Unioni civili e slogan sui bambini: i figli non sono un diritto

Il confronto sulle unioni civili è affrontato a colpi di slogan, soprattutto riguardo ai bambini. Come antidoto alla superficialità urlata, vi propongo un percorso di riflessione attraverso gli slogan.
La nostra è una cultura dello slogan. Non sorprende quindi che il confronto sul tema delle unioni civili venga affrontato a colpi di slogan. Questi slogan però non parlano di unioni ma parlano dei bambini.
Perché proprio i bambini? Perché l'amore e l'istinto di protezione verso i bambini è viscerale e non potendo argomentare in modo razionale l'avversione ai diritti civili di un gruppo di persone, si cerca di stimolare le viscere. È una tecnica propagandistica che viene usata da sempre.

Il Kindlifresser di Berna
Nelle miniature medievali i cristiani raffiguravano gli ebrei nell'atto di rosolare in padella i bambini. Per suscitare l'orrore verso il comunismo si diceva che i comunisti mangiano i bambini. Gli zingari, invece, li "rubano". La propaganda antigay anni fa affermava che gli omosessuali erano pedofili. Oggi invece viene affermato che costringono i bambini a masturbarsi e a fare sesso tra loro o che li comprano per un capriccio.

Come antidoto alla superficialità urlata e viscerale, vi propongo un percorso di riflessione attraverso le parole di questi slogan. E per non cadere nella bulimia vorace del web, che mastica freneticamente senza darsi il tempo di assaporare e di nutrirsi, dividerò queste riflessioni in tre articoli.

Ogni Femmina è una Mamma?

Negli slogan vengono usati i termini papà, mamma, maschio, femmina, genitori come se fossero sinonimi. Ma non sono affatto sinonimi. Hanno un potenziale evocativo differente:
  • i termini mamma e papà hanno un forte valore affettivo, caloroso
  • i termini maschio e femmina hanno un valore scientifico, neutro
  • il termine genitore ha un valore ambiguo, prevalentemente neutro ma in parte affettivo
È, per capirci, la stessa distinzione che c'è tra "casa", "abitazione" o "domicilio". Una casa può essere accogliente, calda, protettiva, un domicilio al massimo può essere fiscale.
Genitore è chi genera. L'espressione "Genitore 1" e "Genitore 2" non è solo brutta esteticamente ma è soprattutto sbagliata. Se una ragazza viene messa incinta da uno sconosciuto di passaggio o da uno che l'ha violentata, quell'uomo è di sicuro il genitore ma non il padre. Nei casi di cronaca in cui un neonato viene gettato nel cassonetto, la madre sarà chi lo alleva con amore non il genitore che l'ha gettato via come un rifiuto.
Madre e Padre sono coloro che accudiscono, danno presenza, provano affetto e si sentono responsabili del bambino e dell'adulto che diventerà, perché il "lavoro" di madre o di padre non finiscono mai. Per questo il termine "padre" e "madre" da sempre vengono usati per estensione a tutte le relazioni affettive profonde: «È stato un padre per me...» «Mi ha fatto da mamma...» etc.
Mamma e Papà sono la declinazione di madre e padre in termini di intimità e affetto.
Maschio e Femmina (vedi articolo linkato).
Quindi state molto attenti a come vengono utilizzati questi termini negli slogan.

"I figli non sono un diritto"

Questo slogan è un guscio vuoto. Se si dicesse "I figli non dovrebbero essere un diritto" lo sottoscriverei subito, perché anche io sono convinto che non tutti dovrebbero poter avere figli. Persone violente, pedofili, narcisisti, antisociali, persone anaffettive, trascuranti, immature etc. non dovrebbero aver diritto di fare figli.
Solo a chi può garantire affetto incondizionato, stabilità emotiva, sicurezza e benessere economico si dovrebbe consentire di avere figli.
Nella vita reale però le cose vanno diversamente. Il mio psicoterapia è pieno di adulti che avevano genitori narcisisti, violenti, incapaci, antisociali anaffettivi etc. E quindi? Che facciamo? Imponiamo un patentino per avere figli e puniamo con multe (e aborto forzato) chi rimane incinta senza autorizzazione?

