Psicologo di Base Returns

Si torna a parlare di psicologo di base. Stavolta con idee più concrete e un forte impegno. Ma chi è, cosa fa e come si diventa psicologo di base? 

Anni fa vi ho raccontato La leggenda dello psicologo di base, un essere mitologico metà medico, metà sciamano, metà psicoterapeuta, metà postadelcuore e  metà counselor (sì, ha 5 metà: ve l'ho detto che è mitotologico, no?) di cui si parla fin dalla notte dei tempi.

Come il calabrone che non sa di non poter volare e vola lo stesso,  anche Fulvio Giardina (il presidente degli psicologi italiani) non è stato avvertito che lo Psicologo di Base è una leggenda e si è incaponito a farla diventare una realtà.

Lo ha ribadito praticamente sempre: nei discorsi ufficiali, nei comunicati stampa, nelle interviste, probabilmente ne parla anche nel sonno, con il criceto, mentre fa la doccia... Non solo ne parla ma si sta dando da fare in modo concreto ed energico. Personalmente sono fiducioso.

Che compiti ha lo Psicologo di Base?

Lo PdB non esiste ancora, ma nelle proposte di legge, nelle sperimentazioni in studi medici e farmacie e all'estero emergono 3 principali varianti dello PdB:

  1. cointestato - siede accanto al medico di base e integra il suo intervento;
  2. affiancato - quella in cui riceve nella stanza accanto a quella del medico di base;
  3. integrato - quella in cui costituisce uno degli specialisti che lavorano in équipe.
    Tutti sono comunque abbastanza concordi nel dire che lo PdB deve saper fare due cose: saper formulare una diagnosi psicopatologica e sapere quando inviare a specialista (indicazione di assistenza psicologica).

    In sintesi, nella versione 1. interviene insieme al medico gestendo gli aspetti psicologici della relazione e della diagnosi. Nella versione 2. riceve i pazienti come qualsiasi medico di base (in Inghilterra ad esempio vanno solo coloro che sentono di averne bisogno e si tratta di interventi psicoterapeutici). Nella versione 3. fa un lavoro di équipe, interagendo con medici, dietologi, fisioterapisti etc. nella diagnosi, nella progettazione del piano di cura e nello svolgimento dello stesso.

    Chi può fare lo Psicologo di Base?

    A parte la ridicola proposta di legge 3215 che consentiva di fare lo psicologo anche ai non psicologi (una logica ferrea, non c'è che dire!), requisito ineludibile è l'iscrizione all'Albo A degli Psicologi.
    E fin qui siamo tutti d'accordo.
    Poi però vengono fatte proposte differenti:
    • per fare lo PdB basta essersi laureati con qualsiasi indirizzo;
    • solo i laureati in psicologia clinica o in psicologia dello sviluppo possono fare lo PdB ;
    • per fare lo PdB bisogna essere psicoterapeuti;
    • per fare lo PdB si deve frequentare un corso in salute mentale e in cure primarie per la medicina di base;
    • per fare lo PdB è necessario il titolo della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute o il Master da Psicologo di Base.
    La questione si può ridurre a 2 domande: è sufficiente qualsiasi laurea in psicologia o ci vuole una laurea sanitaria/clinica? È necessario avere competenze psicoterapeutiche?

      Ecco come dovrebbe essere lo PdB secondo me

      Credo che ci sia un equivoco alla base dello psicologo di base: si parla di "psicologo" come se esistesse un profilo unico, ma non è così.
      Le competenze che si acquisiscono con i diversi iter formativi sono molto differenti, anche se alcuni si sentono competenti in tutto (→ articolo su "Lo psicologo factotum", prossimamente su FP). Andrebbe prima risolto questo equivoco, sennò continuiamo a parlare del busillis.

      Io penso che ci siano 3 principi ineludibili a cui attenersi:
      1. per fare un lavoro bisogna saper fare quel lavoro
      2. per saper fare quel lavoro c'è bisogno di una formazione specifica per quel lavoro
      3. per sapere se uno ha la formazione specifica per quel lavoro bisogna che qualcuno verifichi che ce l'abbia
      Lo so, sono delle banalità. Ma stranamente tendiamo a dimenticare proprio le cose più basilari. Come diceva Mario Brega: «Manco le basi del mestiere!».

      Allo stato attuale, i corsi universitari 3+2 non sfornano professionisti competenti. L'EdS meno che mai, visto che abilita tutti a fare tutto.
      E poi riflettiamo un attimo su un fatto: al vostro dottore di famiglia non sono bastati i 6 anni di laurea, i tirocini e l'abilitazione per diventare "medico di base". Per diventarlo ha dovuto sottoporsi a ulteriori 3 anni di formazione in medicina generale. Ecco perché se dipendesse da me proporrei questo iter formativo:

      LAUREA (5 anni)
      • laurea in psicologia area sanitaria (clinica, salute, sviluppo...)
      • tirocinio durante la formazione, supervisionato e pratico;
      • esercitazioni pratiche su psicodiagnosi, formulazione del caso, tecniche del colloquio individuale e di gruppo.
      ABILITAZIONE (2 mesi)
      • Esame di Stato differente per area sanitaria e area non sanitaria;
      • valutazione pratica della competenza nel formulare una diagnosi psicopatologica e sulla capacità di formulare un progetto di intervento clinico individuale
      SPECIALIZZAZIONE (3 anni)
      • tecniche di prevenzione e  promozione della salute e tecniche di intervento per la gestione dei disturbi psichici lievi; 
      • tirocinio supervisionato in strutture sanitarie lungo tutti e 3 gli anni;
      • conoscenza della legislazione sanitaria e della psicofarmacologia;
      • terapia personale. 
      Rimangono scoperte le questioni economiche, tipo chi finanzierà il progetto, quanto e da chi verrà pagato etc. Sembra che il CNOP e l'ENPAP si siano impegnati a metterci dei soldi, gli Ordini territoriali non si sa ancora.
      Resta comunque da capire se il Ministero della Salute e la popolazione capiranno l'importanza strategica di questa professione. Altrimenti rischiamo di dare un'ottima risposta a una domanda che nessuno ci ha fatto.

      Una cosa secondo me è certa: se per faciloneria, per ricerca di consenso o per fretta ci mandiamo i soliti noti, gli amici degli amici degli amici, le persone tanto impreparate ma tanto raccomandate... non solo bruceremo l'occasione di qualsiasi dialogo futuro con la Sanità ma ci daremo la zappa sui piedi come categoria professionale.

      Commenti