Freud è il simbolo della psicologia: fatevene una ragione

Freud è morto, la psicanalisi è moribonda, i cognitivo-comportamentali hanno un piede nella fossa e neanche io mi sento molto bene.

Sono giorni che leggo di Freud, Psicoanalisi e Morte in tutte le combinazioni possibili (colpa di Internazionale):
Freud è morto ma la psicoanalisi vive. La psicoanalisi è viva e Freud non si sente tanto bene. Freud è morto ma il terzo giorno è risorto. Freud e la psicoanalisi sono in prognosi riservata. La morte è andata in psicoanalisi da Freud.
Sarà che nonostante abbia molte passioni non ho mai avuto miti o idoli, però io questa guerra tra fans e haters proprio non la capisco.

Secondo me Freud non è uno dei grandi della psicologia. Sigmund Freud non è Gustav Jung, non è Erich Fromm, non è William James, non è Melanie Klein, non è Albert Bandura, non è John Bowlby, non è Albert Ellis, non è Kurt Lewin, non è Burrus Skinner, non è Fritz Perls, non è Eric Berne, non è Jean Piaget, non è Anna Freud, non è Alexander Lowen, non è Lev Vygotskij. Sigmund Freud è il simbolo della psicologia.

Elencate  a un babbano (=non psicologo) i nomi che ho appena citato. I più colti conosceranno Jung. Chi ha fatto lo psicopedagogico forse ricorderà Piaget. Magari qualcuno ha sentito nominare "L'arte di amare" di Fromm. Freud, invece, lo conoscono tutti.

Non solo il nome ma anche la sua persona è icona della psicologia: la barba, il sigaro, gli occhialetti, il lettino, il cappotto. Nelle vignette, nei film, nelle pubblicità lo psicologo è sempre un anziano con la barba e il sigaro. O una donna con gli occhiali sulla punta del naso e il taccuino.
L'immagine della poltrona è così iconizzata che quando vidi il divano originale di Freud ci sono rimasto malissimo: un lettuccio striminzito coperto di cuscini e tappeti consumati sovrastato da una spalliera enorme foderata con lo stesso tappeto pulcioso.

Ci sono schiere di psicologi che si sentono investiti dal sacro fuoco giovannadarchesco e conducono da anni una lotta allo stereotipo dello psicologo col sigaro e il lettino. È una battaglia persa. E - lasciatevelo dire - è abbastanza inutile. Anche Darwin e Einstein sono simboli della scienza ma nessun fisico o biologo ne fa una malattia.

A me il il faccione barbuto di zio Freud mi fa simpatia. E sinceramente di sapere se è vivo o morto non interessa per niente. Né mi interessa sapere quale approccio psicologico ce l'ha più lungo (scusate l'espressione gergale, ma credo sia insostituibile in questo caso). Come psicoterapeuta, quando parlo con i miei colleghi mi interessa sapere quanti schizofrenici hanno ritrovato una piena funzionalità, quanti depressi e ipocondriaci sono guariti dalla depressione e dall'ipocondria, quante persone non hanno più attacchi di panico, quanti psicotici ritrovano il contatto con la realtà e una vita felice.
E mi interessa capire come hanno ottenuto questi risultati, quanto questi risultati sono dovuti a loro caratteristiche individuali o a tecniche terapeutiche note e soprattutto in che modo posso fare altrettanto con i miei pazienti. Le etichette che ci appiccicano sopra (kleiniano, comportamentista, lacaniano, act-ista, transazionale...) mi possono fare simpatia, ma sostanzialmente non aggiungo niente e anzi spesso sono solo d'intralcio.

Freud è il simbolo della psicologia. Punto.

Che ne dite se ora, anziché sprecare tempo a celebrargli i funerali e a difendere i nostri miseri fortini, impieghiamo quelle energie per capire l'eziologia e i fattori di mantenimento dei disturbi psicologici e testiamo modalità sempre più solide e risolutive per prevenirli e curarli?

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