I progetti sono solo idee o sono un lavoro? E il lavoro va sempre retribuito?

I progetti sono "solo idee"? Alcuni pensano di sì, altri pensano che siano un vero e proprio lavoro. Alcune riflessioni ad alta voce.


Uno dei lavori più accessibili a chi si laurea in Psicologia è quello del progettista. Ci sono offerte di lavoro, corsi (a pagamento)i, aziende e cooperative che lavorano con bandi pubblici e privati... Quando aiuto i futuri colleghi a preparare la II prova dell'Esame di Stato insisto molto sul fatto che imparare a progettare non serve solo per superare l'EdS ma può trasformarsi in un vero e proprio lavoro.

Progetto è sinonimo di idea?

Spesso sui social ho preso in giro il vezzo di alcuni colleghi che scrivono "progettualità" al posto di "progetto" (che è come dire laboriosità invece di lavoro o gratuità invece di gratis).
Al di là dell'errore linguistico, è fondamentale comprendere che l'idea sta al progetto come il sesso sta al parto. Se pensate che la gestazione e il travaglio siano "accessori" forse è il caso che i genitori vi facciano un certo discorsetto sulle api...

Un progetto non è "solo un'idea", come fare un figlio non è fare "solo sesso". Ma poi, mi spiegate che senso ha dire "solo idee"? È proprio l'idea che ti viene pagata, ma non l'idea "nuda e cruda": lavorare come progettista significa rendere quell'idea operazionalizzabile, spendibile, concreta, economica e appetibile. E scriverla in modo efficace e sintetico. Tutto questo richiede studio, energie e tempo ed è lavoro.

Volete altri esempi? Il giornalista: Il primo step è l'idea (su cosa scrivo? a chi? come?). Poi c'è la fase della documentazione, della scrittura etc. Dire in spiaggia: "Sarebbe interessante parlare di XY" è un'idea. Scrivere l'articolo è un lavoro.  L'architetto: non ve lo spiego neppure: chiedete quanto cosa un progetto ad un architetto e capirete...
Anche nei progetti degli psicologi l'idea è solo il punto di partenza; il progetto è tutto ciò che viene dopo.

Quindi i progetti sono "solo idee"? No, no e ancora no. Fare un progetto è un lavoro.

Essendo un lavoro, va sempre retribuito? Io dico "Ni"

Aspettate! Prima di saltarmi alla giugulare perché non ho scritto NO a caratteri cubitali, seguite il mio ragionamento. Nel post Call for Ideas: meglio inviare il proprio progetto o tenerselo? scrivevo:
I progetti sono frutto di molte ore di studio e di lavoro e il lavoro va retribuito. 
A chi non lavora in questo ambito sembrano sciocchezze, tipo: «In confronto a chi zappa non puoi chiamarlo lavorooooo!», ma le professioni intellettuali si basano proprio sull'intelletto.
(E comunque anche chi zappa se non ci fosse stato qualcuno che avesse ideato la zappa e avesse studiato tempi e modi di coltura starebbe ancora a dissodare il terreno con un bastone appuntito ottenendo 3 spighe per ettaro).

Gran parte degli psicologi ha un rapporto conflittuale con il denaro, non ho le percentuali ma sono sicuro che siamo in assoluto la categoria che fa più lavoro gratuito dell'intera galassia. È che in fondo in fondo siamo i primi a credere che i progetti sono "solo idee", che il colloquio e la psicoterapia sono "solo 4 chiacchiere" etc.

→ Consiglio di lettura: la storiella dello Psicologo e del Manager

Ma che significa "retribuzione" o "guadagno"?

