Vertità e post-verità ai tempi dei social


Mi ha colpito in particolare un passaggio di un vecchio articolo intitolato "La cialtronata di Facebook":
L’invenzione dei social network, in fondo, si basa su questo: sulla nostra certezza di essere soli e sul contemporaneo rifiuto di accettarlo, barando consapevolmente in un gioco dove le amicizie, spesso, sono solo virtuali. [...]
Paradossalmente, proprio nella società nella quale si comunica di più, si è meno informati; proprio nella Rete, paradigma per eccellenza della comunicazione orizzontale a portata di tutti, ci si sente più soli. Si sostituisce la nostra vita, intesa anche come luogo della socialità condivisa, con uno schermo.
È incredibile il numero di ore e di energie che utilizziamo per alimentare la nostra vita sui social. Una vita spesso irreale, alterata, mistificata.

Non che la vita al di fuori dei social sia meno irreale. Le persone mentono in continuazione: mentiamo sulla nostra età, sui gusti, sulle idee, sulle emozioni. Mentiamo nel curriculum e nella dichiarazione dei redditi. Diciamo di essere fedeli e abbiamo l'amante; diciamo di essere single e siamo sposati; esibiamo oggetti costosi e vacanze da favola e arriviamo a malapena a fine mese. Ma lo schermo di internet permette di raggiungere livelli di menzogna ancora più elevati.

Il problema è che ripetiamo così spesso queste bugie che finiamo per crederci.