Freud aveva ragione su tutto: lo dice la scienza

L'articolo sull'Espresso è pro. Il mio invece non è contro. Vediamo quali sono le cose corrette e quali quelle scorrette scritte nell'articolo. 

L'articolo apparso oggi sull'Espresso "Sigmund Freud aveva ragione: le nuove ricerche lo 'riabilitano'" ha come sottotitolo: "Una foto dà ragione a Freud - Le nuove tecniche di neuroimaging provano gli effetti sul nostro cervello delle terapie psicoanalitiche. E confermano le teorie del maestro viennese".
Viene subito da dire: addirittura? Una foto riesce a confermare le teorie di Freud? Voglio anche io questa  macchinetta fotografica!

È chiaro che si tratta di un titolo celebrativo. Cerchiamo di andare oltre il titolo e di leggere in modo intelligente il contenuto dell'articolo. E poiché essere intelligenti non significa avere tutte le risposte ma sapersi porre le giuste domande, cominciamo subito a farci qualche domanda.

"Freud aveva ragione". Ma ragione ...riguardo a cosa?

L'assenza del termine di paragone dal punto di vista linguistico si chiama cancellazione. Non essendo specificato  il messaggio implicito è che Freud aveva ragione rispetto a tutto - e questa si chiama generalizzazione. Il messaggio viene ripetuto nell'articolo dove si dice che le neuroscienze "salvano la psicoanalisi" (tutta, in blocco), confermano "le teorie di Freud" (non importa quali, indistintamente).

Come ulteriore prova che il messaggio veicolato dell'articolo è questo, potete fare un giro sui social e leggere i commenti, quasi tutti di psicologi e psicoterapeuti che l'hanno subito condiviso dandosi entusiastiche gomitate virtuali:
L'ho sempre detto io! Hai visto che Freud aveva ragione?

Ulteriori domande

Come racconta Jostein Gaarder in C'è nessuno?, le domande sollecitano ulteriori interrogativi. Ad esempio: quale teoria psicoanalitica verrebbe "confermata"? La teoria pulsionale o quella relazionale? Il trauma reale o quello fantasmatico? La teoria del conflitto tra istanze o la teoria dell'attaccamento?

Le neuroscineze sono indispensabili

Questa affermazione è corretta. Alcuni psicoanalisti ancora oggi ritengono che la scienza (applicazione del metodo scientifico) inquini la psicoanalisi che è e rimane una "filosofia" e in quanto tale non deve dare prova né di efficacia né di validità. Ma sono un piccola parte.
Nell'articolo viene detto per bocca di Amedeo Faci che giustamente oggi «sono sempre di più gli psicoanalisti convinti che gli strumenti offerti dalle neuroscienze siano indispensabili per il futuro della psicoanalisi». Lo dice anche Kernberg e lo testimonia l'entusiasmo con cui vengono accolti titoli come questo. Finché ne scoffessa i principi, la scienza viene messa ai margini e criticata, ma è chiaro che i freudiani aspettano con trepidazione che le teorie e le tecniche psicoanalitiche vengano dimostrate valide, attendibili ed efficaci.

Ma quali sono le prove neuroscientifiche riportate nell'articolo?

