Lo psicoterapeuta è un fabbro

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Lo psicoterapeuta è come un fabbro che può lavorare solo a caldo. Qualunque sia la difficoltà del paziente e in qualunque verso voglia "raddrizzare" la propria vita, questo non potrà avvenire se non con l'accoglienza, la cordialità e il sincero interesse. Il calore dell'affetto tra terapeuta e paziente è un elemento fondamentale e imprescindibile del processo di guarigione.

Come il fabbro, lo psicoterapeuta deve saper martellare senza rompere. È il paziente stesso che viene per affrontare i propri fantasmi, i propri traumi, le proprie sofferenze, perché farlo insieme è difficile lo stesso, ma è meno spaventoso. Ma il terapeuta, se è un buon fabbro, non martella per sfogarsi. Non martella alla cieca guidato dal giudizio, dal sadismo o da posizioni distruttive mascherate da intento terapeutico.

Come il fabbro, lo psicoterapeuta deve conoscere il metallo e la sua forma. Non imprime al paziente la forma che ha in testa lui ma gli restituisce la forma che ha, la forma che il paziente stesso desidera avere.  In base alle proprie conoscenze e alla propria esperienza deve sapere dove e come e quanto martellare.

Come il fabbro, lo psicoterapeuta deve essere in grado di raffreddare nel momento giusto. Regolare l'interazione è essenziale sia nella stanza della terapia che fuori. E al momento giusto, quando l'opera d'arte è pronta e il lavoro è terminato, deve saper asciugarsi il sudore, rallegrarsi e andarsi a riposare.

Per fare lo psicoterapeuta occorrono muscoli e bisogna amare il proprio lavoro. Le temperature a cui si è esposti a volte sono soffocanti. Il fumo fa lacrimare gli occhi e i muscoli si indolenziscono. Solo l'amore per il proprio mestiere lo fa tornare ogni mattina all'incudine. Soddisfatto.
È così che vivo la mia professione.

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