Psicologi: sono tutte donne ma comandano i maschi

Se l'Ordine degli Psicologi è all'80% composto da donne, where is everybody? Dove sono le psicologhe? Come mai ce ne sono così poche al comando?


Tutti conoscono il celebre Paradosso di Enrico Fermi: a Los Alamos, mentre i colleghi parlavano di avvistamenti alieni, esclamò: «Se l'universo pullula di vita, dove sono tutti quanti?». Le donne psicologhe sono un po' come gli alieni di Fermi.

Il caso della psicologia penso che sia emblematico per comprendere il rapporto tra ruolo di genere e potere. E la spiegazione non è così scontata come si potrebbe pensare. La domanda che ci faremo è:
Come mai in una organizzazione prevalentemente femminile i ruoli di potere sono prevalentemente maschili?

Diamo i numeri

I numeri parlano in modo chiaro e inequivocabile: in Italia ci sono 100.722 psicologi (il numero è in continua crescita) e 8 su 10 sono donne.
Essendo un gruppo sociale ad assoluta dominanza femminile, verrebbe da pensare che l'Ordine si sia strutturata come un matriarcato. E invece, con buona pace di Erich Fromm, è un harem.

Nell'Harem i vertici sono occupati da maschi mentre la base della piramide è costituita da donne, che fanno un po' da cellule gliari. Nella nostra professione i ruoli apicali sono quasi esclusivamente maschili. È un fenomeno che interessa numerosi strati della società italiana, è vero, ma gli psicologi sono un caso emblematico perché la sproporzione è evidente. Per dirlo con una frase ad effetto:
Su 10 psicologi solo 2 sono maschi. Ma comandano loro.
Senza dare troppo spazio alle esegesi, guardiamo con un colpo d'occhio com'è disegnata la struttura del potere all'interno della professione di Psicologo:

Il CNOP

Per il quadriennio 2014-2017 il CNOP (Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi) è così composto:

Organigramma del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
Come potete osservare nella prima metà dell'immagine, su 4 ruoli apicali 3 sono maschili. Gli psicologi maschi in Italia sono il 20%, come abbiamo visto, ma nel Consiglio Nazionale ricoprono ruoli di comando al 70%.

La situazione non è tanto diversa se allarghiamo l'analisi: i Consiglieri maschi sono 2/3 del totale. Poiché il CNOP è costituito dai Presidenti degli Ordini Regionali, ciò significa gli Ordini Regionali sono quasi tutti governati da maschi.

Il Lazio e la Lombardia

Guardiamo più da vicino com'è la situazione all'interno degli Ordini Regionali. L'Ordine della Lombardia (17.160) e quello del Lazio (18.682) raccolgono da soli i 2/5 di tutti gli psicologi in Italia, per cui li prenderò in esame come rappresentativi di tutte le regioni italiane.

Nell'Ordine della Lombardia all'unica donna viene assegnato - ebbene sì: il ruolo di segretaria.

Ruoli apicali Ordine della Lombardia
Identica la situazione nell'Ordine degli Psicologi del Lazio, in cui gli uomini ricoprono i ruoli di Presidente, Vice Presidente e Tesoriere e lasciano all'unica donna il ruolo di segretaria.

Ruoli apicali Ordine dell Lazio
Quello del Segretario è un ruolo importante, senza dubbio. Ma in qualche modo un gradino inferiore rispetto al ruolo di guida (presidente e vicepresidente) ed economico (tesoriere). Basta leggere la descrizione dei ruoli fatta dallo stesso Ordine del Lazio:

Descrizione dei ruoli apicali nell'Ordine degli Psicologi

È evidente che la scelta di relegare l'unica donna al ruolo di segretario non è stata fatta in modo svalutante, ma è altrettanto evidente lo stereotipo della segretaria.

Abbiamo già visto che i presidenti degli Ordini Regionali che compongono il CNOP sono in gran parte maschi. Diamo un'occhiata più da vicino:

Come potete osservare, gli Ordini Regionali con una densità demografica maggiore (Lazio, Lombardia, Veneto, Sicilia, Piemonte e Toscana) sono governati da psicologi maschi.
Uniche due regioni che vanno in controtendenza sono l'Ordine Psicologi della Campania, tutto al femminile, e l'Ordine Psicologi dell'Emilia Romagna nel quale l'unico maschio ha il ruolo di segretario.