  1. La terapia della parola è efficace. Le ricerche di imaging (Pet e fRmi) dimostrano che pazienti che hanno seguito psicoterapie brevi a orientamento psicoanalitico aumenta le connessioni tra i neuroni. Sono ormai numerosi gli studi che dimostrano che la psicoterapia (anche quella breve) è efficace e modifica il cervello, in particolare l'ippocampo, l'amigdala, il giro del cingolo e i lobi prefrontali. Uno studio in più è sempre un'ottima cosa.
    Questo non dimostra che la psicoanalisi è efficace. Cioè, è efficace come tutte le altre terapie su cui sono stati condotti studi di neuroimaging e di validità, ma è bene essere chiari su questo punto: finora nessuno studio ha dimostrato che concettualizzare i processi psichici in un modo o in un altro cambia qualcosa. Potete parlare di doverizzazioni, Genitore-Adulto-Bambino, corazza, gestalt non chiuse, Es-Io-Super Io, schemi-sé... Allo stato attuale non cambia niente. Vale quanto confrontare una terapia in spagnolo o in inglese. 
  2. La mente dei pazienti cambia. La seconda "prova" riportata nell'articolo rasenta l'inutilità. Gli psicoanalisti Andrew Gerber e Bradley Peterson dicono: «Lavorando con i pazienti ci rendiamo conto quotidianamente che la loro mente cambia» ma ancora non sappiamo «che cosa significhi».
  3. Le allucinazioni sono percetti senza oggetto. Non c'è scritto così, ma avrete riconosciuto la celebre definizione di Jaspers. Ebbene, in un convegno, dice l'articolo, il neuroscienziato Georg Northoff ha mostrato grazie al neuroimaging che gli psicotici vivono le allucinazioni come se si trattasse di una realtà esterna. Cosa c'è di specifico rispetto alla teoria di Freud? In che modo conferma la psicoanalisi e non, ad esempio, Jaspers?
    «C’è anche chi è andato oltre» dice la giornalista. E visto che finora non ci siamo mossi di un passo non è difficile crederlo.
  4. Lesioni dell'emisfero destro sono correlate al distacco dalla realtà. Viene spiegato che «Mark Solms ha osservato in pazienti con una lesione all’emisfero destro, un atteggiamento distaccato nei confronti della realtà, simile quello che secondo il pensiero di Freud caratterizza l’atteggiamento narcisista». Dire "emisfero destro" è piuttosto grossolano, ma concentriamoci su quel "distacco nei confronti della realtà". Detto così è scorretto: il distacco relazionale connota il narcisismo, il distacco dalla realtà come spiega bene Kerberg connota la schizofrenia e le psicosi. Ma in ogni caso questo è la correlazione tra una descrizione fenomenica (il narcisista si comporta così) e il correlato neuroanatomico (quando la persona si comporta così si attivano questi gruppi di neuroni nel cervello). Non è affatto una dimostrazione.
    Inoltre, mi fa sorridere pensare che qualcuno nel 2015 possa ancora sorprendersi che ad un comportamento osservato non corrisponda un correlato neurale. Cosa pensavano, che quando la persona ha distacco affettivo/motivazionale spegne le connessioni neurali e agisce in base agli "umori" aristotelici?
Rispetto a quest'ultimo punto, permettetemi di aggiungere una mia convinzione in materia neuroscientifica: la strada della localizzazione topografica dei comportamenti è una via debole per la psicologia. È necessario individuare e mappare i processi e le funzioni se vogliamo una vera psicologia fondata su dati neuroscientifici.
La psicologia è dinamica, non descrive staticamente i processi, quindi anche le neuroscienze devono essere interrogate per trovare quali sono i processi sottostanti. Io tempo fa scrissi un articolo sui correlati anatomofunzionali degli Stati dell'Io descritti dall'Analisi Transazionale, ma ciò non è una prova che "Berne aveva ragione".

L'inconscio esiste

L'ultimo dato riportato dall'articolo riguarda il fatto che «le neuroscienze stanno confermando che gran parte dell’attività mentale si svolge sotto il livello di coscienza». È un po' la scoperta dell'acqua calda. Già Edith Stein e il suo maestro Husserl lo scrivevano in modo chiaro.
"Ma i comportamentisti e i cognitivisti - dirà qualcuno - dicevano che non esiste l'inconscio". No, non è così. I comportamenti del Bignami di storia della psicologia in versione fumetti forse dicevano così. In realtà chiunque conosca le opere di Skinner e di Watson sa che neppure nei loro deliri più radicali hanno mai detto che non esistono processi non coscienti (affermavano che non era possibile e neppure necessario studiarli). Il cognitivismo parla ormai da anni esplicitamente di "inconscio cognitivo". Una conquista: prima non si poteva usare il termine inconscio pena la scomunica. Ma il concetto di processi inconsapevoli, processi impliciti etc. è affermato con chiarezza da sempre in tutte le correnti psicologiche. Semplicemente perché la psiche funziona così.

Sintetizzando

L'articolo non dimostra affatto che Freud aveva genericamente ragione. Purtroppo non dà alcuna informazione utile per capire quali aspetti specifici del corspus freudiano siano stati avvalorati dalle ricerche neuroscientifiche.
Viene ribadita la necessità di integrazione e di investigazione con metodi neuroscientifici delle teorie psicologiche e viene confermato che anche la psicoterapia breve ad orientamento psicoanalitico, come le altre psicoterapie studiate finora, ha efficacia nella modificazione del cervello.