iniziale
  • contatti
  • mentalità auto imprenditoriale
  • visione del mercato
Sono solo alcuni importanti, fondamentali requisiti di chi vuole “sfondare” (che poi in Italia ora sfondare sta diventando avere un lavoro, ma a volte è bello pensare al di fuori di questa crisi). Ma se uno non volesse “sfondare”? Non tutti hanno queste caratteristiche e l'accompagnamento al lavoro è praticamente inesistente; come sono quasi inesistenti i ruoli a disposizione per chi cerca lavoro nel nostro campo.

Quello che manca è, cioè, poter far sì che chi è capace, ma è meno forte negli altri punti, possa funzionare comunque in questa società, magari con posizioni meno di prestigio o in ruoli non libero professionali, ma potendo vivere in modo dignitoso e adeguato. Tradotto: che ci siano possibilità di lavoro in cui le competenze possano essere utilizzate e che si dia una mano alle persone a formare le proprie skills collaterali laddove sia necessario.

Abbiamo invece assistito ad uno smantellamento di queste possibilità dovuto a molte concause e alla fine di tutto questo ciò che rimane sono proprio quelli che ce l'hanno fatta. Molti ci credono, molti vogliono farcela, ma l'idea di società come lotta per accaparrarsi il posto migliore non la condivido. Non nei termini che abbiamo di fronte a noi ora.

La buona volontà a volte non basta

Faccio una precisazione importante: mi ritengo capace, e negli ultimi due anni le cose sono per me adeguate economicamente, ma nonostante abbia questo (sempre nel precariato più insopportabile) non vedo attorno a me un mondo in cui i più capaci vanno avanti per competenze, non c'è questa cosa in Italia e lo sappiamo benissimo. A volte succede, molte altre volte no.
L'impietoso articolo di +Christian Giordano  (“Laurearsi in psicologia non conviene”) e i dati citati parlano da sé.

C’è una crisi spaventosa e questo è vero, ma sicuramente si potrebbero ricavare dei lavori dignitosi per molte persone ragionando in termini più costruttivi. È ad esempio ironico che ora importanti sindacalisti facciano notare che le coop hanno perso il loro originario spirito sociale, per essere diventate aziende a puro scopo di lucro e che marciano sul lavoro dei “costretti” soci (dieci anni fa sarebbe stata una denuncia carina, ora mi sa di enorme presa in giro). Lavoravo nel sociale con riconoscimento professionale e soddisfazione personale, ma quel mondo lì è paralizzante e impossibile economicamente e mi sono reinventato. Magari perdo il lavoro e dovrò andarmene a cercare qualcosa ancora, magari ce la faccio perché sono capace e deciso. Ma magari no e questo non dipende solo da me o dalla mia volontà (che è importante, per carità).

Nella vita – per citare un amico un po' più vecchio di noi – alla fine ci vuole culo. E nel caso di molti di noi l'essere nati in Italia e aver scelto questo mondo (relazione, umani, clinica, persone, comunicazione, gruppi, ecc) è una bella sfiga.

Avvisate gli studenti di psicologia

Circa un terzo degli psicologi in Europa sono in Italia e la stragrande maggioranza di loro vuole fare clinica/ psicoterapia. Perché? Chi lo ha permesso e chi ci ha guadagnato (i famosi “spingitori di psicologi”)? Cos'è che permette a molte persone di arrivare e ad altre no?

Conosco persone capaci e in gamba che ce l'hanno fatta partendo da zero... ma sono molto pochi rispetto a chi ha usato altri supporti. Senza invidie o altro (e togliendo le schifezze clientelari) avere soldi o agganci importanti è il più delle volte fondamentale. Perché magari non sei un numero 1, ma sei un 2, un 3 o un 4… e allora, buttiamo tutto il pacchetto? (“Miti contemporanei: inventarsi il lavoro”).

Ad un ragazzo o ad una ragazza che si affacciano al mondo del lavoro (e ancor prima che scelgono una facoltà) vanno forniti dati, strumenti e accompagnamento. Va detto loro (e andava detto a molti di noi) quale sia la situazione attuale e su che cosa ha senso investire il proprio tempo e la propria vita. Vanno guidati e orientati e vanno alzati i livelli della formazione in modo da far sì che non si possa guadagnare sullo sfornare maree di colleghi volutamente poco professionalizzati e agguerriti come alcuni hanno fatto in questi anni. Si stanno facendo interventi in questo senso, ma ancora troppo poco incisivi.

È imperativo che si inizino a formare persone che si collochino nella società in base a quanto valgono e in base a quanto hanno voglia di fare e possibilmente in base a quello che alla società può servire. Se la facoltà di Psicologia (dimenticando il fatto che le due più importanti non esistono più autonomamente) viene vista come una facoltà facile (e di fatto lo è visti tutti i 110 e lode che sforna), vuol dire che è stata semplificata.

La psicologia è complessa e solo per affrontare alcuni temi di base (rapporto mente-corpo, antinomie epistemologiche, neuroscienze per citare alcuni esempi) sarebbe necessario sbattere la testa su tomi che scoraggerebbero chi non ha voglia o non ha le capacità adeguate.. nessuna persona sana di mente affronterebbe fisica o ingegneria o medicina o matematica come una passeggiata di piacere.. perché psicologia deve essere diversa? Ah già.. così si continua a formare la gente a vita (qua divento acido, ma sempre con il sorriso :-) ).

In conclusione

Fuori dalla psicologia e nel mondo che viviamo stiamo abdicando la società democratica e civile per una nuova forma di giungla in cui il più forte (per i motivi di cui sopra) vince.
Il discorso qui sarebbe lunghissimo... e mi si permetta una sintesi: non basta essere convinti di sé e dei propri mezzi.. aiuta certo e per me è stata una svolta, ma non basta quello. Ci vuole guida, orientamento e una maggiore crescita del peso delle capacità personali nella ricerca di un lavoro.. e soprattutto l'abbattimento di troppo forti e consolidati poteri clientelari.

Fare psicologia non conviene è una realtà che ci è stata calata in modo oppressivo sulla testa. Ma dobbiamo assolutamente cambiarla. Troppe persone hanno investito tempo e fatica in questa cosa. Magari sbagliando, ma molte di queste sono persone valide che possono trovare un impiego utile in questa società avendo la forza e il coraggio (nonché essendo accompagnati in questo) di ridefinirsi.

Questa è a mio parere (crisi economica dilagante permettendo) la vera sfida.