Il significato psicologico dei tatuaggi e della barba

A molti psicologi riesce difficile ammettere che "a volte un tatuaggio è solamente un tatuaggio" e che "una barba è solo una barba". Il significato c'è. E loro, statene certi, lo conoscono.


Dieci anni fa Michelle Hunziker si tatuò il braccialetto sul bicipite. Milioni di ragazze e ragazzi si tatuarono il braccialetto sul bicipite. Poi fu la moda della scritta giapponese sul collo; poi il geco sul piede; poi il maori di 25 mq tatuato sul petto alla Dwayne Johnson.
C'è stato un periodo che in spiaggia si vedevano più carpe che in un allevamento ittico giapponese e più geishe che in un film di Bertolucci. Oggigiorno il numero di scritte ed aforismi sulla pelle supera quello contenuto negli incunaboli cinquecenteschi.

È la moda, direte voi. Già, ma loro no, non possono accettarlo. Tutto deve avere un significato. Che ci volete fare, sono fatti così. Se non trovano un significato ad ogni cosa non ci dormono la notte.

Gli psicologanti non solo conoscono il significato di tutto, ma devono farlo sapere ad ogni singolo abitante del pianeta Terra. Perché a che serve conoscere il significato di tutto se poi non fai sapere a tutti che sai il significato di tutto?
  • Starnutisci? Stai espellendo l'inconscio che ti crea angoscia.
  • Hai le mani in tasca? Rifiuti l'inconscio che ti crea angoscia.
  • Ti pettini? Stai accarezzando l'inconscio che ti crea angoscia.
  • Ti gratti un gomito? Stai rifiutando la fatica necessaria ad accettare l'inconscio che ti crea angoscia rappresentata simbolicamente dall'olio di gomito.

L'interpretazione psicologica della barba

In questi ultimi mesi, ad esempio, va tanto di moda l'interpretazione psicologica della barba.
«Lasciarsi crescere la barba è chiaramente un tentativo di compensare la mancanza di virilità da essa simbolizzata nel disperato bisogno di recuperare il maschile cancellato dalla nostra società femminegualitaristirenica e dall'assenza del padre, D'acordooooo?».
(Nella mia fantasia la psicologante per antonomasia ha la voce e le sembianze di Wanna Marchi). Ho capito, mi sono detto, sarà meglio che mi tagli la barba, a questo punto.
«E invece no! - mi ha risposto Ferenczi mettendo in pausa il secondo film di Sex and the City, che tanto lo stava annoiando - Radersi completamente il viso è indiscusso indice di rifiuto della propria mascolinità e del proprio ruolo di cacciatore, guerriero, marito, padre e padrone. Tentare di mantenere i caratteri neotenici non ti farà tornare nell'inconscia beatitudine di Thalassa. Fidati, ci ho provato».  
E va bene. Se non posso farmi crescere la barba e non posso neppure raderla vorrà dire che mi lascio crescere il pizzetto o i baffi. Oppure mi rado solo metà faccia come chi è affetto da sindrome di eminegligenza spaziale unilaterale.
«Saresti più ridicolo di quelle casalinghe cellulitiche che compravano le mie creme alle alghe, d'acordoooo? - mi urla contro Wanna Marchi - Lo sanno tutti che radere la barba solo in parte significa che non si vuole essere completamente sinceri. Hai forse qualcosa da nascondere? Hai paura di non essere abbastanza virile e manifesti nel pizzetto un'inconscia omosessualità latente, neveroooo?».
A questo punto non so cosa fare. Se mi rado rinuncio al mio ruolo di maschio. Se lascio crescere la barba sto nascondendo psicopatologie e perversioni latenti. Se ne taglio soltanto un po' vengo relegato al ruolo di casalinga cellulitica...

«La barba che hai è la migliore delle barbe possibili», mi consola distrattamente Leibniz, mentre Yoda lo sta battendo agli scacchi («Così sicuro della tua mossa tu sei, mio filosofico amico, ma con l'aiuto della Forza la tua regina mangerò io»).

A volte la moda è soltanto una moda

Alla fine sono arrivato a questa conclusione: la maggior parte delle cose che facciamo noi esseri umani è intenzionale, cioè ha una finalità. A volte una finalità cosciente, molto spesso è inconsapevole. Ma non tutte le finalità che abbiamo possono essere comprese da un osservatore esterno. E del resto alcuni comportamenti non hanno una intenzionalità psicologica (grattarsi il gomito o il naso perché ci ha punti una zanzara, ad esempio).

Quando una persona segue una moda sta semplicemente seguendo una moda. Il fatto che segue la moda ci può confermare la forza del conformismo (come nel celebre esperimento di Asch), ci può far fare delle riflessioni su come cambia la cultura e sulla definizione del bello. Ma andare oltre, lanciandosi in mirabolanti interpretazioni simboliche e pseudopsicologiche è uno sfoggio di cultura vuoto e un autocompiacimento al limite dell'autoerostismo intellettuale. Ed è anche un po' triste. Quindi non fatelo, sennò lo dico a Wanna. D'acordoooo?