Questo scenario è presente in numerosi film di fantascienza. Eppure non è così distopico come sembra: gli studi in ambito psicologico e neuroscientifico dimostrano che il modo in cui sentiamo, percepiamo, pensiamo e ci comportiamo dipendono dalla reciproca influenza tra la nostra dotazione genetica e l'ambiente con il quale interagiamo nei primi anni di vita. Migliorando le condizioni di sviluppo infantile si preverrebbe una larga percentuale di patologie, di crimini e di infelicità nella popolazione.

Non bisogna andare troppo in là con la fantasia: già nel 1973 la Cina impose la politica del figlio unico. In quel caso fu preso in considerazione un criterio demografico. Se lo Stato, per il benessere del bambino, volesse stabilire stabilire chi ha diritto a fare figli e chi non ne ha, si porrebbero alcuni problemi di non facile soluzione:
  • come si stabilisce se due persone saranno bravi genitori prima che diventino genitori?
  • quali criteri verrebbero usati? (i criteri utilizzati per le adozioni sembrano essere poco efficaci)
  • quali strumenti useremmo per monitorare se i figli sono allevati in modo sano? (quelli attuali riguardano solo casi limite di violenze o grave trascuratezza) 
Tasso di crescita dal 2000 al 2005 (fonte)
Il tema del diritto alla genitorialità andrebbe anche approfondito su scala mondiale. Mentre discutiamo se dare la possibilità a una manciata di coppie di adottare il figliastro, dimentichiamo che attualmente la popolazione mondiale supera i 7 miliardi.
Il ritmo di crescita demografica combinato allo sfruttamento sconsiderato delle risorse (deforestazione, desertificazione, cementificazione...) ci fa comprendere che l'argomento non è affatto banale o fantascientifico ma che, anzi, andrebbe preso in seria considerazione.

Diversamente da quanto fatto in Cina, mi piacerebbe che quando le Nazioni prenderanno coscienza della necessità di controllare le nascite si organizzino non in base ad un criterio finanziario o demografico ma puntando sulla responsabilità della coppia e sul benessere del bambino.

Lezioni di genitorialità

Come psicologi abbiamo molto da dire sull'argomento del diritto alla genitorialità e dello sviluppo armonico del bambino. Io credo che se lo Stato avesse davvero a cuore il benessere delle famiglie e, conseguentemente, dei bambini potrebbe intraprendere numerose azioni concrete.
Ad esempio, mi chiedo come sia possibile che oggi, nel 2016, in un'epoca caratterizzata dalla sovrabbondanza di strumenti di comunicazione e da un'offerta formativa capillare, non si sia ancora pensato che l'essere genitori è compito così importante da meritare un sostegno e un accompagnamento specifici.
Per diventare Psicoterapeuta occorrono 11 anni di studio e di pratica. Per poter fare l'istruttore in palestra occorrono certificazioni. Per insegnare oltre al titolo universitario occorre frequentare una formazione specifica. Persino per raccogliere funghi e per fare diving è necessario fare dei corsi!

Per diventare genitori invece lo Stato non propone alcuna formazione. Eppure l'essere genitori è un "lavoro" estremamente delicato e complesso. Un tempo il compito di educare e sostenere faceva parte della tradizione. Oggi c'è molta mobilità e le famiglie sono spesso divise, i legami familiari sono più labili, la maternità e la paternità avvengono in età più avanzata, l'età pensionabile ha trasformato i ruoli generazionali intrafamiliari. Eppure la psicologia ha messo a punto training efficaci per il sostegno alla genitorialità.

La stessa cosa avviene con i matrimoni: per gli sposi lo Stato non ritiene che sia necessaria alcuna preparazione. La famiglia e la coppia interessano solo in occasioni della visibilità mediatica e poi ricadono del dimenticatoio di tutti: politica e società civile.


Ho la netta impressione, però, che a nessuno di quelli che ora urla accalorato "I figli non sono un diritto!" interessi sul serio approfondire l'argomento del diritto alla genitorialità come sto facendo qui ora.