Gli psicologi sono tanti o sono troppi?

Noi italiani rappresentiamo 1/3 degli psicologi europei. Siamo troppi? Perché siamo arrivati a queste cifre?  E come porvi rimedio?

Da quello che capisco, entro in un dibattito aperto e vivace in cui si scontrano due eserciti entrambi ben armati e accaniti nello sferrare colpi di ferrea logica.
Da una parte i sostenitori di una posizione realista (che l’altra parte definirebbe con alti lai “disfattista”) secondo la quale noi psicologi siamo tanti, troppi, un numero abnorme, inconcepibile. Non voglio nemmeno darmi la pena di cercare numeri o statistiche, scusate. Semplicemente, è un dato troppo auto-evidente per essere smentito. Si moltiplicano facoltà come i funghi di questo stranissimo agosto e fioriscono millemila scuole di specializzazione che vanno a formare un cumulo senza fine di “curatori d’anime”.

L’altra fazione, al contrario, sostiene che la selezione si fa in corso d’opera dopo la laurea. Solo i migliori sopravvivono, coloro che meglio si attrezzano, che meglio si vendono, che meglio competono nell’agone sfinente dell’attuale mercato. Alla fine ne rimarrà soltanto uno… l’ultimo immortale di Lambertiana memoria.

Forse, non ne sono completamente sicura ;-) si sarà capito da che parte sto io. Se il mercato è satollo non vedo la ragione per cui si debba continuare a formare persone. Semplice, lineare, draconiano. La selezione va fatta a monte, come per i medici.
  • Numero chiuso, chiusissimo, sbarrato.
  • Poche facoltà e non un miliardo.
  • Scuole di specializzazione per area patologica o per problema e non per "autore".
  • Anche queste a numero serrato, chiuso a sessantaquattro mandate. 
La selezione si farebbe autonomamente in un altro Paese. Qui se non hai tempo qualche anno per ingranare col lavoro o se hai pochi appoggi sei in seria seria seria difficoltà.

L'idea che il marketing personale sia la salvezza dell'universo, in parte, è vera in parte no. Purtroppo si perdono i più deboli, coloro che non possono attendere anni per far fruttare la professione o non hanno la possibilità di investire molto in formazione. Paradossalmente ci perdono persino le donne, tanto rappresentate in facoltà [circa l'80% degli psicologi italiani, ndr] perché andare a convegni, corsi, curare le relazioni, lavorare e farsi un blog etc etc richiede tempo e non tutte vogliono o possono sottrarlo alla famiglia. 

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