L'ENPAP

L'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi è l'organismo nel quale vengono gestiti i soldi di noi psicologi. È quindi uno dei posti di potere maggiormente ambiti.

Come potete vedere, il ruolo di presidenza è maschile, mentre il CdA è per 3/5 al femminile. Se allarghiamo l'analisi al Consiglio di Indirizzo Generale, cioè ai numerosissimi rappresentanti votati nel territorio, ecco come sono distribuiti i generi per il quadriennio 2013-2017:


Più del 60% del CIG è composto da uomini (ricordo ancora una volta che gli psicologi maschi in Italia sono il 20%). La predominanza maschile anche in questo caso è evidente.

CAMPI

Altro luogo in cui girano i nostri denari è la Cassa di Assistenza Mutua tra gli Psicologi Italiani. Non fa parte delle istituzioni obbligatorie dell'Ordine come l'Albo e l'ENPAP, ma è di fatto un'emanazione degli organismi di governo e la maggior parte degli psicologi sceglie CAMPI per la RC professionale.

Non vi sorprenderà quindi osservare nella foto qui sotto che la governance della CAMPI è in pratica appannaggio assoluto di maschi.



Associazioni di Psicologia

Le associazioni di psicologia sono numerosissime e sarebbe impossibile analizzarle tutte. Mi limito a mostrarvi l'organigramma delle principali e più rappresentative associazioni politiche (Altra Psicologia, Cultura e Professione e Società Italiana Psicologi Area Professionale) e di due associazioni culturali (l'Associazione Italiana di Psicologia e l'Associazione Italiana Psicologi).

AP - Altra Psicologia

Fin dalla fondazione, come si può evincere dalla foto qui sotto, la direzione di Altra Psicologia è tradizionalmente maschile. Ecco com'è composto l'organigramma attuale:
Come di consueto, i principali ruoli apicali sono in mano a psicologi maschi, più o meno gli stessi che abbiamo visto nei Consigli degli Ordini Regionali e in ENPAP. Come potete osservare, l'Assemblea di AP è quasi esclusivamente maschile, a fronte di una base di iscritti che, ipotizzo, sarà quantomeno al 60-70% di donne.
La predominanza maschile è assoluta nel Coordinamento istituzionale e viene mantenuta anche nel Coordinamento regionale, anche in Campania nonostante in quella regione la governance dell'Ordine sia al 100% femminile, come abbiamo visto.


CP - Cultura e Professione

Altra sigla storica della politica professionale degli psicologi è Cultura e Professione. L'organigramma anche in questo caso è per 3/5 maschile:

Ci sono due segnali di controtendenza: il ruolo di Tesoriere è affidato a una donna mentre quello di Segretario ad un uomo. Il Comitato scientifico di CP, però, è praticamente tutto maschile con la sola eccezione di Marialori Zaccaria.

SIPAP - Società Italiana Psicologi Area Professionale

La SIPAP è un'associazione nota a molti per l'invenzione e l'organizzazione del Mese del benessere psicologico. L'organigramma della SIPAP rappresenta un'eccezione nelle mappe del potere viste finora:

Il ruolo di presidente e vicepresidente sono comunque maschili, ma tutti gli altri ruoli, compreso quello di Tesoriere, sono gestiti da donne.

AIP - Associazione Italiana di Psicologia

L'AIP è una delle più prestigiose ed autorevoli associazioni di categoria. L'organizzazione è esclusivamente maschile:

ASP - Associazione Italiana Psicologi

Se nel caso di AIP la guida è prevalentemente maschile, in questo caso - come in moltissime altre associazioni culturali e scuole di psicoterapia - il potere è esclusivamente in mano a uomini:


Perché le psicologhe hanno così pochi ruoli di potere?

Per quale motivo le donne sono così poco rappresentate nei ruoli apicali della psicologia pur essendo l'80% della popolazione totale?
Where is everybody?

Quando si parla di quote rosa o di marginalizzazione delle donne nei ruoli di potere, quasi sempre viene indicata una e una sola causa: il maschio. È l'ostracismo degli uomini ad escludere le donne dai ruoli di potere impedendo loro l'accesso alle stanze dei bottoni.

In molti casi è vero. Ma non in questo caso.
La mappa del potere nella professione psicologica, come ho detto, è emblematico perché ci dimostra che oltre all'esclusione c'è una forte componente di autoesclusione.

