Grafologia, Rorschach e altri test psicologici


Girolamo Moretti, uno dei fondatori della scuola grafologica italiana, sosteneva che le persone bionde e con gli occhi azzurri sono disoneste e che le femmine sono meno intelligenti dei maschi. Sosteneva anche che dalla scrittura si potesse capire se una donna si è tinta i capelli, se si hanno i genitali grandi, la forma delle unghie o le malattie psichiatriche.
Tutte sciocchezze, direte voi.
Ma siete così sicuri che siano sciocchezze?

William Herbert Sheldon, uno psicologo di Chicago, negli anni '50 sosteneva che vi fosse una correlazione r=.80 tra caratteristiche fisiche e caratteristiche psicologiche. La stessa cosa aveva affermato alcuni decenni prima lo psicologo tedesco Ernst Kretschmer. Sempre in quegli anni un'allieva di Sullivan (Fromm Reichmann) affermò che la colpa della schizofrenia è delle "madri schizofrenogene".
Anche queste sono sciocchezze, direte voi.

Può darsi. Ma è la vostra parola contro la loro. È la vostra parola contro quella del Fondatore della grafologia, dell'accademico statunitense, della studiosa...  E allora? Come se ne esce? Ha ragione chi ha collezionato più diplomi? Chi ha più titoli? O magari chi ha più seguaci/followers?

No. Nelle sette religiose o in altri ambiti magari funziona così. In ambito scientifico funziona che se vuoi avere ragione devi dimostrarlo.

Nei testi di grafologia vengono fatte centinaia di affermazioni riguardo alla correlazione tra i segni e i tratti di personalità, le attitudini o le psicopatologie, ma non viene mai detto su quali prove si basano queste correlazioni.

L'unica risposta che troverete si fonda sull'ipse dixit, cioè rifacendosi al principio di autorità. Quando Galileo Galilei mostrò che "eppur si muove" alcuni studiosi non vollero neppure guardare nel cannocchiale perché ciò contraddiceva la Bibbia e Aristotele. E la Bibbia e Aristotele avevano più ragione della realtà. Allo stesso modo, molti studiosi di grafologia non solo non vogliono fare ricerca (fare ricerca è faticoso e costoso, e oggettivamente l'Italia non finanzia la ricerca in nessun settore, meno che mai in psicologia della scrittura) ma si rifiutano di riconoscere il problema:
Non ci sono prove? Non servono! L'ha detto il Maestro e tanto basta.
Per questo in questi quasi 2 secoli di vita gli studiosi di grafologia hanno prodotto pochissime ricerche, impiegando energie e risorse in modo dispersivo - ad esempio moltiplicando il numero di corsi e di riviste ma con un livello medio parecchio scadente.

Eppure alcuni studi di validazione della grafologia esistono! Sono pochi e sono stati condotti quasi tutti da psicologi (e principalmente in lingua tedesca). Purtroppo quelli pubblicati su riviste scientifiche accreditate si contano sulle dita di una mano. Sono studi poco diffusi e spesso sconosciuti anche agli stessi studiosi di grafologia. I quali se non hanno una buona base di statistica e di metodologia della ricerca non sono neppure in grado di leggerli.

Si potrebbe obiettare che anche in altri ambiti della psicologia è così. Ed è vero: alcuni test psicologici e alcune tecniche psicoterapeutiche hanno alle spalle poche ricerche. Quello della scrittura è uno dei settori della psicologia meno studiato (basta una veloce ricerca nelle banche dati per rendersene conto. Le cose sono rimaste immutate rispetto a quanto documentato da Glauco Ceccarelli nel lontano 1998), non l'unico, ma di certo tra i più ignorati.

Chi si occupa di psicodiagnosi sa che esistono questionari come il MMPI-2, il 16PF-5 e il MCMI-III che hanno numerosissime ricerche che ne attestano la validità, mentre reattivi grafici (disegno dell'albero, della famiglia, della figura umana etc.), proiettivi come il Rorschach, il Wartegg o il T.A.T. sono meno corroborate (e meno facili da "validare"). Eppure c'è comunque un abisso tra la grafologia e il numero di ricerche effettuate, ad esempio, per validare il Rorschach e il T.A.T. (pensiamo solo ai ciclopici lavori di Exner e Westen, per non parlare delle numerosissime ricerche scientifiche che ogni anno vengono pubblicati sulle riviste specialistiche).

Il livello di scarsa corroborazione scientifica della grafologia è paragonabile solo a quello dei test grafici, e questo non mi sorprende. Tuttavia perfino il test DAP della Goodenough (Draw a Person), il test dell'Albero di Koch e il test dei colori di Max Luscher possono vantare una letteratura scientifica più significativa.

La nota positiva è che in questi ultimi anni si stanno effettuando alcune ricerche sulla psicologia della scrittura e, anche grazie alle nuove tecnologie, esistono studi incoraggianti che fanno sperare per una rivalutazione di questa tecnica di indagine.

Io sono convinto che nascondere la ferita per non allarmare il malato sia una pessima scelta: tener conto dei limiti è il primo passo per progettare come superarli. E sono anche convinto che un giorno l'indagine della scrittura verrà affiancata agli altri test di personalità e reattivi psicodiagnostici.