Diangosi clinica e riabilitazione fatta da counsellor e grafologi

Chiunque può fare diagnosi clinica e riabilitazione? O spetta agli psicologi? Partendo da un caso concreto (un corso sui DSA) condivido con voi le mie riflessioni sul rischio di sponsorizzare iniziative ambigue.


Prevenzione, diagnosi e riabilitazione. Vi suonano familiari queste parole?
Spero che tutti i colleghi Psicologi rispondano di sì: è la "carta di identità" della professione di Psicologo. La Legge 56/89 afferma con chiarezza: «1. Definizione della professione di psicologo. 1. La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico...» 

L'Ordine delle Marche sponsorizza i counselor?

I fatti sono questi: questo mese nelle Marche si svolgerà un corso intitolato: LA DISORTOGRAFIA: prevenzione, diagnosi clinica e funzionale, intervento riabilitativo e didattico. Il titolo non lascia molto spazio a interpretazioni:
  • diagnosi clinica, prevenzione, riabilitazione
  • l'ambito sono i DSA quindi palesemente "in ambito psicologo"
È abuso professionale? Non lo è? Non sono un avvocato. Su Facebook molti colleghi dicono che secondo loro c'è abuso professionale e che andrebbe segnalato all'Ordine.
Ma è proprio qui il paradosso: non serve segnalarlo all'Ordine perché... l'Ordine lo sa e anzi lo sponsorizza!
Infatti lo trovate tra le news e gli eventi del sito istituzionale dell'Ordine Psicologi della Marche. Anche se ci ho vissuto diversi anni, non sono dell'OP Marche, quindi la vicenda in sé non mi interessa. Come psicologo però mi sono venute alcune riflessioni che voglio condividere con voi:
  • È opportuno che l'Ordine degli Psicologi sponsorizzi un corso che manda un messaggio così ambiguo? Prevenzione, diagnosi clinica e riabilitazione, proprio in quest'ordine, sono la definizione della professione di psicologo. Non si può attribuirle a "insegnanti, psicologi, educatori, pedagogisti, logopedisti, figure cliniche in ambito DSA" livellando tutto e tutti.
Vista la situazione di ambiguità e di opacità nella quale sguazzano le professioni pseudopsy le istituzioni dovrebbero fare moltissima attenzione a non aumentare il livello di confusione e anzi lavorare per rendere chiari i rispettivi ruoli.
  • Non è confusivo che un Ordine degli Psicologi si faccia promotore delle iniziative di counselor, grafologi e psicopedagogisti etc? Il corso viene tenuto da una grafologa e uno psicopedagogista, entrambi counselor e docenti di una scuola per counselor. Considerando che da anni noi psicologi facciamo dibattiti, divulgazione e battaglie per contrastare il sofismo ingannevole di una parte di counselor e l'abuso professionale da parte di altri, mi chiedo: è davvero il caso pubblicizzare così alla leggera un corso tenuto da counselor sul sito istituzionale? Io mi sono battuto per dissuadere i miei amici colleghi dal far comparire il proprio nome negli elenchi dei counselor non perché uno psicologo non possa essere counselor (anzi!) ma perché mettere nella stessa lista counselor, psicologi e psicoterapeuti genera confusione di ruoli e livella le competenze come se tutti possono fare tutto e a tutti è consentito fare tutto.
    La pubblicità da parte di un canale istituzionale è una conferma indiretta. Inutile girarci intorno: se i medici sponsorizzassero il Theta Healing o la terapia oncologica col bicarbonato agli occhi di tutti sarebbe una conferma che queste pratiche hanno valore scientifico.

    Che cosa possiamo fare?

    Io qualcosa ho fatto e sto facendo: ne ho parlato sui social, ho confrontato le idee, ho perso alcune ore a scrivere questo articolo etc.

    Cosa può fare l'Ordine delle Marche? Innanzitutto dovrebbe smettere di pubblicizzare l'evento (anche se la frittata è fatta: è tra pochi giorni...). Poi dovrebbe verificare se c'è abuso, come molti pensano, ed intervenire. E per il futuro sia l'OP Marche che tutti gli Ordini dovrebbero porre più attenzione al tipo di comunicazioni che fanno.
    Ad esempio, mentre scrivo l'OP Lombardia viene attaccata (solo per motivi politici e di potere, imho) per il fatto che a Milano si terrà un convegno omofobo. Non è che lo organizzano loro o lo sponsorizzino, però viene chiesto che prendano distanze. Se è importante cosa non si dice, figurarsi allora quanto è importante fare attenzione a ciò che si scrive o si pubblica sui canali istituzionali!

    Cosa possono fare i colleghi delle Marche? Segnalarlo al proprio Ordine, verificare che facciano qualcosa in merito, magari prendendo ufficialmente le distanze, e sorvegliare che non si ripetano casi simili.

    Cosa potete fare voi? Voi che non avete ruoli istituzionali e non fate parte dell'OP Marche potete continuare a diffondere una cultura etica e seria della psicologia e impegnarvi in azioni che promuovano la nostra professione. Se ci promuoviamo in modo onesto e chiaro le zone d'ombra si riducono automaticamente.
    Gli inciuci, gli abusi, i reati etc. si consumano nell'ombra. Quindi... Siate luminosi!