Il linguaggio del governo Renzi: "Portare a casa", "velocità", "decisione"


Le parole sono importanti. E nella politica, che vive soprattutto di parole, sono ancora più importanti (1984 di Orwell insegna). Come ad ogni cambio di Governo, mi sono ritrovato a riflettere sulle nuove parole che i nostri amministratori utilizzano quotidianamente.

Grillo già anni prima che nascesse il +Movimento 5 Stelle aveva denunciato La manomissione delle parole (per dirla con un fortunato titolo di Gianrico Carofiglio) e, coerentemente,ha immesso nel dialogo politico nuove parole, prendendo posizione di fronte ad alcuni termini abusati e costringendo a riflettere sul loro significato (ad ex. il termine "onorevole").

A tutti i commentatori sono balzate all'occhio le parole d'ordine "velocità", cambiamento" e "decisione". È il governo stesso che le ha adottate fin dall'inizio come vessilli per promuovere il proprio operato. A me però ha colpito soprattutto l'insistente utilizzo di "portare a casa", di cui parlerò in fondo.

I termini della politicaProprio perché le parole sono importanti, preferisco evitare l'uso di "politica" e "politico" come sinonimo di senatore, deputato, partiti, governo etc. È politica quando si ragiona e ci si appassiona alle regole del vivere sociale. Chiunque fa politica. Il partito è un'associazione di persone che si occupano di politica. I deputati, i senatori, i sindaci etc. sono amministratori della res publica (cosa pubblica). Preferisco quindi chiamarli amministratori.

Noi e voi, destra e sinistra

Berlusconi aveva resuscitato il dualismo storico (storico perché deriva dalla filosofia post hegeliana) tra destra e sinistra, anzi tra "liberali, popolo che ama" e "comunisti". Un dualismo che la democrazia cristiana aveva sepolto da tempo sostituendolo con le "correnti" (ereditate dal PD).

Renzi invece dichiara defunta la contrapposizione "destra" e "sinistra" e la sostituisce mettendo da una parte i "gufi", "sciacalli", "conservatori", "sfascisti" e dall'altra.... lui e i suoi. Non dà molte definizioni, utilizza quasi sempre delle perifrasi. Dare una definizione è come per le falene avvicinarsi alla luce. Meglio la nebbia. Pur imitando Berlusconi nel proporre il gioco delle parti, se ne discosta ("popolo dell'amore vs popolo dell'odio", "ottimisti vs cassandre" etc.).

Bisogna notare che  +Beppe Grillo ha preceduto di gran lunga Renzi dichiarando superata la contrapposizione destra/sinistra ("partito unico" "pdmenoelle" "veltrusconi" "tutti zombie" etc.) quando ancora Berlusconi vedeva ovunque toghe rosse e comunisti. In questo ha ripreso alcuni temi del fronte dell'uomo qualunque, facendo dire a +CapaRezza"Fermi tutti: devo avere avuto un herpes dato che questo slogan non mi è nuovo". Il M5S ha sostituito i due termini con "onestà vs disonestà", "coerenza vs incoerenza".

Velocità e cambiamento. Zaza

L'avevate notato? Renzi nella fase di ascesa ha utilizzato il termine rottamazione come distintivo e come clava. Una volta ottenuto il potere nel partito e nel Governo ha gettato via questo termine, come fa notare Annamaria Testa. Il concetto del "rottamare", però, è stato solo apparentemente accantonato: lo troviamo riciclato nella nuova parola d'ordine cambiamento, gemellata con i termini velocità, dinamismo e sinonimi.

Sia cambiamento che rottamazione non danno un contenuto ma indicano un metodo. Non dicono "cosa" ma "come". Il problema è che abbiamo capito che cambiamo posto e ci andiamo velocemente, ma, per dirla con Lu Colombo, andare sì ma dove? Zaza. È il caso, ad esempio, dell'avvicendarsi di Letta e Renzi o del cambio di nome del Senato e delle Province. Il cambiamento viene assunto come valore in sé. E questo lo ritengo pericolosissimo. Se una pietanza non mi piace non basta che me la cambi e non mi interessa neppure che me la cambi velocemente: voglio sapere cosa mi dai al posto di quella. ragionare sul cosa sarebbe compito della politica. abdicando al contenuto per fermarsi alla forma è l'abolizione della politica.

Non è un caso che il mezzo di comunicazione preferito da Renzi sia Twitter: i tweet, messaggini di 140 caratteri, consentono solo slogan, non consentono approfondimento. Come un libro fatto solo di indice. Per quanto i titoli siano belli e suggestivi, non ci si nutre di profumo di arrosto.

Portare a casa

Mi sorprende che la maggior parte delle persone non abbia notato quanto spesso e insistentemente venga utilizzata questa espressione da Renzi, dai suoi e dai giornalisti che la fanno rimbalzare nei loro titoli. "Ci interessa portare a casa la legge sul senato". "Vogliamo portare a casa le riforme". Si dice anche "portare a casa il pane" o "portare a casa il fidanzato".
Ma di quale casa stiamo parlando?   
Linguisticamente "casa" è semanticamente pregnante, tant'è che già Berlusconi nel 2000 aveva invocato la "Casa della libertà" e spesso si parla di "Casa Comune Europea". In Italia, nazione familistica, la casa funziona sempre. Quando Renzi e i suoi dicono "vogliamo portare a casa xxxxx" dov'è esattamente che vogliono portarlo? A casa di chi? Si riferiscono al loro partito? Vogliono portare acqua al proprio mulino? Se invece la casa è l'Italia, l'espressione si rivela per quello che è: vuota retorica.

Portare a casa è soprattutto un'espressione sportiva. In questo Renzi e la sua squadra di governo continuano la linea di Berlusconi che fece della metafora calcistica ("scendere in campo") il suo ariete. La politica ridotta a tifoseria. Ora dovrei parlare dell'atavico campanilismo italiano che già contrapponeva sestieri a sestieri, contrade e contrade, comuni a comuni fin dal Medioevo, ma ve lo risparmio. Renzi, comunque, gattopardescamente finge di cambiare verso ma in realtà modifica la superficie per lasciare tutto com'è, anche nel linguaggio.

In questa videointervista, ad esempio, Renzi afferma che "c'è una tendenza a scommettere contro l'Italia" e che ormai è "derby tra rabbia e speranza".

Ora, dopo i fatti dell'Olimpico con Genny 'a Carogna mi scopro più sospettoso con chi utilizza metafore calcistiche parlando del mio futuro, mentre continuiamo a non sapere quando stiamo andando su questa tera. Zaza.