Le tappe evolutive e gli specifici bisogni dei genitori e dei figli: stadio dell'esistere (0-6 mesi)

Con questo interessantissimo articolo sui compiti di sviluppo dei genitori inizia la collaborazione della collega dott.ssa Alina Dohotaru con il blog. Sono certo che apprezzerete tutti i suoi contributi. Seguendo le tappe di un percorso di training per genitori proposto dal dott. Raffaele Mastromarino, verrà proposta in ogni articolo la descrizione di una fase di sviluppo e delle relative esigenze dei bambini e dei genitori.


Essere genitore è il lavoro più bello del mondo, ma anche il più difficile. Eppure non esiste una scuola per imparare a farlo, se non i consigli dei nonni, l'esperienza, oppure, per quelli più fortunati, l'informazione attraverso libri o percorsi per genitori.

Molte delle difficoltà che sorgono nell'educazione dei figli provengono dalla poca conoscenza che hanno i genitori dei propri bisogni e di quelli dei bambini, delle esigenze specifiche di ogni fase evolutiva. Non esistono "ricette" su come allevare un bambino, ogni persona essendo unica, ma conoscere qualche informazione in più può fornire degli strumenti utili in questa "danza" tra genitori e figli, in cui i genitori devono essere flessibili nel modellare il passo in varie situazioni difficili che possono sorgere, partendo da una situazione di "prendersi cura" nell'infanzia e arrivando a promuovere l'autonomia in adolescenza.

Stadio dell'esistere (0-6 mesi)

In questa fase il bambino costruisce la base dell'autostima e della fiducia in sé e negli altri, e le risposte dei genitori hanno un impatto importante. La loro attenzione verso i figli può avere una valenza positiva (un sorriso, un complimento) o negativa (una smorfia, un insulto), ma di qualunque tipo essa sia dimostra che l'esistenza del bambino è stata riconosciuta. Il bambino impara ad “essere” a seconda di come viene trattato in modo ripetuto o in condizioni emotivamente forti dalle figure di accudimento.

Quali sono i bisogni del bambino?

In primo luogo, il bambino ha bisogno di riconoscimento e di carezze positive: hanno bisogno di cibo, acqua, aria, protezione e cura, abbracci, parole, contatto e in generale intimità, intesa come la capacità di relazionarsi liberamente, profondamente, completamente, senza secondi fini e con la possibilità di essere se stessi. Le "carezze" (cioè le attenzioni, che Eric Berne definiva “unità di riconoscimento”) non le deve meritare, ma devono essergli date in maniera gratuita, per il solo fatto che esiste.

Il modo in cui vengono soddisfatte queste esigenze contribuirà molto al senso futuro di meritare di esistere così com'è. In questo periodo il modo che il bambino ha di esprimere quello che vuole è piangere, quindi è molto importante che i genitori non lo considerino un capriccio, ma cerchino di capire che cosa il bambino chiede piangendo, quest'ultimo avendo modi specifici di piangere per la fame, il dolore o bisogno di attenzione e confort.

Quali messaggi devono inviare genitori e cosa dovrebbero evitare?

Messaggi da inviare. Messaggi verbali e non verbali che confermino l'esistenza del bambino e che contribuiranno alla creazione della fiducia negli altri ("Gli altri possono prendersi cura di me e sono ok così come sono"), della fiducia in sé stessi ("Sono in grado di far fronte alle mie esigenze") e della fiducia nel mondo ("questo è un mondo in cui possono vivere") . Ecco alcuni esempi di tali messaggi, che naturalmente si declinano in vari possibili comportamenti:


Messaggi da evitare. I bambini in questo periodo traggono conclusioni inconsciamente, anche se non sono verbali. Inoltre, possono generalizzare e il più delle volte ciò che è sbagliato lo attribuiscono a sé stessi.


Bisogni dei genitori in questa fase

Perché i genitori siano in grado di soddisfare le esigenze specifiche dei bambini in questa fase, è necessario che loro stessi li abbiano interiorizzati. Per molte ragioni (rapporto con i loro genitori, alcune esperienze o situazioni di stress) può non essere così, ma se si presta attenzione si può rimediare a questa mancanza. Di seguito alcune modalità con cui i genitori si possano prendere cura di sé:


Questo stadio evolutivo si ripropone lungo la vita, soprattutto in situazioni di vulnerabilità, stanchezza, malattia o stress, in tempi di rapido cambiamento, in situazioni di perdita di una persona cara o quando si prende cura di bambini dai 0-6 mesi. In ognuna di queste situazioni è opportuno riconoscere il valore della propria esistenza e di quella degli altri; prendersi cura di sé stessi; soddisfare i propri bisogni; creare rapporti intensi basate sulla fiducia; vivere per il semplice fatto di “esistere” senza la pressione del "dover fare"; prendersi cura degli altri e dare il permesso di essere curati da qualcuno; accarezzare qualcuno e dare il permesso di essere accarezzati.


Bibliografia: Raffaele Mastromarino (2000), Prendersi cura di sé per prendersi cura dei figli. Proposta di training per genitori, IFREP, Roma.