I dati che abbiamo visto parlano chiaro: essendo l'80% del totale, quando si vota agli Ordini Regionali le donne potrebbero escludere qualsiasi presenza maschile nei ruoli apicali dell'Ordine e delle altre organizzazioni.
Con 8 voti su 10 il CNOP, l'ENPAP, le Associazioni, le Scuole di Psicoterapia etc. sarebbero rosa al 100%. Ai poveri maschi non rimarrebbe alcuna speranza di accedere ai ruoli di governo se le donne votassero altre donne.

Ed è proprio qui il punto. Se le votassero. Ma i fatti ci dicono che non le votano. Per cui la vera domanda che dobbiamo farci è:
Come mai le psicologhe donne non votano quasi mai altre donne?
Perché le associazioni di psicologi sono fondate e guidate quasi tutte da psicologi maschi nonostante siano solo il 20%? Perché più della metà delle scuole di psicoterapia sono fondate e dirette da psicologi maschi nonostante siano solo il 20%? Perché le associazioni tra professionisti e gli studi professionali degli psicologi sono guidati quasi tutti da psicologi maschi nonostante siano solo il 20%?

Maschilismo interiorizzato

Io mi spiego questo fenomeno sulla base del sessismo interiorizzato che porta alla cultura dell'harem. Sono dinamiche psicologiche che tutti noi psicologi conosciamo per cui mi limito a darvi un paio di spunti: secoli di cultura maschilista ha fatto sì che le donne abbiano introiettato insieme al latte materno anche il maschilismo e provino sentimenti di svalutazione verso le altre donne (e quindi anche verso sé stesse). Nella pratica clinica soprattutto per chi come me si occupa di problematiche sessuali questo è evidente in numerosi modi, ad esempio negli stereotipi di genere ("fare la femminuccia" è svalutante mentre "essere un maschiaccio" è positivo, le "cose da donne" sono frivole mentre le "cose da maschi" sono desiderabili etc.).

Il precipitato sociale è che anche quando le donne hanno la possibilità di prendere il potere o affidarlo ad altre donne, scelgono di lasciare la guida al maschio per sfiducia capacità di altre donne. Il maschio viene considerato più performante e capace. (Fa riflettere ad esempio che ciò avviene materialmente nella guida dell'automobile).

Invidia

Le psicologhe non sono abituate a collaborare e a gestire il potere tra donne. In realtà non sono capaci di collaborare neppure gli psicologi maschi. I motivi sono numerosi, ma i principali sono che la nostra professione non ha vere specializzazioni e in un settore in cui tutti fanno tutto è impossibile creare condizioni di collaborazione e si genera inevitabilmente il conflitto. Altro motivo è che la professione clinica è eminentemente individuale. Gli psicoterapeuti non hanno la cultura di equipe e non vengono formati ad essa.

Tra le psicologhe donne queste dinamiche sono più accentuate. Se è vero che neuroarchitettonicamente (l'innervazione maggiore del corpo calloso), evolutivamente (pensiamo alle ricerche sulla frequenza della comunicazione emotiva della madre con le figlie femmine) e culturalmente le donne sono predisposte maggiormente all'interazione e alla relazionalità, è anche vero che a causa del maschilismo interiorizzato l'altra viene percepita come potenziale minaccia e come nemica, per cui piuttosto che dare il potere ad una concorrente delegano il potere agli uomini.

In questo caso non è tanto un processo legato alla svalutazione quanto alla difficoltà di gestire la competitività interna e l'invidia di kleiniana memoria.

Conclusione

Avviene quindi che le donne psicologhe, pur essendo l'82% di quelle che contribuiscono all'ENPAP, guadagnano circa €5000 in meno rispetto ai colleghi maschi. Come mai? «Tempo extra non fatturato o propensione a chiedere meno fin dall'inizio per ogni ora di seduta?», si chiede l'articolo del Sole 24 ore. E se anche in questo caso la motivazione va ricondotta al sessismo?

Donne e potere in psicologia. Un tema che merita di essere approfondire ulteriormente e al quale spero di aver dato un primo contributo.



Questo articolo è stato scritto da uno psicologo maschio. Nessuna psicologa donna è stata maltrattata per la realizzazione di questo articolo.