Dolce e Gabbana si intendono di psicologia della famiglia e di psicologia dello sviluppo come io mi intendo di cinte pitonate

È giusto dirsi contrari alle adozioni omosessuali? Cosa significa libertà di opinione? Prendiamoci cinque minuti per riflettere perché l'antidoto più efficace non è il boicottaggio ma il ragionamento.


Domenico Dolce, uno dei due noti stilisti del marchio D&G, ha rilasciato un'intervista in cui ha detto che è contrario alle adozioni da parte di omosessuali, alla maternità surrogata e alla fecondazione artificiale.

Sarebbe stata una delle tante pagine di interviste inutili che riempiono quotidianamente i giornali patinati, di quelle in cui chiedono a Flavia Vento cosa ne pensa della sicurezza delle centrali atomiche di terza generazione, Gabriel Garko dice la propria opinione sui cibi OGM, la Yespica parla da consigli sull'autismo infantile e Belen Rodriguez contesta i calcoli matematici del Bosone di Higgs.

Chi se ne sarebbe accorto? L'habitat naturale di queste riviste sono le sale d'attesa dei dentisti e le poltrone delle parrucchiere; chi le sfoglia si limita a guarda le figure, leggere l'oroscopo e fare i sudoku. Invece siccome Elton John ha piantato un casino ed è diventato ILCASO della settimana.

Come in ogni ILCASO che si rispetti, ci sono due fazioni: o in difesa della Inviolabile Libertà di Espressione o in difesa dei Sacri Diritti Violati. Potevano dirlo? Non potevano dirlo? Addirittura qualcuno ha tirato fuori la vicenda di Charlie Hebdo. Calma. Spegnete l'Isola dei Famosi e ragioniamo cinque minuti.

Libertà di opinione e Je suis Charlie

Intanto la vicenda di Charlie Hebdo è questa: dei disegnatori vengono crivellati di colpi per le proprie opinioni. Qui nessuno ha crivellato i due stilisti, ci sono stati tweet e commenti su Facebook, quindi lasciamo stare Charlie, per favore. Se i fondamentalisti islamici avessero scritto twitter ferocissimi o proposto di non comprare il giornale satirico francese, nessuno avrebbe avuto da ridire, o anche se avesse da ridire, a posto così, è questa la libertà di opinione. Come intelligentemente ha fatto osservare un lettore :
Per inciso, io non ho mai sentito di qualcuno non favorevole ai matrimoni e alla famiglia omogenitoriale picchiato e messo a tacere da attivisti omosessuali favorevoli: accade invece sovente il contrario, ragazzi omosessuali picchiati per il loro orientamento e per le loro idee a sostegno della loro personale concezione di famiglia. Da quel che scrive, immagino che l'autore dell'articolo sarà d'accordo con questa osservazione, ma la banalizzazione di Charlie Hebdo non è affatto conseguente. (+Alessandro Pomes)
ILCASO in sé è un fuoco di paglia, tra pochi giorni nessuno se lo ricorderà. E non ci saranno "Je suis D&G" perché già c'è un sacco di gente che ce l'ha scritto sulle mutande (uhm, questa cosa mi fa venire strane associazioni, ma passiamo oltre). Non sprechiamo però l'occasione per riflettere sul diritto di opinione. Una cosa è il diritto di opinione, altra cosa è il diritto d'odio e altra cosa ancora il diritto al pestaggio/omicidio. Ecco, solo uno di questi 3 è veramente un diritto.

In sintesi: Dolce aveva diritto di dire la sua opinione? Sì. Elton aveva diritto di dire che l'opinione di Dolce è stupida? Sì. Tu dici che non faresti allevare i figli a una coppia omosessuale. Io dico di sì. Siamo pari.
E basta gridare "all'omofobo! all'omofobo!" per qualsiasi cosa*.

Per favore, ridimensioniamo. Si tratta delle stupide idee dette da uno stilista. E non sono neppure nuove, le ripete da anni. Ma davvero a qualcuno interessa l'opinione di Dolce? Da quanto è diventato punto di riferimento intellettuale per qualcuno? Ok, sono ricchi, sono famosi, molti indossano i loro abiti, ma nessuno nell'intero orbe terracqueo prima di fare un'azione, di decidere se picchiare il compagno di banco gay o di votare una legge omofoba si chiede:
"Che ne penserà Domenico Dolce? Cosa farebbe al posto mio?"
Libertà di opinione allora significa che ognuno può dire quello che vuole? No. La legge è piena di limitazioni alla libertà di opinione: non puoi dire il falso, non puoi calunniare, non puoi diffamare, non puoi fare apologia del fascismo etc. E le responsabilità sono

Se invece a esprimere l'opinione è un legislatore o chi ha un ruolo di rilievo nella società (scienziati, medici, psicologi etc.) o se nell'opinione è contenuto incitamento all'odio e alla discriminazione la cosa cambia. Chi fa le leggi deve basarsi sullo spirito della Costituzione e su dati scientifici, non sull'umore degli ospiti di Barbara D'Urso o sui sondaggi di Pagnoncelli.

Che ne capiscono Gabbana e Dolce di famiglia e di bambini?

Non è che non possono avere un'opinione. Io ho un'opinione sul perché le Mentos fanno reazione con la Coca Cola. Ma ciò non fa di me un chimico o un fisico. L'equivoco di fondo, da parte di chi legge, sta nel credere che siccome Gabbana e Dolce (o Elton John, o Tiziano Ferro o Cecchi Paone...) sono gay, allora sono esperti di omosessualità o rappresentano gli omosessuali. Io sono un essere biologico, ma non sono esperto in biologia. E sono un mammifero, ma non sono uno zoologo.

Perché i giornalisti fanno domande sul benessere psicologico dei bambini a persone che fanno altre nella vita? Perché pubblicano le opinioni in libertà di vip e vippesse? Perché vanno a chiedere a calciatori, attrici, modelle, cantanti etc. un'opinione su argomenti di cui non hanno alcuna competenza?

Nessuno di noi è nato ieri: è lapalissiano che lo fanno apposta per montare ILCASO, perché ILCASO fa vendere e porta soldi. Eh sì, caro vecchio barbuto Karl Marx, è sempre una questione di soldi.

L'intento dell'articolo è fare pubblicità al giornale e al marchio. E la pubblicità ha come compito di aizzare non di far riflettere. Perché meno ragionate più vi lasciate influenzare e più comprate.
Se volete essere docili bestie da mungere siete liberi di farlo. Io preferisco usare la mia testa. E, se avete letto fin qui, è molto probabile che lo preferiate anche voi.
E ora presto, riaccendete l'Isola dei Famosi sennò vi perdete le riflessioni di Rocco Siffredi sulla fisica quantistica!


Per non essere superficiali dobbiamo anche dire che le minoranze hanno più diritto di fare rumore proprio perché sono minoranze. Questo non vuole dire che possono approfittarsene (tatuatore: "Le sconsiglio il tatuaggio nero perché sulla sua pelle si vede poco" - cliente africano: "Ecco, lo dici sono perché sono nero! Razzista!"). Però non si possono equiparare le reazioni della minoranza con quelle della maggioranza.