Sembra semplice come domanda, eh? Invece no. Il guadagno può avvenire in molti modi:
  • Pagamento: in molti casi il guadagno è immediato: pagare moneta, vedere cammello. Pattuiamo un prezzo, tu mi dai i soldi e io ti do il progetto.
  • Stipendio: sei assunto o collabori come libero professionista in una Azienda, un Ente, una Fondazione o un'Istituzione e uno dei tuoi compiti (o quello principale) è quello di cercare bandi, ideare e scrivere progetti e vieni pagato mensilmente.
  • Volontariato: l'unico guadagno è di tipo morale. Niente soldi, offri gratuitamente il tuo tempo, le tue energie e le tue risorse per uno scopo etico.
  • Investimento: attento qui perché è un punto delicato: semini oggi ma raccoglierai domani. Investire significa fare un calcolo di probabilità, un bilancio di rischi e benefici e decidere che il guadagno possibile di domani giustifica il sacrifico gratuito di oggi. 
A questo punto potremmo parlare di quelle forme di volontariato a vita che non portano ad alcun guadagno e che non sono vero volontariato perché sono fatti nella speranza che "da cosa nasce cosa" e sono una pessima forma di investimento. O dei mille, diecimila colloqui, corsi, lezioni, primesedute etc. gratuiti che non generano alcun profitto né nel breve né nel lungo periodo. Ma restiamo sul pezzo.

Si scrive "Idea" si legge "Lavoro"

Lo spunto per queste riflessioni mi è venuto leggendo il post di +Carmelo Di Mauro e alcuni commenti di +Federico Zanon  e +Alessandro Lombardo su Facebook.  Il nome "Call for Ideas" è fuorviante perché viene chiesto di inviare via PEC non "ideas" ma "progetti".

Dicono che inviare all'Enpap il proprio progetto è come inviarlo in risposta a un Bando o mostrarlo ad un potenziale acquirente. Non è così. I progetti inviati all'Enpap sono vincolati da una liberatoria e verranno pubblicati in una pubblicazione online e cartacea. Ciò significa che il tuo progetto verrà visto dai competitor. Lo so, è brutto ragionare in termini di professione, ma dobbiamo renderci conto che se sei libero professionista ogni collega che non collabora con te è un potenziale competitor. Voi direte:
«Anche se non guadagno io direttamente il mio lavoro genererà  un guadagno all'intera categoria quindi di fatto anche a me».
Esatto. Se la pubblicazione avrà successo verranno creati i SIB. Non è detto che a beneficiarne sarai tu che hai regalato il progetto all'Enpap, ma comunque la categoria avrà un vantaggio. Perché la Call è un investimento.
  • Alcuni colleghi pensano sia un buon investimento, e cioè che alla fine ci guadagneranno anche loro, se non oggi tra 5 o 10 anni.
  • Alcuni colleghi contribuiscono in ottica di volontariato, cioè regalano il proprio lavoro per il bene della categoria pur sapendo che a loro non arriverà mai 1€ in tasca.
  • Altri, infine, pensano che sia un cattivo investimento, come gli zecchini di Pinocchio nel Campo dei Miracoli.
Chi ha ragione? Nessuno lo sa. Essendo un investimento "lo scopriremo solo vivendo". Poiché però si tratta di una valutazione soggettiva, lasciatemi dire che trovo odioso chi insulta, sfotte e denigra i colleghi che hanno valutato che non è un buon investimento dicendo che sono paranoici, megalomani, ristretti di mente, egoisti etc.

Se tu vuoi investire nelle azioni della Sfrigolix perché pensi che sia l'investimento del secolo fallo pure, ma pensare che la tua scelta di investimento sia l'Unica Scelta Giusta Proba e Intelligente è da sciocchi, te ne rendi conto, vero?

In conclusione: che fare?

Inviare o non inviare i progetti all'Enpap? La mia risposta: decidete voi. Le riflessioni che vi offro non sono per indottrinarvi ma per offrire maggiori elementi in base ai quali decidere. È un investimento: se credi che ti porterà qualcosa - a livello individuale o collettivo - fallo. Se credi che sia una perdita, non farlo.

Tutto questo discorso sul guadagno e i progetti mi ha fatto venire in mente un simpatico video che circolava tempo fa su YouTube, applicabile anche agli psicologi. Buona visione!